Aurelianus imperator de Tyanae civitatis eversione vere cogitabat. Narrant etiam Apollonium Tyanaeum
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L'imperatore Aureliano pensava seriamente alla distruzione della città di Tiana. Raccontano inoltre che Apollonio di Tiana, filosofo di grande notorietà e prestigio, sinceramente amico degli dèi, inaspettatamente si presentò ad Aureliano e che in latino – affinché l'imperatore, uomo della Pannonia, comprendesse – disse queste parole: O Aureliano, se vuoi vincere, non pensare alla strage dei miei concittadini! Se vuoi governare, sta' lontano dal sangue degli innocenti! Se vuoi vivere, comportati con clemenza! L'imperatore conosceva il volto del venerabile filosofo, poiché in molti templi aveva visto la sua immagine. Perciò, subito sbigottito, prestò orecchio ad Aureliano: ritornò a più miti consigli e gli promise templi e statue. Che uomo santo e venerabile fu quel celebre Apollonio, che restituì la vita ai suoi concittadini!
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Nessuno può impiegare i medicinali per le malattie, se non conosce la parti interne del corpo umano. Dunque, è indispensabile tagliare i corpi dei defunti, ed indagare le loro viscere e le loro interiora. Agivano perfettamente Erofilo e Erasistrato, quando prendevano gli uomini colpevoli dal carcere, e li tagliavano vivi, e di essi valutavano la posizione, la carnagione, le sembianze, la grandezza, le proporzioni, la durezza, la delicatezza, la levigatezza, il tocco, le protuberanze e le cavità. Quando infatti capita un dolore all'interno, chi non conosce le parti dell'interno (del corpo), non sa cosa faccia male. E quando le parti interne vengono rivelate tramite una ferita, chi non conosce il colore di una parte sana, non sa cosa sia integro e cosa sia compromesso; e perciò, neppure può fornire aiuto. Si danno rimedi adeguati dopo che sono state appurate le posizioni, le forme, le grandezze degli organi interni. Non è dunque una cosa crudele ricercare, per mezzo delle torture degli uomini colpevoli, dei rimedi nell'interesse del popolo innocente.
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Il tiranno Demetrio si impossessava della città di Atene con un ingiusto dominio. Il popolo accorreva da ogni parte e, a gara, gridava: Buona fortuna! Tutti baciavano la mano destra del tiranno, dalla quale venivano oppressi, ma tacitamente compiangevano la loro triste sorte. Gli ultimi ripetevano lentamente, e tra gli ultimi c'era Menandro, illustre compositore di commedie. Demetrio non conosceva l'aspetto di Menandro, ma leggeva sempre le commedie e spesso, in pubblico, elogiava il grande talento dell'uomo. Menandro, cosparso di un unguento pregiato, vestito di magnifici indumenti, si avvicinava fiaccamente. Il tiranno vede il poeta e in maniera collerica dice: Chi mai è l'invertito che osa venire di fronte ai miei occhi? Allora i vicini rispondono: È Menandro, l'autore di commedie! Mutato immediatamente d'animo Demetrio dice: Nessun altro uomo può essere più bello!
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L'ulivo è utile due volte ad una fattoria, sia per il cibo, sia per l'olio, poiché non soltanto dentro il corpo diventa liquido, ma inoltre, all'esterno, unge. E così giova al padrone nelle terme e nella palestra. Le olive dalle quali si spreme l'olio, sono solite essere ammassate, a mucchi, sopra dei tavolacci, e lì, con calma, macerano. Dall'oliva si ha un duplice frutto: l'olio, che è noto a tutti, e la morchia, l'utilità della quale i più la ignorano; (essa) può essere vista defluire dai frantoi nei campi, e non solo macchiare di nero la terra, ma per giunta seccarla. Una quantità contenuta di morchia, però, è vantaggiosa per la coltivazione dei campi: si suole versarla intorno alle radici delle piante, soprattutto presso l'ulivo, e dovunque, in un campo, l'erbaccia dà fastidio.
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Ometterò (di dire) molte cose; sia a me sufficiente indicare questo, in merito ai tuoi sentimenti: consegnasti a me tutto il tuo patrimonio, e, con la diligenza comune, l'abbiamo mantenuto. Ci dividemmo i compiti in questa maniera: io mi sono preso in carico la custodia della tua fortuna, tu ti sei fatta carico della custodia della mia. Tu hai fornito alla mia fuga notevoli aiuti; affinché portassi con me i tuoi gioielli, hai tolto dalla tua persona tutto l'oro e le perle, e li hai consegnati a me. Dopo aver astutamente ingannato le guardie degli avversari, hai rifornito la mia latitanza di monete e frutti. Tu proteggevi la vita di me (che ero) assente, la tua devozione mi rafforzava, la tua voce veniva emessa sempre con saldezza d'animo. Questo mio ritorno a casa, infatti, io lo devo a te non meno che all'imperatore, e devo la mia vita alla tua devozione non meno che alla misericordia di lui.
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