Post Hectoris mortem, semideus Achilles apud Troiae moenia errabat ac dicebat: Sum ego Troiae dominu
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Dopo la morte di Ettore, il semidio Achille vagava presso le mura di Troia e diceva: Sono io il signore di Troia; se non la espugnavo con la mia spada, la città era ancora al sicuro. Allora il dio Apollo indossava la veste e gli ornamenti di Paride, figlio di Priamo, e con una freccia colpiva il tallone di Achille: il tallone infatti era mortale e così Apollo uccideva il semidio. A quel punto, prima della sepoltura di Achille, il parente Aiace, figlio di Telamone, chiedeva ai Greci le armi di Achille; ma, a causa della collera di Minerva contro il figlio di Telamone, Agamennone concede le armi agli eroi Menelao e Ulisse. Aiace, furioso per lo sfacciato rifiuto, con la spada uccide se stesso e i suoi capi di bestiame.
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La gloria di Atene è immortale. Atene infatti è la patria della letteratura, della filosofia e dell'eloquenza. È famosa anche per gli atleti e per i musicisti. Io sono un filosofo: ogni anno attraverso con gli allievi tutta la Grecia e visitiamo Atene. La protettrice di Atene è Atena, quindi Atene si chiama così per la protettrice. Un tempo ad Atene c'era una mirabile statua della dea, d'oro e d'avorio, abbellita da un elmo e da una corazza. Quando gli abitanti di Atene celebrano il corteo di Atena, i fanciulli e le fanciulle donano un mantello prezioso alla statua della dea.
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Le figlie amano la palestra e i giochi, mai la scuola! Un tempo erano studiose ora non studiano la storia di Roma e della Grecia, e non scrivono, ma con la cera delle tavole modellano sagome. Nelle loro mani ci sono sagome animali di cera, piccole allodole e agnelle; ma ci sono anche bracciali profumati e catenine, con le quali si abbelliscono le chiome e le braccia. Per loro la scuola e la letteratura sono sempre odiose, la palla invece è piacevole: le figlie giocano spesso con la palla e non saranno mai fanciulle diligenti e brave negli studi.
Romanus populus non propter usum in aliquo tumultu classem parabat, sed semper habuit praeparatam ad
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Il popolo Romano non preparava la flotta per l'impiego in un qualche scontro, bensì la tenne sempre pronta, in vista di una qualche necessità. Dunque, due legioni restavano ferme rispettivamente presso Miseno e presso Ravenna insieme alle flotte, così non erano lontane da Roma, e, se una qualsiasi ragione lo richiedeva, esse giungevano, senza indugio e senza un lungo giro, presso tutte le parti del mondo, perché, nelle questioni belliche, una certa rapidità è solita essere più utile del valore. Quindi, a capo delle liburne che stavano ferme in Campania c'era il generale della flotta dei Misenati; mentre i generali della flotta dei Ravennati governavano quelle (liburne) che erano state posizionate nel mar Ionio. Inoltre molte provincie, in certi periodi, avevano grande potenza in mare, e per tale ragione c'erano varie tipologie di navi. Ma dopo la battaglia di Azio, quando Antonio fu vinto specialmente grazie al contributo dei Liburni, il risultato dello scontro mostrò che le navi di quelli erano straordinariamente efficienti.
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Le sirene erano cerature prodigiose del mare, figlie del fiume Acheloo. Avevano piume e piedi di uccelli e un bel volto di donne, ed emettevano voci umane. Abitavano un'isola del mar Tirreno, e per mezzo della dolcezza delle voci trattenevano le navi e irretivano i marinai, i quali, dimentichi delle mogli e dei figli, attraccavano all'isola. Allora le Sirene li punivano con una morte crudele: così un gran numero di ossa giaceva da ogni parte sugli scogli dell'isola. Anche Ulisse, autore di molti inganni, ascolta le voci canore delle Sirene, ma con l'aiuto di Circe, figlia del sole, evita la morte. Infatti la dea consiglia in questa maniera l'astuto eroe: Quando ti avvicinerai all'isola delle Sirene, ammorbidisci della cera con le dita e tappa le orecchie dei marinai: così non sentiranno le mirabili voci ed eviteranno una ingiusta morte. Tu invece, legato all'albero della nave con funi robuste, ascolterai i canti delle Sirene.
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