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Ulixis historia ab Homero in Odyssia narratur. Post Troianum …
La storia di Ulisse viene raccontata da Omero nell’Odissea. Dopo la guerra di Troia, Ulisse navigava in direzione di Itaca, patria sua; un giorno arrivava con i compagni nell’isola di Polifemo, il figlio del dio Nettuno. La creatura prodigiosa – infatti Polifemo possedeva un occhio solo – dimorava con le capre in una grande caverna; durante il giorno le capre erano portate da Polifemo al pascolo, invece durante la notte, erano riportate nella caverna: allora l’ingresso della caverna veniva coperto con un’enorme pietra. Mentre i Greci esploravano la caverna, arrivava improvvisamente Polifemo, e li imprigionava. Ogni giorno ne divorava alcuni, ma Ulisse non sopporta a lungo il terribile spettacolo. Perciò, con un agguato, egli fa ubriacare Polifemo con del vino, e, mentre la creatura portentosa è vinta dal vino e dal sonno, brucia l’occhio di Polifemo con un tronco infuocato. Polifemo geme molto e grida, e alla fine sposta la pietra della caverna: così Ulisse scappa via dalla caverna con i compagni.
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Pausanias Lacedaemonius mirae audaciae et constantiae vir erat …
Lo Spartano Pausania era un uomo di audacia straordinaria audacia e di (straordinaria) costanza, ma era anche pieno di difetti. È celebre la battaglia di Pausania a Platea. Ed infatti, in occasione della Seconda Guerra contro i Persiani, Mardonio, satrapo del re, Medo, valente e previdente, si dirigeva in Grecia con ingenti milizie, ma Pausania, con gli alleati Greci, metteva in fuga i Persiani. In vero, dopo la vittoria, Pausania iniziava a diventare arrogante e desiderava ardentemente un potere eccessivo. Si narra un palese esempio della sua superbia: egli prendeva un tripode d’oro dal bottino, e lo metteva a Delfi con questa epigrafe: "Pausania annientava i barbari presso Platea, e offriva il tripode al dio". Erano parole superbe, infatti Pausania otteneva la vittoria non da solo, ma con gli alleati. Dopo poco tempo, gli Spartani cancellavano una frase tanto superba e iscrivevano soltanto i nomi degli alleati.
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Post Punica bella et alias victorias in Italia, Lybia, Graecia et Hiberia …
Dopo le guerre Puniche ed altre vittorie in Italia, Libia, Grecia e Iberia, molti prigionieri vengono portati a Roma: i Romani fanno schiavi i prigionieri ed i figli dei prigionieri, quindi a Roma ci sono molti schiavi. Gli schiavi, per lo più, coltivano i campi, oppure aiutano i padroni negli affari e nelle incombenze; tuttavia gli schiavi che giungono da Atene, sono spesso letterati e colti: pertanto essi vengono usati dai Romani come pedagoghi o come maestri. Spesso il padrone tratta gli schiavi con grande clemenza; ma, se lo schiavo commette una mancanza, viene punito severamente dal padrone con il bastone o la frusta. Talvolta gli schiavi vengono resi liberi dai padroni, e perciò sono chiamati "liberti"; il padrone, invece, è chiamato patrono. Il liberto è un uomo libero: tuttavia, deve dare al patrono i suoi servigi, ed è unito al patrono da un grande rispetto e da grande ubbidienza.
Gli schiavi a Roma - GRAMMATICA PICTA Nuova edizione
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Multi sunt antiquorum Romanorum clara et mira exempla...
Ci sono molti e straordinari esempi della virtù degli antichi Romani. Non solo vi furono innumerevoli uomini coraggiosi e validi, ma anche alcune matrone e fanciulle, tra le quali c’è Cornelia. Cornelia è la figlia di Cornelio Africano; i figli di Cornelia sono Tiberio Gracco e Caio Gracco. Si racconta spesso una storia su Cornelia: un giorno una matrona Campana visita Cornelia e, con grande superbia, mostra a Cornelia i suoi gioielli preziosi. Cornelia non ha gioielli: ma, nel frattempo, tornano da scuola i fanciulli Caio e Tiberio. Perciò Cornelia esclama subito: "Ecco(li) i miei gioielli!"
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Iulius, Aurelii filius, puer est. Cornelius et Titus quoque …
Giulio figlio di Aurelio, è un bambino. Anche Cornelio e Tito sono figli di Aurelio, non più bambini. I fratelli di Giulio lo amano molto e spesso domandano (a lui) con animo premuroso: "Giulio, nostro delicato fanciullo, sei felice? Forse desideri qualcosa? Siamo i tuoi fratelli, sei la nostra gioia, e dobbiamo renderti sempre felice! Chi dei due ami di più?" Giulio, tuttavia, disprezza le premure di Tito e di Cornelio e disdegna l’aiuto de fratelli: "Desidero una cosa soltanto, o amati fratelli: Andate via subito!"