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Cum obsideretur Grumentum et iam summam desperationem ventum esset, narrant duos servos ... illa nec indignata est ab his se vitam accepisse, in quos vitae necisque potestatem habuisset.
Raccontano che, quando veniva assediata Grumento e si era ormai arrivati alla disperazione esprema, due servi passarono al nemico e lavorarono con profitto. Infine, conquistata la città, mentre il vincitore si disperdeva correndo qua e là, quelli corsero per itinerari noti verso la casa in cui avevano servito; a coloro che domandavano chi mai fossero dissero che la padrona e per di più molto crudele, veniva condotta da loro stessi al patibolo. Poi, dopo averla portata via, la nascosero fuori delle mura con grandissima attenzione, fino al momento in cui la furia nemica svanì; poi, come un soldato appagato, ben presto fece ritorno ai costumi Romani e anche quelli tornarono alle loro e liberarono la padrona. Ella affrancò subito entrambi e non si indignò di aver ricevuto la vita da questi sui quali aveva avuto potere di vita e di morte.
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In quacumque memorabilium exemplorum partem convertor, in cognomine Scipionum haeream necesse est:... ne hostibus tantae cladis domestici nuntii deessent.
Verso qualunque parte degli esempi degni di memoria io mi rivolga, è assolutamente necessario che io indugi (haereo haeres, haesi, haesum, haerēre) sul cognome degli Scipioni: infatti non si può omettere (praetereo, praetĕris, praeterii, praeteritum, praetĕrire) Nasica. Poiché la carestia cresceva, il tribuno della plebe Gaio Curiazio costringeva [compello, compellis, compuli, compulsum, compellĕre) i consoli, dopo averli convocati in assemblea, perché nella curia riferissero del grano da comprare e degli ambasciatori da inviare per eseguire questo incarico. Nasica cominciò a intraprendere un'azione contraria. Poiché quindi la plebe rumoreggiava, disse: "Tacete, vi prego, Quiriti! Io infatti capisco più di voi cosa è vantaggioso per lo Stato". Udite queste parole, tutti in un silenzio pieno di rispetto mostrarono maggior riguardo per la sua autorità che per il loro sostentamento. Bisogna tramandare ad eterna memoria anche il coraggio di Livio Salinatore. Costui, avendo sbaragliato Asdrubale e l'esercito dei Cartaginesi in Umbria e venendogli detto che i Galli e Liguri, dispersi e vaganti dal campo di battaglia senza comandanti e insegne, potevano essere eliminati con una piccola schiera, rispose che si doveva risparmiarli affinché ai nemici non mancassero i messaggeri di una tanto grande disfatta della patria.
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Ut saepe fit in proelio ut ignavus miles ac timidus, simul ac viderit hostem, abiecto scuto fugiat quantum possit, ... sed quia profundenda voce omne corpus intenditur venitque plaga vehementior.
Come spesso succede in battaglia che un soldato vile e pauroso, non appena scorge il nemico, abbandonato lo scudo, fugge quanto sia possibile, e per la stessa causa muore, mentre a colui che sta fermo non accade niente del genere, così quelli che non riescono a tollerare l'idea del dolore, si deprimono e cadono in battaglia (iaceo) afflitti ed attoniti; coloro che invece sono rimasti al loro posto, assai spesso riescono vincitori. Ci sono infatti alcune somiglianze dell'animo con il corpo. Come i pesi sono trasportati più facilmente dai corpi tesi, assai similmente l'animo con la sua tensione allontana tutta la pressione dei pesi, mentre con la distensione viene schiacciata a tal punto da non riuscire a sollevarsi. Ma nel dolore bisogna soprattutto guardarsi da ciò, dal fare qualcosa vilmente, e si respinga innanzitutto quel grido di Filottete. Infatti l'uomo forte e saggio non si lamenta mai, tranne eventualmente per indursi alla resistenza. Gli atleti fanno la stessa cosa, quando si allenano; invero i pugili, anche quando colpiscono l'avversario, gemono nell'agitare i cesti, non perché soffrano o vengano meno d'animo, ma perché, con l'emettere la voce, tutto il corpo si tende e il colpo giunge più forte.
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Eo anno rex Prusia venit Romam cum filio Nicomede. Is, magno comitatu urbem ingressus, ad forum perrexit. ...Galli possiderent. Filium postremo Nicomedem senatui commendavit.
In quell'anno il re Prusia giunse a Roma con il figlio Nicomede. Egli, entrando in città con un gran seguito, si diresse al foro. Disse che era giunto per salutare il popolo ed il senato Romano e gli dèi, che avevano fondato la città di Roma e si congratulò, per il fatto che avessero sconfitto Perseo, e, ridotti i Persiani e gli Illiri alla resa, avessero ingrandito l'impero. Poi, chiese due giorni, per visitare i templi degli dèi la città gli ospiti e gli amici. Gli fu concesso il questore Lucio Cornelio Scipione, per accompagnarlo in giro, che gli era stato inviato incontro a Capua. furono prese in appalto anche le case, per accogliere benevolmente egli stesso ed i suoi compagni. Dopo tre giorni visitò il senato; si congratulò per la vittoria; commemorò i propri meriti in quella guerra; chiese che l'alleanza con lui stesso fosse rinnovata e gli fu dato un terreno tolto al re Antioco, che i Galli possedevano. Infine raccomandò al senato il figlio Nicomede.
(By Maria D. )
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Urbem Gazam Alexander obsidebat. Aestimato locorum situ, agi cuniculos iussit, facili ac levi humo acceptante ...Aegyptum intraret, obstare aegre ferebat, tamen paruit vati signumque receptui dedit.
Alessandro assediava la città di Gaza. Valutata la situazione dei luoghi (abl. ass. ), ordinò che si facessero dei cunicoli, visto che l'opera era fattibile per l'agevole e morbido terreno e accoglieva uno scavo sotterraneo: infatti il vicino mare gettava fuori molta sabbia; e non si trovavano sassi e rocce che impedivano lo scavo. Perciò, iniziato lo scavo da quella parte che gli assediati non potevano scorgere, ordinò che si accostassero le torri alle mura. Ma lo stesso terreno, poiché la sabbia sprofondava, impediva il movimento delle ruote, distruggeva i tavolati delle torri e molti si ferivano senza pericolo. Dunque il giorno dopo ordinò che le mura fossero circondate da uno schieramento di soldati e, sorto il sole, prima di far avanzare l'esercito, supplicando l'aiuto degli dei, faceva un sacrificio secondo il costume patrio: un corvo, passando casualmente in volo, lasciò cadere all'improvviso una zolla di terra che portava con gli artigli; questa, dopo aver colpito la testa del re, cadde al suolo frantumata, mentre lo stesso volatile si posò su una torre vicina. La torre era stata cosparsa di bitume e zolfo, sulla quale, dopo che quello tentò invano di alzarsi in volo, poiché le ali erano rimaste attaccate (al bitume e allo zolfo), fu catturato dai presenti. Il fatto sembrò degno che riguardo a esso consultasse gli indovini; ed era di mente non libera da superstizione. Perciò Aristandro, in cui si aveva grandissima fiducia, disse che con quel presagio si prevedeva di certo la caduta della città, tuttavia c'era il pericolo che il re riportasse una ferita. Quindi lo invitò a non fare nulla in quel giorno. Quello, benché mal sopportasse che una sola città gli impedissedi entrare sicuro in Egitto, obbedì tuttavia al vate e diede il segnale della ritirata. (by Vogue)