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Poi la rana chiamava tutte le compagne e saltava sul re, poiché il travicello era muto e inutile. Chiedevano nuovamente agli dèi: Il pezzo di legno è inutile: non aiuterà il nostro gruppo. Ieri pretendevamo un re: domani la nostra richiesta sarà ascoltata e soddisfatta. A quel punto veniva inviato un serpente malvagio ed esso attaccava le rane una dopo l'altra. Le rane rifuggivano inutilmente la morte, e chiedevano aiuto. Il dio tuonava: Poiché non apprezzavate il vostro bene, ora tollererete il (vostro) male! Esopo diceva così agli Attici: Anche voi, sopportate la sciagura, altrimenti verrà una sciagura più grande!
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Mentre, ad Olimpia, Gorgia da Lentini teneva un'orazione in merito alla concordia davanti ad una folla di Greci, Melanzio disse: "Costui dà consigli riguardo alla concordia; tuttavia, non ha convinto sé stesso, né la moglie, né l'unica schiava a vivere nella concordia, loro che in casa sono in tre". Tutti sapevano che quelli litigavano aspramente dalla mattina alla sera. La casa deve essere mantenuta nella concordia, se desideriamo la calma e la serenità. Infatti se le popolazioni della Grecia, che si odiano tra loro e arrecano a sé stesse molti danni attraverso guerre vicendevoli, decreteranno la concordia, non solo non avranno nulla da temere dai barbari, ma a quelli incuteranno timore. Ricordate: non esiste nulla di più vantaggioso della concordia!
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A Siracusa, dopo che Dione era stato ucciso, prese il potere Dionisio. Gli avversari di Dionisio chiesero aiuto ai Corinzi, e domandarono un comandante. Timoleonte, dopo essere stato inviato a Siracusa, cacciò con incredibile successo Dionisio da tutta quanta la Sicilia, ma non volle uccidere il tiranno catturato. Anzi, per giunta, poiché i Corinzi erano stati spesso aiutati dai mezzi di Dionisio, egli portò il tiranno, illeso, a Corinto, e difese il ricordo della sua generosità. Infatti egli considerava eccellente una vittoria nata dalla clemenza, non dalla crudeltà. Alla fine, la sorte di Dionisio offriva a tutti i cittadini uno straordinario esempio della sorte umana. Dopo la morte di Dionisio, egli (Timoleonte - soggetto sottinteso) combatté con Iceta: infatti quello, dopo che Dionisio era stato cacciato, desiderava prendere il potere. Dopo che costui fu stato sconfitto, Timoleonte, presso il fiume Crinisso, mise in fuga grandi truppe degli Ateniesi, i quali, già da molti anni, detenevano il controllo della Sicilia, e liberò tutta l'isola.
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Plutone non ha una promessa sposa e desidera le nozze. Perciò apostrofa Giove con grande impeto in questa maniera: Io conduco una vita infelice: se non vengono concesse anche a me le nozze, la terra, l'acqua e le stelle sono confuse dalle ombre del Tartaro! Giove teme la minaccia e la collera, e risponde così: Concedo a te Proserpina, la figlia di Cerere. Però devi rapire la fanciulla, infatti Cerare certamente disdegna le ombre del Tartaro. Proserpina e Cerere abitano in Sicilia, presso l'Etna. Proserpina raccoglie rose con grande gioia insieme a Diana e a Minerva. All'improvviso Plutone sopraggiunge con delle quadrighe e rapisce la fanciulla. Cerere viene sfinita dai tormenti: infatti non ritrova la figlia da nessuna parte. Alla fine Giove rivela alla dea la sorte di Proserpina e divide la vita della fanciulla in questa maniera: la fanciulla vive in parte nel mondo, in parte resta presso le ombre.
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Un tempo ad Atene vigevano leggi giuste, ma, all'improvviso, il tiranno Pisistrato si impossessava della città: gli Attici si addoloravano, non per il malvagio tiranno, ma perché non erano abituati alla schiavitù, e si lamentavano. A quel punto Esopo raccontava una breve favola. Le rane si aggiravano libere in uno specchio d'acqua e chiedevano a Giove un re, poiché desideravano mettere un freno alla vita dissoluta. Il dio sorrideva e gettava alle rane un piccolo travicello : questo, con il suo rumore, spaventava le bestiole timorose. Poiché il travicello giaceva per lungo tempo immobile nel fango, per caso una rana, in silenzio, sollevava gli occhi dallo stagno ed esaminava il pezzo di legno.
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