Ante omnia futurus orator cui in maxima celebritate et in rei publicae luce vivendum est edsuescat .
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- Scritto da Anna Maria Di Leo
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Prima di ogni cosa, che il futuro oratore, il quale deve vivere in mezzo a una grandissima folla e nella luce della vita pubblica, si abitui fin dall'infanzia a non avere soggezione delle persone e a non diventare pallido a causa di una vita solitaria e, per così dire, all'ombra. La mente deve sempre essere spronata ed innalzata, poiché lo spirito, assuefatto alla solitudine, o deperisce al buio, oppure, al contrario, si gonfia di una vuota presunzione: colui che non si paragona mai a nessuno, infatti, attribuisce troppo a sé stesso. Colui che avrà appreso da solo ciò che si deve fare in mezzo a molte persone, quando sarà giunto in pubblico, resterà sbalordito vedendo tutte situazioni nuove. Se qualcuno si sarà isolato dalla vita associata, la quale è naturale non soltanto per gli uomini, ma anche per i muti animali, dove imparerà quello stesso senso, che viene detto "comune"? Inoltre, a casa, è possibile imparare solo quelle cose che verranno insegnate a lui (- al futuro oratore) personalmente, invece, a scuola, (è possibile imparare) anche le cose che (verranno insegnate) ad altri. Ogni giorno il fanciullo sentirà che molte cose vengono approvate, che molte vengono corrette, (gli) gioverà il rimprovero della pigrizia di qualcuno, (gli) gioverà l'elogio della diligenza (di qualcun altro), dalla lode verrà suscitato (in lui) spirito di emulazione, essere inferiore ad un pari verrà reputato vergognoso, verrà reputato bello aver superato i più bravi.
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Alla fine videro una costa vicina. A quel punto una grande gioia riempì gli animi preoccupati dei marinai, poiché erano salvi. La terra, però, non era l'Attica, bensì Creta, la famosa isola delle favole. Lì aveva regnato Minosse, (lì) Dedalo aveva costruito lo spaventoso Labirinto, e Teseo, il nobile figlio di Egeo, con l'aiuto di Arianna, aveva sconfitto l'orribile Minotauro.
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Un padre aveva una figlia brutta e un figlio straordinario quanto a bellezza d'aspetto. Un giorno i figli, mentre giocavano in maniera fanciullesca, avevano guardato lo specchio che era stato collocato sulla scrivania della madre. Il figlio si vanta come bello; la sorella invidia la bellezza del fratello, e, non tollerando gli scherzi del fratello, prende tutto come un'offesa. Dunque corre dal padre e, con grande invidia, accusa il fanciullo: È un maschio, ma gioca con uno specchio, un accessorio femminile. Il padre bacia i figli, mostrando un tenero affetto, e dice: O figli, guarderete ogni giorno nello specchio: così, quando avrete osservato il vostro aspetto, ricaverete dallo specchio uno stimolo alla virtù. Tu, infatti, o fanciullo, non rovinerai la bellezza con le brutture della malvagità; tu invece, o fanciulla, vincerai il tuo brutto aspetto grazie ai buoni costumi.
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In una famosa favola di Esopo viene elogiata la laboriosità, e la vita attiva viene giudicata un grande bene. Un agricoltore, quando paventava la morte, desiderava passare il proprio podere ai figli, ma temeva la loro inettitudine, infatti i figli disdegnavano l'agricoltura. Quindi chiamavaa sé i figli e diceva: O figli, vi voglio consegnare un dono gradito; scavate nella vigna. Lì c'è grande una grande quantità di ricchezza. Quando l'agricoltore muore, i figli cominciano a scavare la terra della vigna: Nella vigna – ritenevano – certamente c'è un tesoro con del denaro e delle pietre preziose. Ma, mentre scavavano, e rivoltavano per molte ore la terra per mezzo dell'aratro, non trovavano alcun tesoro. La terra, tuttavia, poco alla volta produceva l'uva. Siamo ricchi – dicevano alla fine i figli – il padre ci indicava questo tesoro!
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A Roma c'era un antico costume: alle donne non era permesso bere il "tameto" (nella lingua antica il vino veniva chiamato "tameto"), e le donne, a Roma e nel Lazio, trascorrevano la vita da astemie; così, infatti, raccontano molti che scrivono riguardo alla vita e ai costumi del popolo Romano. Il motivo del divieto era questo: i Romani equiparavano il vino con l'adulterio; e così, se una donna beveva del vino, o se commetteva un adulterio, era la stessa cosa. Ogni giorno dunque, appena ritornavano a casa, i familiari (il padre o il fratello o il marito) davano dei baci alle loro donne e, attraverso il bacio, cercavano odore di vino. Quando trovavano una traccia di vino, giudicavano il misfatto della donna in un'assemblea domestica e, spesso, la punivano con la morte.
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