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Romulus et Remus, Rheae Silviae filii, gemini erant. Amulius, malus puerorum patruus,....Faustus et Acca Larentia, Fausti uxor, Romulum et Remum usque ad iuventam educabant.
Romolo e Remo, figli di Rea Silvia, erano gemelli. Amulio, il cattivo zio paterno dei bimbi, ordinava ai suoi schiavi: Rapite i bambini e gettateli nel fiume!. Allora gli schiavi gettavano i fanciulli nel Tevere; ma in quell'istante accadeva accidentalmente un prodigio: gradatamente le acque del fiume si ritiravano, e lasciavano i fanciulli salvi sull’asciutto. Romolo e Remo piangevano molto per la fame: finalmente una lupa – così dicono – accorreva ai lamenti; leccava i gemelli con la lingua e porgeva le mammelle. La lupa nutriva i piccolini ogni giorno: si accorgeva di ciò il bovaro Fausto (infatti egli viveva vicino al fiume), e conduceva i fanciulli nella capanna. Fausto ed Acca Larenzia, la moglie di Fausto, facevano crescere Romolo e Remo fino alla giovinezza
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Romanorum copiae in Asia decertant, saepe vincunt ....Publilius, servus antea, nunc libertus est.
Le truppe dei Romani combattono in Asia, spesso vincono e portano in Italia un grande bottino di guerra. Catturano nemici incalcolabili e li trascinano a Roma: così i Romani hanno innumerevoli schiavi (ai romani sono innumerevoli servi = dativo di possesso). Tra questi c’è Publilio: Publilio è Antiocheno, per questo, viene chiamato dai Romani “Siro”. Publilio è un poeta, scrive massime ironiche e amabili commedie. Il padrone elogia la saggezza e il talento dello schiavo e desidera onorarlo: e così lo libera. Publilio, prima un servo, è ora un liberto.
ANALISI GRAMMATICALE
Verbi
decertant indicativo presente terza persona plurale (decerto) Paradigma: decerto, decertas, decertavi, decertatum, decertāre - verbo intransitivo I coniugazione
vincunt indicativo presente terza persona plurale (vinco) Paradigma: vinco, vincis, vici, victum, vincĕre - verbo transitivo III coniugazione
deportant indicativo presente terza persona plurale (deporto) Paradigma: deporto, deportas, deportavi, deportatum, deportāre - verbo transitivo I coniugazione
comprehendunt indicativo presente terza persona plurale (comprehendo) Paradigma: comprehendo, comprehendis, comprehendi, comprehensum, comprehendĕre - verbo transitivo III coniugazione
agunt indicativo presente terza persona plurale (ago) Paradigma: ago, agis, egi, actum, agĕre - verbo transitivo III coniugazione
sunt indicativo presente terza persona plurale (sum) Paradigma: sum, es, fui, esse - verbo intransitivo anomalo
est indicativo presente terza persona singolare (sum) Paradigma: sum, es, fui, esse - verbo intransitivo anomalo
appellatur indicativo presente terza persona singolare (appello) - forma passiva Paradigma: appello, appellas, appellavi, appellatum, appellāre - verbo transitivo I coniugazione
scribit indicativo presente terza persona singolare (scribo) Paradigma: scribo, scribis, scripsi, scriptum, scribĕre - verbo transitivo III coniugazione
laudat indicativo presente terza persona singolare (laudo) Paradigma: laudo, laudas, laudavi, laudatum, laudāre - verbo transitivo I coniugazione
cupit indicativo presente terza persona singolare (cupio) Paradigma: cupio, cupis, cupivi, cupitum, cupĕre - verbo transitivo III coniugazione
honorare infinito presente (honoro) Paradigma: honoro, honoras, honoravi, honoratum, honorāre - verbo transitivo I coniugazione
manumittit indicativo presente terza persona singolare (manumitto) Paradigma: manumitto, manumittis, manumisi, manumissum, manumittĕre - verbo transitivo III coniugazione
Sostantivi
copiae nominativo femminile plurale (copia, copiae) - I declinazione (spesso al plurale con significato di "truppe")
Asia ablativo femminile singolare (Asia, Asiae) - I declinazione
praedam accusativo femminile singolare (praeda, praedae) - I declinazione
italiam accusativo femminile singolare (Italia, Italiae) - I declinazione
hostes accusativo maschile plurale (hostis, hostis) - III declinazione
Romam accusativo femminile singolare (Roma, Romae) - I declinazione
Romanis dativo maschile plurale (Romanus, Romani) - II declinazione
servi nominativo maschile plurale (servus, servi) - II declinazione
Publilius nominativo maschile singolare (Publilius, Publilii) - II declinazione
Antiochenus nominativo maschile singolare (Antiochenus, Antiocheni) - II declinazione
Romanis ablativo maschile plurale (Romanus, Romani) - II declinazione
poeta nominativo maschile singolare (poeta, poetae) - I declinazione (sostantivo maschile con desinenza di I declinazione)
sententias accusativo femminile plurale (sententia, sententiae) - I declinazione
mimos accusativo maschile plurale (mimus, mimi) - II declinazione
Dominus nominativo maschile singolare (dominus, domini) - II declinazione
servi genitivo maschile singolare (servus, servi) - II declinazione
sapientiam accusativo femminile singolare (sapientia, sapientiae) - I declinazione
ingenium accusativo neutro singolare (ingenium, ingenii) - II declinazione
libertus nominativo maschile singolare (libertus, liberti) - II declinazione
Aggettivi
innumeros accusativo maschile plurale (innumerus, innumeră, innumerum) - aggettivo I classe
innumeri nominativo maschile plurale (innumerus, innumeră, innumerum) - aggettivo I classe
lepidas accusativo femminile plurale (lepidus, lepidă, lepidum) - aggettivo I classe
iucundos accusativo maschile plurale (iucundus, iucundă, iucundum) - aggettivo I classe
Altre forme grammaticali
In preposizione
saepe avverbio
atque congiunzione
sic avverbio
Ex preposizione
iis pronome dimostrativo (is, ea, id) - ablativo plurale
ideo avverbio
nunc avverbio
antea avverbio
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Grammatica Picta corso di lingua latina lezioni 1 numero 34 a pagina 210
Histrio in terra Graecia fuit fama celebri .... non simulacris neque imitamentis, sed lamentis veris et spirantibus. Itaque dum fabula agitur, dolor certus actus est. (da Gellio)
Ci fu un attore nella terra della Grecia con una celebre fama, poiché spiccava su tutti gli altri per sonorità della voce e per la bellezza: il suo nome era Polo, e recitava con sapienza e maestria le tragedie di rinomati poeti. Polo aveva perso con la (sua) morte il figlio amato eccezionalmente e, dopo aver portato il lutto a sufficienza, fece ritorno alla sua arte. In quel tempo egli interpretava ad Atene l'Elettra di Sofocle, e doveva trasportare un'urna come con le ossa di Oreste. Infatti, l'intreccio del racconto era stato composto in questa maniera: Elettra, come se portasse le spoglie del fratello, piangeva la morte del giovane. Dunque Polo aveva preso le ossa e l'urna dalla tomba del figlio e, vestito del luttuoso abito di Elettra, come se abbracciasse l'urna di Oreste, ricoprì del tutto ogni cosa non di finzioni e di simulazioni, ma di lamenti autentici e affannati. E così, mentre veniva recitata una storia di finzione, venne rappresentato un dolore autentico.
Grammatica Picta pagina 184 numero 23
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Grammatica Picta 1 pagina 284 numero 27
Inizio: Caesar a dextero cornu proelium commisit ... Fine: erga verterunt neque fugere destiterunt priusquam ad flumen Rhenum pervenerunt.
Cesare attaccò il combattimento dall'ala destra, poiché considerava quella parte dei nemici per nulla resistente. I nostri, dato il segnale della battaglia, fecero un assalto sui nemici. A loro volta i nemici si lanciarono in avanti all'improvviso e velocemente: pertanto, abbandonati i giavellotti, combatterono corpo a corpo con le spade. Ma i Germani, formata la falange secondo la loro abitudine, ressero l'attacco delle spade. Furono visti parecchi soldati Romani salire sulla falange, alzare a forza gli scudi con le mani e colpire dall'alto i nemici. Dopo che lo schieramento dei nemici, attaccato dall'ala sinistra, fu messo in fuga, dall'ala destra gli Svevi, per il gran numero dei loro soldati, schiacciavano la nostra schiera. Non appena si accorse di questa cosa, il giovane Publio Crasso, comandante dei cavalieri, inviò la terza linea in soccorso ai nostri che erano in difficoltà. Così fu ripreso il combattimento, e tutti i nemici volsero le spalle e non smisero di fuggire fino a quando non arrivarono al fiume Reno.