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Tantalo volle mettere alla prova l'accortezza degli dèi. Dopo che li ebbe invitati ad un banchetto, uccise il proprio figlio Pelope, e lo servì. Soltanto Cerere, inconsapevole, mangiò un braccio, gli altri, invece, si resero contro del delitto, e restituirono la vita a Pelope. A Tantalo, invece, inflissero la punizione del gesto empio: lo gettarono nel Tartaro, e neppure lì smisero di tormentarlo con tutte le torture dell'animo e del corpo. Ancora oggi egli sta fermo in uno stagno, con l'acqua fino al mento, e tuttavia è sempre assetato: abbassa la testa, ma non può bere, perché l'acqua si ritira. È tormentato intensamente dalla fame: su di lui, sopra la testa, pendono frutti deliziosi, dolci pomi, bacche mature, e quando egli desidera mangiare questi, i rami vengono mossi dal vento e quelli si allontanano. Come anche, un grosso macigno pende sulla testa di lui, e perciò Tantalo teme sempre la morte.
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A Roma le allieve oggi sono nella scuola. Dalla maestra vengono preparate per le allieve le tavolette cerate e le carte, le quali vengono custodite sugli scaffali della biblioteca della scuola. Ora le allieve tracciano le lettere dell'alfabeto sulle tavolette cerate; poi leggono la storia Romana e studiano. Solo dopo lo studio le allieve possono giocare, cantare e danzare nel cortile della scuola. Gli scherzi delle allieve sono spesso graditi alla maestra, ma dalla maestra sono approvati soprattutto la diligenza e la disciplina, la saggezza e la cultura, la memoria e l'assennatezza. Le maestre elogiano sempre la laboriosità delle allieve e rimproverano la loro pigrizia.
Hannibal, Carthaginiensium imperator, post longum et arduum iter ab Hispania per Galliam, ad Alpes c
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Annibale, comandante supremo dei Cartaginesi, dopo un viaggio lungo e difficile, dalla Spagna attraverso la Gallia, giungeva alle Alpi insieme ai suoi soldati. Sugli alti monti c'era una grande quantità di neve, e tutti i soldati, già stanchi per le dure fatiche, temevano nuove difficoltà e nuovi pericoli: molti addirittura si rifiutavano di proseguire il cammino. Allora Annibale, dalla vetta delle Alpi, mostrava ai suoi soldati le belle contrade dell'Italia e le ridenti città, e così rinfrancava gli animi scoraggiati. Il giorno successivo dava il segnale della partenza: tutti obbedivano all'ordine del comandante. Ma a causa dell'asprezza dei luoghi e a causa del freddo, molti trovavano la morte nel cammino. La neve infatti ricopriva i luoghi e sia gli uomini, sia gli elefanti con i molti bagagli precipitavano in profonde voragini. Ormai i soldati non avevano speranza nella salvezza, ma né le suppliche, né le lacrime commuovevano l'animo di Annibale. Allora i soldati ripulivano il tragitto dalla neve ed i superstiti alla fine discendevano in Italia.
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La rondine era la sorella dell'usignolo, e possedeva una voce intonata, non l'attuale verso acuto e spiacevole. Le due sorelle vivevano sempre nei campi, e, con canti allegri, specialmente al sorgere e al tramontare del sole, allietavano pastori ed contadini. Ma la rondine era arrogante, e così, un giorno, disse all'usignolo: Ormai non diffonderò più insieme a te canti straordinari per le orecchie di agricoltori rudi e campagnoli. Volerò in una magnifica città, e diletterò con il mio dolce canto gli animi educati dei cittadini. Abbandonò i campi e le piante, e, piena di fiducia, volò in una città vicina. Sopra i tetti delle case, sopra i lunghi porticati, e sopra gli alti archi, diffondeva spesso il suo verso. Ma gli abitanti della città, a causa del fracasso delle strade, e del vociare del foro, non prestavano ascolto (lett. : "non porgevano le orecchie") alla voce dell'uccello orgoglioso. Dunque, la rondine oggigiorno, dopo molti sforzi vani, tace, e non fa mai uso della (sua) inutile abilità.
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Timoteo, il figlio di Conone, ateniese, aveva ricevuto la gloria dal padre, ed egli la fece aumentare, grazie alle sue molte virtù. Infatti fu facondo, operoso, laborioso, ed esperto di tecnica militare. Queste sue imprese sono importanti in maniera particolare. Con la guerra aveva assoggettato Olinto e Bisanzio, e subito conquistò Samo. Nell'assedio di questa isola gli Ateniesi avevano consumato una grande quantità di denaro, e Timoteo restituì essa alla patria, senza nessuna spesa per lo Stato. Successivamente, in qualità di comandante della flotta, circumnavigò il Peloponneso, ridusse Corcira sotto l'egemonia degli Ateniesi, e si fece alleate tutte quelle popolazioni che vivevano attorno a quel mare. Perciò gli Spartani desistettero dalla lunga contesa, e, di loro spontanea volontà, concessero agli Ateniesi l'egemonia nel controllo del mare.
- Si vineam constituere optas ei seminarium in apta humo facere debes ...
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- In nostro orbe aurum in fluminum harenis invenitur, puteorum scrobibus effoditur aut in ruina montiu
- Amicitiae iudicandae sunt cum aetas corroborata et iam confirmata ...