Apud Mundam divus Iulius, cum silvam caederet ut castra poneret, arborem palmae ibi repertam conserv
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Nei pressi di Munda il divino Giulio, mentre tagliava un bosco al fine di collocare l'accampamento, ordinò che un albero di palma lì trovato fosse risparmiato, come auspicio di vittoria. La chioma di questo albero, in pochi giorni, si sviluppò al punto che non solo eguagliò il fusto, ma addirittura lo ricoprì e si riempì di nidi di colombe, anche se quel genere di uccelli evita il fogliame duro e aguzzo. Scosso da questo portento, il divino Giulio non volle che gli succedesse nessun altro se non il nipote della sorella. Ad Apollonia, Augusto era salito con Agrippa sulla terrazza del matematico Teogene. Poiché il matematico aveva preannunciato ad Agrippa cose grandi e quasi incredibili, Augusto non volle rendere noto il suo oroscopo, affinché non si fosse scoperto da meno. Dopo che, tuttavia, dopo molte esortazioni, ebbe reso note controvoglia e in maniera dubbiosa quelle cose, Teogene sobbalzò e lo venerò. Presto Augusto ebbe una fiducia tanto grande nel destino, che divulgò il proprio oroscopo e coniò il sesterzio d'argento con l'effigie della costellazione del Capricorno, sotto la quale nacque.
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Se vogliamo essere giudici imparziali di tutte le cose, come prima cosa convinciamoci di questo: nessuno di noi è senza colpa. Qualcuno di noi dice: Non ho sbagliato nulla – oppure – Non ho fatto nulla. (Così) aggiungiamo alle cattive azioni la presunzione e la negazione di responsabilità. Chi è codesto che si dichiara innocente rispetto a tutte le leggi? Quant'è piccola l'innocenza di colui che è onesto soltanto per la legge! Quante cose, pretendono la devozione, la civiltà, la generosità, la giustizia, la lealtà, che si trovano al di fuori delle tavole delle leggi! Pensando questo, siamo più equanimi nei confronti dei criminali! E crediamo a coloro che (ci) rimproverano! Non adiriamoci verso giusti, meno che mai verso gli dèi! Infatti patiamo qualsiasi cosa di disagevole accade, non per una loro mancanza, ma per una legge della natura mortale (mortalitatis = della condizione umana, della natura mortale).
Titus Flavius Vespasianus primum in Germania, postea in Britannia ob magnam audaciam suam in bello e
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Tito Flavio Vespasiano, per il suo grande coraggio in guerra, spicca dapprima in Germania, poi in Britannia. Con poche truppe sbaraglia i Britanni, e conquista le loro città e anche l'isola Vetta (l'isola di Wight). Dopo la violenta guerra Britannica, combatte contro la Giudea ribelle, e la placa. Infine a Roma riporta un sontuoso trionfo: ci sono numerosi prigionieri, e dona molto oro al popolo Romano. Tito costruisce il magnifico anfiteatro Flavio, amministra correttamente l'erario, logoro a causa delle lunghe guerre, porta sotto l'impero di Roma, numerosi e differenti popoli dell'Asia. Pertanto è senz'altro un uomo valoroso e generoso.
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Pompeo, dopo aver aggiunto, durante la notte, grandi opere di fortificazione, nei giorni restanti innalzò delle torri e riparò con delle vinee (vinee = macchine da guerra dell'antichità) quella porzione dell'accampamento; dopo che furono passati cinque giorni, poiché incorse in una seconda notte nuvolosa, egli, dopo aver bloccato tutti gli ingressi dell'accampamento, e aver aggiunto delle sbarre per impedire il passaggio, al terzo turno di guardia condusse fuori l'esercito in silenzio, e si ritirò nelle vecchie fortificazioni. In tutti i giorni di lì in avanti, Cesare fece avanzare l'esercito nel campo di battaglia, in un luogo pianeggiante. Pompeo, al contrario, disponeva l'esercito di fronte all'accampamento, e la sua terza fila toccava la palizzata; assolutamente tutto l'esercito schierato poteva essere riparato dalle frecce scagliate dal vallo.
Aurelianus imperator de Tyanae civitatis eversione vere cogitabat. Narrant etiam Apollonium Tyanaeum
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L'imperatore Aureliano pensava seriamente alla distruzione della città di Tiana. Raccontano inoltre che Apollonio di Tiana, filosofo di grande notorietà e prestigio, sinceramente amico degli dèi, inaspettatamente si presentò ad Aureliano e che in latino – affinché l'imperatore, uomo della Pannonia, comprendesse – disse queste parole: O Aureliano, se vuoi vincere, non pensare alla strage dei miei concittadini! Se vuoi governare, sta' lontano dal sangue degli innocenti! Se vuoi vivere, comportati con clemenza! L'imperatore conosceva il volto del venerabile filosofo, poiché in molti templi aveva visto la sua immagine. Perciò, subito sbigottito, prestò orecchio ad Aureliano: ritornò a più miti consigli e gli promise templi e statue. Che uomo santo e venerabile fu quel celebre Apollonio, che restituì la vita ai suoi concittadini!
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