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L'Attica è una regione della Grecia. In Attica le ricchezze degli abitanti sono cospicue, poiché il commercio è fiorente. Spesso gli abitanti dell'Attica vivono in grandi fattorie, nelle vicinanze delle coste. Ma in Attica c'è anche grande abbondanza di ulivi e di vigne. Le capanne degli agricoltori sono piccole, ma adeguate. Atene si trova in Attica. Ad Atene sono apprezzate in particolar modo la letteratura, l'eloquenza e la filosofia. Le commedie divertono gli abitanti di Atene e gli stranieri, e le tragedie li commuovono. Anche Sparta si trova in Grecia. La severa disciplina degli abitanti di Sparta è famosa in tutte le terre (in tutto il mondo). A Sparta la vita è parsimoniosa, raramente gli abitanti amano la letteratura e la cultura. A Sparta non c'è agricoltura, né commercio, ma le truppe Spartane in battaglia sconfiggono gli eserciti di tutta la Grecia.
Ino, Cadmi et Armoniae filia, Phrixum et Hellen, Nebulae et Aeoli filii Athamantis liberos, interfic
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Ino, figlia di Cadmo e di Armonia, desiderava uccidere Frisso ed Elle, figli di Nefele e del figlio di Atamante, Eolo. Allora giunge la madre Nefele e porta un ariete dorato e dice ai figli: Salirete sull'ariete, vi recherete in Colchide, presso il re Eete, figlio del Sole, e lì sacrificherete l'ariete a Marte. I giovani salgono sull'ariete e l'animale li trasporta. Elle, tuttavia, cade dall'ariete, nel mare – ora infatti questo mare è l'Ellesponto. Frisso, invece, giunge in Colchide, e lì, secondo il comandamento della madre, sacrifica l'ariete e mette il suo vello d'oro nel tempio di Marte, sorvegliato da un serpente. Poi Eeete accoglie di buon grado Frisso, e gli dà in moglie sua figlia Calciope, e Calciope mette al mondo dei figli da Frisso. Ma successivamente Eete teme per il regno, a causa del responso di un oracolo: Attento alla morte (proveniente) dal figlio di Eolo! E così uccide Frisso. Ma i figli salgono su una zattera e giungono dal nonno Atamante.
In Hispania postquam necati erant duo Scipiones nullus Romanus dux erat et missus est Cornelius Scip
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In Spagna, dopo che i due Scipioni erano stati uccisi, non c'era nessun generale Romano, e venne inviato Cornelio Scipione, il figlio di quel grande Scipione che, nel medesimo luogo, aveva già condotto una guerra. Egli conquistò la Cartagine della Spagna: lì, infatti, gli Africani tenevano tutto l'oro, l'argento, e l'equipaggiamento di guerra, ed anche gli ostaggi nobili che avevano ricevuto in guerra. A Cartagine, Scipione catturò anche Magone, il fratello di Annibale, e lo mandò a Roma come prigioniero insieme agli altri. Quindi mise in fuga Asdrubale, l'altro fratello di Annibale, dopo averlo sconfitto. Intanto, in Italia, il console Fabio Massimo riprese Taranto, dove c'erano cospicue truppe di Annibale; uccise Cartalone, un generale di Annibale, vendette venticinquemila prigionieri, divise il bottino tra i soldati, e versò il denaro nelle casse dello Stato. A quel punto, molte città dei Romani, che precedentemente erano passate dalla parte di Annibale, si consegnarono di nuovo a Fabio Massimo.
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Gli uomini, dopo che è stata fatta una quantificazione, mettono in comune con le doti tanto denaro (proveniente) dai loro beni, quanto ne hanno ricevuto dalle mogli a titolo di dote. La gestione di tutto questo denaro viene tenuta in forma congiunta, e i profitti vengono messi da parte. La parte di entrambi, insieme con i profitti, va a quello che sopravvive al coniuge. I mariti hanno potere di vita e di morte sulle mogli, così come sui figli. Quando un importante padre di famiglia è morto, i suoi parenti si riuniscono e, se riguardo alla morte la circostanza risulta sospetta, svolgono un'indagine sulle mogli, e, se risultano colpevoli, le uccidono dopo averle torturate con il fuoco e con tutti i tormenti. I funerali sono fastosi e sontuosi, e (essi) mettono nel fuoco tutte le cose che erano gradite ai vivi, anche gli animali.
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Nell'accampamento, tra i fanciulli celebri e valorosi, c'è Gneo Marcio giovinetto pieno di senno. Poiché i Romani assediano Corioli, antica città del Lazio, e sono concentrati sui cittadini, non prestano attenzione al pericolo di una guerra esterna. All'improvviso i Romani vengono aggrediti dalle truppe dei Volsci, e contemporaneamente gli abitanti di Corioli erompono dalla loro città. Per caso tra le sentinelle c'è Marcio, e, insieme a pochi compagni, non solo respinge i cittadini, ma per giunta, attraverso la porta aperta, irrompe all'interno di Corioli, uccide gli avversari, scaglia una fiaccola in un edificio vicino al muro, e lo incendia. I cittadini gridano, le donne e i fanciulli piangono: le alte fiamme accrescono il morale ai Romani, e scompigliano i Volsci senza aiuto Poiché in questo modo vengono dispersi i Volsci e la città di Corioli viene presa, i Romani danno a Gneo Marcio il soprannome di Coriolano.
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