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Paria XLIX. Familia Capiniana muneribus Augustorum pugnabit ...
Quarantanove coppie di gladiatori. La famiglia Capiniana combatterà a Pozzuoli durante gli spettacoli offerti dagli Imperatori: nel quarto giorno prima delle Idi di Maggio, nel giorno precedente le Idi di Maggio e nei giorni diciassettesimo e quindicesimo prima delle Calende di Giugno. Ci saranno dei tendoni.
Venti coppie di gladiatori di Quinzio Monnio Rufo combatteranno a Nola: alle Calende di Maggio. Nei giorni sesto e quinto prima delle None di Maggio. Inoltre avrà luogo uno spettacolo di caccia.
Per la lunga vita di Claudio Nerone Cesare Augusto Germanico, a Pompei, ci saranno uno spettacolo di caccia di Tiberio Claudio Vero, atleti e distribuzioni di doni: nel quinto e nel quarto giorno prima delle Calende di Marzo.
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Dum M. Aemilius Lepidus et Q. Catulus consules sunt, postquam Sulla...
Mentre erano consoli M. Emilio Lepido e Q. Catulo, dopo che Silla ebbe ristabilito la situazione politica, divamparono nuove guerre: una in Spagna, un'altra nella Panfilia e nella Cilicia, una terza in Macedonia, e una quarta in Dalmazia. Infatti Sertorio, poiché temeva la sorte di tutti gli altri alleati di Mario (infatti furono tutti uccisi), spinse alla guerra le Spagne. Contro Sertorio vennero inviati come comandanti Q. Cecilio Metello e il pretore L. Domizio. Domizio venne ucciso da Irtuleio, comandante di Sertorio. Metello combatté contro Sertorio con alterna fortuna. Poi, poiché Metello, da solo, veniva considerato non all'altezza della battaglia, venne inviato nelle Spagne Cn. Pompeo. I due comandanti, però, non furono in grado di sconfiggere Sertorio. Alla fine, nell'ottavo anno, egli venne ucciso per mano dei suoi, e fu posto fine alla guerra per opera del giovane Cn. Pompeo e di Q. Metello Pio, e all'incirca tutte le Spagne furono ridotte sotto l'egemonia del popolo Romano.
Versione tratta da: Eutropio
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Aemilius Paulus et Fulvius Nobilior consules ad Africam solverunt...
I consoli Emilio Paolo e Fulvio Nobiliore salparono alla volta dell'Africa con una grande flotta di navi. In un primo momento sconfissero (- presente storico) gli Africani in uno scontro navale. Il console Emilio affondò centoquattro navi dei nemici, ne conquistò trenta con i combattenti, catturò oppure uccise un gran numero di nemici, arricchì il proprio esercito con un cospicuo bottino. Ma la penuria di cibo era grande, e i soldati, soffrendo per la fame, non erano in grado di combattere ulteriormente. I consoli, mentre ritornavano con la flotta vincitrice, fecero naufragio nei pressi della Sicilia: in nessun tempo si sentì mai una tempesta marittima tanto grande. Tuttavia i Romani accomodarono immediatamente le navi, ed il loro animo non fu abbattuto. I consoli Servilio Cepione e Sempronio Bleso salparono di nuovo alla volta dell'Africa con nuove navi. Conquistarono alcune città. Mentre riportavano un ricco bottino, fecero naufragio. E così, poiché le sciagure continue non piacevano ai Romani, i senatori decretarono la fine dei combattimenti in mare. (Versione della vecchia edizione)
Versione della nuova edizione stesso titolo
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Per multos annos mulier dilectum virum amiserat et in sarcophago corpus...
Una donna aveva perso l'amato marito da molti anni, e ne aveva riposto il corpo in un sarcofago. La vedova non si allontanava mai dalla tomba: piangendo, trascorreva la propria vita vicino ai resti del marito. In questa maniera ella ottenne, presso gli abitanti di Efeso, città della Ionia, dove viveva, una celebre reputazione di moglie casta. Un giorno, poiché dei predoni avevano spogliato un santuario di Giove, dei soldati li catturarono e li appesero sulla croce. Dopo la morte dei predoni, i soldati venivano posti, come guardie dei cadaveri, nelle vicinanze della tomba dell'uomo. Di tanto in tanto, avendo sete, una guardia, nel cuore della notte, chiese dell'acqua alla giovane ancella che sedeva vicino alla propria padrona. Il soldato vide la padrona e un grande desiderio di lei (ne) accese l'animo. A causa dell'amore improvviso, il soldato trascurava il proprio dovere. Presto anche la vedova rispose all'amore del soldato: e così il desiderio avvinse il soldato e la vedova. Il soldato trascorreva (- presente storico) le notti insieme alla donna, mentre, nel frattempo, da una croce veniva rubato il corpo di un predone. L'inattesa sparizione aveva agitato il soldato, ma la vedova disse: Perché temi? Se avrai appeso alla croce il corpo di mio marito, non sconterai la pena della tua negligenza. Così, la devozione della vedova si trasforma in disonore.
Versione tratta da: Fedro
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Diu iam in urbe haereo et quidem attonitus. Perturbat me longa et pertinax...
Già da lungo tempo resto fermo a Roma, e davvero sbigottito. Mi preoccupa la lunga e persistente cattiva salute di Tito Aristone, io lo ammiro e lo apprezzo particolarmente. Non un solo uomo, ma la letteratura stessa e tutte le belle arti, corrono, in un solo uomo, un enorme pericolo. Quanto è esperto quel grande sia diritto privato che di diritto pubblico! Quanto è erudito! Per me, quando domando una cosa incerta, egli è certamente un tesoro. I discorsi di lui sono pieni di credibilità, di autorevolezza, di lui anche l'esitazione è bella. Infatti, anche se sa ogni cosa immediatamente, tuttavia per lo più tentenna, esita, valuta con giudizio penetrante diverse considerazioni. A questo si aggiunge uno stile di vita e un abbigliamento sobrio. La grandezza d'animo abbellisce queste cose. In breve, a stento paragonerai a quest'uomo uno solo tra codesti che antepongono l'aspetto del corpo allo studio della saggezza. E peraltro egli non allieta il proprio tempo libero e quello degli altri con lunghe discussioni, ma dà il proprio contributo allo Stato, ed aiuta molti (uomini) con l'attività di avvocato e con il (suo) senno.
Versione tratta da: Plinio il Giovane