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La piccola volpe invita la cicogna e mette un cibo liquido in un ampio piatto. Così la cicogna non può assaggiare il pasto; ritorna, ma anche allora è digiuna. Poi la cicogna invita la piccola volpe e immediatamente una bottiglia piena di cibo viene messa davanti alla piccola volpe. La cicogna infila il becco si sazia. Così tortura la commensale: infatti solamente l'imboccatura della bottiglia viene leccata dalla lingua della piccola volpe. Dunque la cicogna dice alla piccola volpe: Così rendo grazie alla tua offesa!
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Nell'accampamento di Pompeo, i soldati di Cesare, dopo che avevano messo in fuga i Pompeiani, videro dei pergolati, una grande quantità d'argento, tende piene di zolle erbose fresche e per giunta ricoperte di edera. Codesti numerosi indizi indicavano un eccessivo amore per il lusso ed una (eccessiva) fiducia nella vittoria, poiché i Pompeiani non temevano l'evento di quel giorno, e l'assalto dei nemici li aveva colti in uno stato di grande tranquillità. Pompeo, mentre i Cesariani entravano all'interno del vallo, ripose ogni speranza nella fuga: si lanciò fuori dall'accampamento, con grande velocità, insieme a pochi dei suoi, giunse al mare, e si imbarcò su una nave. Allora però, Pompeo, al sicuro, si lamentò dei suoi soldati, che, secondo il suo parere, non avevano mantenuto la parola, e gli avevano procurato la rovina.
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Dal momento che, nell'isola di Lemno, le donne per molti anno non fecero sacrifici in onore di Venere, i loro mariti, sotto la spinta della dea, sposarono donne della Tracia e disprezzarono le donne di Lemno. Ma le donne di Lemno uccisero l'intero sesso maschile, con l'eccezione della regina Ipsipile, la quale mise di nascosto su una nave il proprio padre Toante; così egli venne condotto da una tempesta nell'isola della Tauride. Intanto, quando gli Argonauti entrarono a Lemno, la nutrice della regina Ipsipile consigliò a costei di accoglierli. Da Giasone, Ipsipile procreò i figli Euneo e Deipilo. Le donne di Lemno, però, dopo che seppero della salvezza del padre di Ipsipile, cercarono di ucciderla, ma ella si dette alla fuga insieme ai suoi figli. I pirati trasportarono costoro a Tebe, e li vendettero in schiavitù a Lico, re di Tebe.
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Giugurta, una volta persi tutti gli amici, i più dei quali erano stati assassinati da lui stesso, e tutti gli altri, per timore, avevano cercato rifugio presso i Romani o presso il re Bocco, poiché non poteva gestire la guerra senza aiutanti, si tormentava volubile e incerto. Nessuna decisione gli piaceva abbastanza: di giorno in giorno cambiava i comandanti e i percorsi; si dirigeva ora contro i nemici, ora nei deserti; riponeva la speranza nella fuga e, un attimo dopo, nelle armi; in tal modo, ovunque si era indirizzato, le circostanze erano contrarie. Ma, nel mezzo di quegli indugi, improvvisamente Metello apparve (letteralmente: "si fece vedere, si mostrò") con il suo esercito. I Numidi vennero immediatamente preparati e schierati da Giugurta, e la battaglia ha inizio.
Apes sic appellantur vel quod pedibus invicem se adligunt, vel quod sine pedibus nascuntur: postea e
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La api si chiamano così o perché con i piedi si aggrappano le une alle altre, o perché nascono senza i piedi: infatti acquistano sia i piedi sia le ali successivamente. Questi insetti laboriosi abitano dimore adeguate al compito di produrre il miele, allestiscono le abitazioni con mirabile maestria, a partire da vari fiori creano il favo e riempiono gli alloggiamenti di cera con una incalcolabile prole. Poiché tra gli alveari ci sono guerre e le api ingaggiano battaglie, hanno le loro truppe e i loro comandanti. Come dicono molti, le api nascono dai cadaveri dei capi di bestiame. Infatti, per farle nascere vengono percosse le carni dei vitelli morti, così dal sangue marcio si formano vermi e successivamente i vermi producono le api.
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- Ut dicit Eutropius in suo breviario de Romana historia, Manlius Vulso et Atilius Regulus consules su
- Hannibal sine ulla difficultate Romam pervenit castra posuit in propinquis urbi montibus ...
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