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Castulo, in Hispania, DXXXII A. LI. C. Hannibal pergit. bellum quod pater eius inceperat...
Annibale continua la guerra che suo padre aveva iniziato. Le guerre vengono condotte non tanto con i combattimenti ma anche con i trattati.
- Dobbiamo mettere alla prova la fedeltà degli Oritani: è necessario rinnovare il patto che abbiamo fatto.
- Il nostro parere non è cambiato: rimaniamo dello stesso modo di pensare.
- Impegna le cose che confermeranno le vostre parole. Noi lo chiediamo!
- Questo è l'oro che a voi daremo, 2 denari... - Non sono sufficienti.
- Le truppe, che abbiamo, sono già vostre... - Non sono sufficienti!
- Avrete me stessa! Imilcen, figlia del Re degli Oritani!
Nobilis obses, quam desideratis, ipsa ero. - Mulierem eiusdem formae numquam vidi...insuper, eius animus par formae est...Aurum, denarii, copiae non sufficiunt. Imilce autem satis superque est. Verum eam non obsidem, sed uxorem ipsam ducam!
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Quiae piratae omnia maria infestabant, Romanis, toto orbe victoribus, sola navigatio tuta non erat; ...Ita Mithridates, vir ingentis indutria consiliique, occubuit apud Bosphorum.
Poiché i pirati infestavano tutti i mari, una sola navigazione non era sicura per i Romani vincitori in tutto il mondo E così fu deliberata da Cneo Pompeo una guerra, e (questa) si concluse entro pochissimi mesi sia con straordinario successo sia con [straordinaria] risonanza. Subito dopo gli fu dato anche il comando della guerra contro il re Mitridate. Pompeo, quanto prima preparò la guerra, vinse Mitridate in Armenia con un combattimento notturno, saccheggiò l'accampamento, uccise un gran numero dei suoi (di Mitridate) soldati, ne perse pochissimi dei suoi. Mitridate fuggì con sua moglie e due compagni: non molto dopo, tuttavia per la ribellione di Farnace, suo figlio, fu costretto alla morte. E così Mitridate, uomo di grande operosità e di [grande] senno, trovò la morte a Bosforo.
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O me perditum, o me afflictum! Quid nunc? Rogem te ut venias, mulierem aegram et corpore animo confectam? .... Vivimus: cetera, quamquam ferenda non sunt, feramus.
Oh me sventurato! Che cosa [farò] ora? Chiederti di venire? Donna sofferente sia nel corpo che nell'animo? Non chiedertelo? Starò allora senza di te! Farò così. Se c'è la speranza di un nostro ritorno, rafforza e sostieni l'operazione ( congiuntivo esortativo); ma se co me io temo, tutto è concluso, cerca, come puoi, di venire da me. Solo questo sappi : se avrò te, non mi devo disperare. Ma cosa accadrà della nostra Tulliola? Ormai provvedete voi a ciò : a me manca la saggezza ! Ma certamente, in qualunque modo la cosa vada, si deve rivolgere l'attenzione alla dote e al matrimonio di quella poverina. E che cosa, che cosa farà il mio Cicerone? Che costui sia sempre nel mio cuore e nel mio abbraccio. Non posso scrivere di più, la tristezza me lo impedi s ce. Tu mi esorti ad essere di animo risoluto ed ad avere la speranza del ritorno: vorrei che ciò fosse tale. Dunque, quando riceverò, oh misero, la tua lettera? Chi me la porterà? State bene, o mia Terenzia, moglie fedele e buona, e mia cara figliola, e tu, Cicerone, nostra residua speranza. Cosa? Cosa farà il mio Cicerone? Costui vorrei proprio che fosse sempre nel mio grembo, e nel mio abbraccio. Ormai non posso scrivere ulteriori cose: il dolore me lo impedisce. Non so che cosa tu abbia fatto: se tu mantenga qualcosa o se, come temo, tu sia stata del tutto spogliata. Ora, me sventurato, quando riceverò una tua lettera? Chi me la porterà? Per il resto sostieniti, mia Terenzia. Siamo vissuti, abbiamo prosperato (siamo vissuti in modo florido); non il nostro vizio ma la nostra virtù ci ha abbattuto; non abbiamo abbandonato la vita insieme agli ornamenti (della vita). Viviamo: sopportiamo tutto il resto, per quanto sia insopportabile.
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Maiores nostri in impios singulare supplicium invenerunt. Qua in re quantum prudentia praestiterint eis, qui apud ceteros ... Eos insui voluerunt in culleum vivos atque ita in flumen deici.
I nostri antenati trovarono un'unica pena per i parricidi. In questa cosa considerate quanto in prudenza siano stati superiori a quelli che presso gli altri si dice che siano stati i più saggi.
Si narra che la città degli Ateniesi, finché essa ebbe il comando supremo, fosse la più saggia; inoltre dicono che Solone fosse il più sapiente di quella città, lui che aveva istituito le leggi che si usano ancora oggi. Essendogli chiesto perché non avesse stabilito alcuna punizione contro chi avesse ucciso un genitore, egli rispose che aveva ritenuto che nessuno lo avrebbe fatto. Si dice che, non avendo decretato nulla riguardo ciò che non era (mai) stato commesso prima, lo abbia fatto saggiamente per sembrare non tanto impedire quanto ammonire. Quanto i nostri antenati (agirono) più saggiamente! I quali, poiché capirono che nulla è così inviolabile che un giorno l'impudenza non lo potesse trasgredire, istituirono una punizione particolare contro gli uccisori del padre affinché, non avendo potuto la natura stessa mantenerli in, fossero allontanati dal delitto dalla grandezza della punizione: vollero che fossero cuciti vivi in un sacco e in questo modo gettati in un fiume.
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Conversa subito fortuna est. Ut Antonius rediit in Italiam, nemo...qui ex tot tamque gravibus procellis civilibus ad incolumitatem pervenit?
All'improvviso la fortuna si ribaltò. Non appena Antonio fece ritorno in Italia, nessuno aveva ritenuto Attico in grande pericolo per l'intima familiarità con Cicerone e Bruto. E così si era allontanato dal foro [cioè: aveva smesso di apparire in pubblico], temendo la proscrizione, e si nascondeva in casa di Publio Volumnio e aveva con sé Quinto Gellio Cano, coetaneo e molto simile a lui. Sia anche questo un esempio della bontà di Attico, il fatto che con quello, che aveva conosciuto a scuola da bambino, visse così unitamente che la loro amicizia aumentò fino alla vecchiaia. Però, Antonio, sebbene fosse mosso da una avversione così grande verso Cicerone da essere ostile non solo a lui, ma anche a tutti i suoi amici, voleva proscriverli, tuttavia fu memore del favore di Attico. Gli scrisse, infatti di suo pugno di non aver paura e di recarsi da lui immediatamente, e gli assicurò che aveva depennato lui e, in grazia sua, Cano dalla lista dei proscritti. E affinché non cadesse in un qualche pericolo, poiché accadeva di notte, gli inviò una scorta. Così Attico nel grandissimo timore fu di presidio non solo a sé, ma anche a quello che riteneva molto caro. Infatti se si eleva con un particolare elogio il timoniere che salva la nave dall'inverno e dal mare pieno di scogli, perché non si dovrebbe considerare straordinaria la sua prudenza che si salvò da tante e tanto violente bufere civili?