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Pluton sponsam non habet et nuptias desiderat. Itaque Iovem …
Plutone non ha una promessa sposa e desidera le nozze. Perciò apostrofa Giove con grande impeto in questa maniera: Io conduco una vita infelice: se non vengono concesse anche a me le nozze, la terra, l'acqua e le stelle sono confuse dalle ombre del Tartaro! Giove teme la minaccia e la collera, e risponde così: Concedo a te Proserpina, la figlia di Cerere. Però devi rapire la fanciulla, infatti Cerare certamente disdegna le ombre del Tartaro. Proserpina e Cerere abitano in Sicilia, presso l'Etna. Proserpina raccoglie rose con grande gioia insieme a Diana e a Minerva. All'improvviso Plutone sopraggiunge con delle quadrighe e rapisce la fanciulla. Cerere viene sfinita dai tormenti: infatti non ritrova la figlia da nessuna parte. Alla fine Giove rivela alla dea la sorte di Proserpina e divide la vita della fanciulla in questa maniera: la fanciulla vive in parte nel mondo, in parte resta presso le ombre.
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Darius postquam ex Europa in Asiam revertit, Graeciam redigere in suam potestatem statuit...
Dario, dopo che dall'Europa fu tornato in Asia, decise di ridurre sotto la propria egemonia la Grecia, allestì una flotta di cinquecento navi, e ad essa mise a capo Dati ed Artaferne. Dario era nemico nei confronti degli Ateniesi perché, con l'aiuto di Atene, gli Ioni avevano espugnato Sardi e avevano sterminato le guarnigioni dei Persiani. Appena ebbero fatto approdare la flotta in Eubea, i generali del re conquistarono rapidamente Eretria e mandarono i prigionieri in Asia al re. Di lì, (i generali del re - soggetto sottinteso) entrarono nell'Attica, e trasferirono le loro truppe sulla pianura di Maratona. Gli Ateniesi furono agitati da un attacco tanto vicino e tanto vasto, e perciò chiesero aiuto agli Spartani. Inoltre, in patria nominano dieci pretori, e tra essi Milziade. Tra i pretori ci fu una grande disputa: il solo Milziade desiderava uscire contro i nemici e scontrarsi in battaglia: i rimanenti desideravano difendere la rocca per mezzo delle mura.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
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Lucius e Sicilia Athenas magno cum dolore navigaverat: nam veterem …
Lucio aveva navigato dalla Sicilia ad Atene con grande dolore: infatti amava il vecchio padre, la dolce madre, le sorelle e i fratelli. Il viaggio di Lucio non era stato fortunato. Infatti Eolo aveva suscitato i venti e Nettuno aveva agitato le onde. Anche i marinai esperti erano stati spaventati dal pericolo. La notevole paura dei marinai aveva accresciuto il timore di Lucio. Senza vele, avevano cambiato rotta e avevano girovagato a lungo.
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Maiores nostri Capuam receptaculum aratorum, cellam atque horreum Campani …
I nostri avi resero Capua il rifugio degli aratori, la dispensa e il granaio della campagna Campana. Dopo che Capua fu stata sconfitta e conquistata, in quella città nulla fu non dico fatto, ma nulla fu neppure pensato contro questo Stato. Successivamente furono combattute molte guerre contro dei re: Filippo, Antioco, Mitridate e tutti gli altri; per giunta molte guerre gravose; in questo Stato ci furono molte insurrezioni interne e guerre con gli alleati. In tutte quelle guerre interne ed esterne, Capua non soltanto non ci si oppose, ma ci si mostrò favorevole e accolse i nostri eserciti con le sue case e le sue dimore. Gli abitanti di Capua non turbarono mai lo Stato con piani ingiusti, né andarono in cerca di alcuna causa di rivolgimenti politici. Non venivano scossi dalla bramosia di gloria, poiché, dove non esiste il prestigio a livello ufficiale, lì non può esserci bramosia di gloria. E così, i nostri antenati, grazie al discernimento e al senno, condussero la famosa arroganza e l'insopportabile ferocia Campana ad una quiete placida e pigra. E in questa maniera, essi evitarono anche il disonore della crudeltà, poiché non abbatterono una città nobile ed antica, ma lasciarono quella stessa ai posteri fiaccata e resa inoffensiva.
Versione tratta da: Cicerone
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Caesar fuit excelsa statura, colore candido, teretibus membris, ore pleno...
Cesare fu di statura molto alta, di colorito pallido, di membra proporzionate, di volto pieno, di occhi neri e vivaci, e dalla salute buona; nella vecchiaia, tuttavia, egli talora perdeva i sensi e si svegliava di soprassalto durante il sonno. Riguardo alla cura del corpo, era addirittura puntiglioso, infatti, non solo si tagliava con cura i capelli e si radeva, ma si depilava, anche, e per questo molti lo rimproverarono. Ebbe però in odio il difetto della calvizie, poiché era esposta alle derisioni degli avversari; per questo richiamava la rada chioma dalla sommità della testa verso la fronte, e, tra tutti gli onori a lui concessi dal Senato e dal popolo, accolse e fece largo uso di quello: il diritto alla corona di alloro; infatti portava quella continuamente. Di lui era riconoscibile anche il modo di vestire: infatti cingeva la toga con una cintura allentata.
Versione tratta da: Svetonio