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- Scritto da Anna Maria Di Leo
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Un vecchio, mentre portava un pesantissimo fascio di pezzi di legna tagliati in un bosco, ritornava a casa, e si lamentava in maniera durissima per la sua pessima sorte: Sono poverissimo, trascorro una vita infelicissima senza una famiglia. Non ho mai visto un uomo più infelice di me!. Alla fine invocava la Morte, affinché mettesse fine alle (sue) tribolazioni. Dopo che la Morte se ne fu accorta, sopraggiunse e chiese al vecchio: Perché mi chiamavi, signore?. Allora il vecchio, spaventatissimo, rispose immediatamente: Il mio carico è pesantissimo: ho bisogno di aiuto, per portare i pezzi di legno a casa. La celebre favola di Esopo insegna questo: anche per i più sventurati, la vita è un dono preziosissimo.
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L'imperatore, sdegnato, dice alla giovane donna Cristiana: Offri delle vittime agli dèi Romani oppure riceverai torture e perderai la tua vita! La donna risponde: Offrirò a Cristo la mia carne e il mio sangue. A quel punto l'imperatore manda la giovane donna tra le ruote dai denti di ferro e dai chiodi aguzzi: tutti gli altri Cristiani sono terrorizzati dall'orribile tortura. A quel punto la giovane donna supplica il Signore: sopraggiunge immediatamente un angelo, manda in pezzi il macchinario, ed uccide il gran numero di soldati Romani che guardavano.
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Una pantera incauta un giorno cadde in una fossa. La videro dei pastori: alcuni vi ammassano pezzi di legno, altri la ricoprono di sassi, altri ancora, al contrario, compassionevoli nei confronti dell'animale moribondo, le danno del pane, affinché sostenti la forza vitale. Sopraggiunge la notte: i pastori se ne vanno tranquilli a casa, pensando che il giorno successivo troveranno la pantera senza vita. Ma quella, non appena ristorò le deboli forze, con un agile salto si libera della fossa, e, con passo svelto, si affretta vero la propria tana. Dopo pochi giorni la pantera si precipita dal nascondiglio, massacra il gregge, uccide i pastori, distrugge ogni cosa, e infierisce con furia adirata. A quel punto i pastori che avevano risparmiato l'animale selvatico supplicano in difesa della propria vita. Ma la pantera (dice): So che quelli mi hanno aggredita con la pietra, e che voi mi avete dato del pane; io sono una nemica non per voi, ma per loro, perché mi hanno fatto del male.
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"Se nelle circostanze favorevoli avessi avuto tanto senso della misura quanta celebrità e buona sorte, io sarei venuto in questa città come amico piuttosto che come prigioniero, e tu non avresti disdegnato di ricevere in pace, con un trattato, un uomo nato da antenati famosi, che esercita il potere su moltissime popolazioni. Così come per me è avvilente la mia sorte attuale, allo stesso modo per te è magnifica. Ho avuto cavalli, uomini, armi, ricchezze: che cosa (sottinteso: "c'è") di strano, se ho perso queste cose contro la mia volontà? Se voi, infatti, volete esercitare il dominio su tutti, ne consegue che tutti dovrebbero accettare la schiavitù? Se fossi trascinato qui immediatamente dopo essermi arreso, né la mia sorte, né la tua gloria avrebbero avuto risonanza; e al mio supplizio seguirebbe la dimenticanza: se invece mi avrai lasciato incolume, sarò un esempio eterno della tua clemenza. " Di fronte a tali parole, Cesare concesse la grazia a lui, alla moglie, ai fratelli. Ed essi, dopo essere stati svincolati dalle catene, riverirono anche Agrippina, visibile su di un altro palco non lontano, con le medesime manifestazioni di ossequio, tra lodi e ringraziamenti, con le quali (avevano riverito) il principe.
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Ma contro i nemici – dicono – l'ira è indispensabile. In nessun ambito lo è meno: lì, gli attacchi non devono essere incontrollati, bensì misurati e disciplinati. Che cosa, infatti, indebolisce i barbari, tanto più forti in fatto di corporature, se non una collera per loro dannosissima? Anche i gladiatori: la tecnica di protegge, la collera li fa esporre (lett. : "li mette a nudo"). E poi, perché è indispensabile l'ira, se la ragione ottiene lo stesso effetto? Forse ritieni che il cacciatore sia adirato contro gli animali selvatici? Che cosa sterminò le tante migliaia di Cimbri e Teutoni riversatisi sulle Alpi, in maniera tale che non un messaggero, ma il chiacchiericcio, portò ai loro la notizia di una strage tanto grande, se non il fatto che essi, al posto del valore, avevano l'ira? Cosa esiste di più coraggioso dei Germani? Cosa (esiste) di più risoluto ai fini di un assalto? Tuttavia i nostri ausiliari Ispanici e Galli uccidono costoro facilmente. E ritieni che ciò accada per un'altra ragione, se non perché l'ira li rende esposti?
- Fuerunt praeterea magni reges ex amicis Alexandri Magni qui post obitum ...
- Qui se laudari gaudet verbis subdolis fere dat poenas turpi poenitentia. Cum de fenestra ...
- Bona praecepta quae semper tecum tibi habenda sunt tamquam bona exempla profutura sunt ...
- Eodem tempore Tarentinis, qui iam in ultima Italia sunt, bellum indictum est ...