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Vercingetorige, re degli Arverni e dei popoli della Gallia, è un illustre condottiero. Cesare compie una guerra contro la Gallia e soggioga e saccheggia quasi l'intera regione. Il piccolo contingente di Vercingetorige però, nella città di Gergovia, sconfigge le truppe dei Romani, e si rifugia nella cittadella di Alesia. Cesare assedia la cittadella e la conquista. Il bottino di cavalli, pecore, gioielli preziosi, d'oro e d'argento è grande. Anche Vercingetorige è un prigioniero, che resta a lungo in carcere a Roma, e poi abbellisce il trionfo del vincitore Cesare. Quando finisce il trionfo, magnifico per via dell'afflusso di cittadini Romani e per la gioia delle coorti, ma anche terribile, per il silenzio e la paura dei prigionieri, i soldati di Cesare uccidono il re degli Arverni.
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Larcio Macedone, padrone arrogante e crudele, ha subìto un episodio atroce. Si trovava nella sua villa, nel bagno, e, all'improvviso, è stato accerchiato dagli schiavi. La gola (gli) è stata afferrata, il petto ed il ventre colpiti. Gli schiavi hanno gettato il padrone semimorto sul pavimento ustionante. Larcio, un po' perché non sentiva, un po' perché fingeva, era immobile e disteso, ed ha riempito gli schiavi con la convinzione della sopraggiunta della morte. Intanto, sono sopraggiunti gli schiavi fedeli, sono accorse le concubine con schiamazzo. Benché sfinito dal caldo, Larcio era vivo. I servi sono fuggiti via, ma una gran parte è stata catturata da quelli fedeli; tutti gli altri sono stati ricercati. Entro pochi giorni il padrone è morto, non senza il conforto della vendetta.
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Che c'è da stupirsi se a volte gli anziani sono ammalati, quando nemmeno i giovani possono evitare la malattia? Si deve, amici miei, opporre resistenza alla vecchiaia, e i suoi svantaggi vanno compensati con l'assennatezza. Dobbiamo lottare contro la vecchiaia così come contro una malattia. Bisogna aver riguardo della salute, assumere qual tanto di cibo e di bevanda, che le energie siano rinvigorite, non fiaccate. E in verità, si deve provvedere non soltanto al corpo, ma molto di più alla mente e allo spirito: difatti, come se tu non versassi l'olio nella lampada, anche queste cose si spengono a causa della vecchiaia. Mentre infatti i corpi si debilitano per la fatica degli esercizi, gli animi, al contrario, esercitandosi si risollevano.
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Attraverso i documenti della letteratura pagana, ho fatto ricerche riguardo alle origini degli spettacoli. Molti autori pubblicarono degli appunti in merito alla questione. L'origine degli spettacoli viene tramandata così: emigranti Lidi, dall'Asia, si stabilirono nell'Etruria, e il (loro) comandante era Tirreno, che cedette il regno al proprio fratello. Dunque, nell'Etruria, tra tutte le altre cerimonie delle loro credenze religiose, (essi) istituirono anche gli spettacoli, a titolo di pratica religiosa. Successivamente, i Romani presero in prestito gli artisti dall'Etruria, e di conseguenza i "ludi" furono denominati a partire da "Lidi". Invece, secondo il parere di Varrone, si chiamano "ludi" da "ludo" poiché i giovani, nei giorni festivi, erano soliti rallegrare il popolo con l'esultanza del gioco. Di conseguenza, per i Romani, gli spettacoli sono adeguati ai templi e alle occasioni religiose.
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Cornelia era la figlia di quel celebre Scipione che, a Zama, abbatté la potenza dei Cartaginesi, e si sposò con Sempronio Gracco, un uomo dall'antica severità, e dal grande amore nei confronti della plebe. Dopo la morte prematura del coniuge, che le aveva lasciato una figlia e due figli, Tiberio e Caio, (ella) allevò da sola i figli. Un giorno, ospite di Cornelia era una matrona Campana, la quale, ricca e superba, le mostrò i bracciali e le gemme, suoi gioielli; subito Cornelia mostrò i figli alla matrona vanitosa e disse: Questi sono i miei gioielli. Sostenne sempre le aspirazioni dei figli, e dopo la loro morte luttuosa, ripeteva con calma e senza lacrime: Offrirono sé stessi e le loro vite per la prosperità della plebe.