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Si combatté aspramente da parte di entrambi gli schieramenti. Tuttavia i nostri, dal momento che non potevano mantenere i ranghi, né occupare saldamente la posizione, né stare dietro alle insegne, erano notevolmente in preda allo scompiglio; i nemici, al contrario, dal momento che tutti i guadi erano noti (a lor), appena avevano individuato alcuni isolati (dei nostri) che scendevano dalla nave, spronati i cavalli, li assalivano mentre si trovavano in difficoltà, accerchiavano in molti i pochi, e altri dal lato scoperto lanciavano dardi contro tutti. Dopo che ebbe notato ciò, Cesare ordinò che venissero riempite di soldati le scialuppe delle navi da guerra, ed allo stesso modo le barche di vedetta, ed inviava soccorsi a costoro, che aveva visto in difficoltà. I nostri, non appena si trovarono all'asciutto, raggiunti tutti i loro (compagni), sferrarono un assalto contro i nemici e li misero in fuga; (ma) non riuscirono ad avanzare oltre, poiché i cavalieri non avevano potuto mantenere la rotta e raggiungere l'isola. Soltanto questo venne meno alla consueta buona sorte di Cesare.
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Dopo che tutta la Gallia era stata pacificata, restavano in armi i soli Morini e i Menapi, ed essi non avevano mai mandato a Cesare dei portavoce per trattare la pace. E così, Cesare, anche se ormai l'estate era quasi trascorsa, ritenendo che quella guerra sarebbe stata portata a termine rapidamente, condusse là l'esercito. Ma quelli cominciarono a condurre la guerra con un nuova strategia. Infatti essi si rendevano conto che le enormi popolazioni che si erano scontrate in campo aperto erano state respinte e sconfitte dai Romani, ma essi possedevano paludi e foreste ininterrotte: ragion per cui portarono là sé e tutte le loro cose. Dopo che Cesare fu giunto all'inizio di quelle foreste, decise di fortificare un accampamento, e nel frattempo, il nemico non si vide. Ma, mentre i nostri si trovavano sparpagliati al lavoro, i nemici piombarono all'improvviso da tutte le parti della foresta e sferrarono un attacco. I nostri presero velocemente le armi e li respinsero nelle foreste. Dopo che numerosissimi furono stati uccisi, diedero la caccia ai restanti piuttosto lontano, in luoghi piuttosto disagevoli, e persero pochi dei loro.
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Il filosofo Diogene viveva da solo, e trascorreva la vita ad Atene, nell'estrema povertà; nessun amico lo visitava o lo invitava a cena, poiché Diogene era polemico e rimproverava le cose che gli uomini dicevanoe facevano. E così il filosofo conduceva tristemente una vita solitaria. Un giorno, mentre cenava triste, vedeva un animaletto: un topo scorrazzava di qua e di là, raccoglieva le molliche e si ritirava felice. Diogene osservava il topo per un po'; poi sorrideva ed esclamava: Questo sorcio, soddisfatto di poco, non desidera né le conversazioni, né le cene dei maggiorenti di Atene. Tu invece, o Diogene, ti rammarichi poiché ceni da solo in un povero tugurio? E così (Diogene - Soggetto sottinteso), con animo sereno, trascorreva una vita lieta, libero da crucci.
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Mentre l'Ateniese Milziade, figlio di Cimone, si distingueva enormemente sia per l'antichità e per la gloria della famiglia, sia per la propria moderazione, ed era d'età tale che i suoi concittadini concepivano buone speranze su di lui, accadde che gli Ateniesi inviassero dei coloni nel Chersoneso. Poiché il numero di quel gruppo era grande, e molti chiedevano di far parte di quel trasferimento, degli uomini scelti tra costoro furono inviati a Delfi affinché consultassero Apollo, perché venisse scelto un comandante. A quelli che la consultavano, la Pizia ordinò, facendone il nome, che prendessero per sé come comandante Milizade. Per via di quel responso dell'oracolo, Milziade, insieme ad un manipolo scelto, guidò la flotta nel Chersoneso.
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Lucio aveva navigato dalla Sicilia ad Atene con grande dolore: infatti amava il vecchio padre, la dolce madre, le sorelle e i fratelli. Il viaggio di Lucio non era stato fortunato. Infatti Eolo aveva suscitato i venti e Nettuno aveva agitato le onde. Anche i marinai esperti erano stati spaventati dal pericolo. La notevole paura dei marinai aveva accresciuto il timore di Lucio. Senza vele, avevano cambiato rotta e avevano girovagato a lungo.
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