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Il poeta Orfeo vive in Tracia, per mezzo del suono della cetra ammansisce gli animali feroci e commuove anche le pietre. Nel giorno delle nozze una vipera morde la sposa di Orfeo, la bella ninfa Euridice. Euridice, a causa del veleno, perde la vita, e scende negli Inferi, la dimora dei defunti. Orfeo piange a lungo, rifiuta il cibo, vaga per i boschi; brama sempre la sposa. Alla fine giunge nel Tartaro, e si avvicina al trono di Proserpina, la regina degli Inferi. Orfeo canta dolcemente con la cetra, e le ombre dei morti accorrono; Cerbero, la creatura prodigiosa, resta in silenzio, e le torture dei dannati si interrompono. Il poeta commuove l'animo di Proserpina e la dea presta ascolto alle sue preghiere: Euridice viene restituita ad Orfeo, ma sulla strada dagli Inferi alla terra l'uomo non deve rivolgere gli occhi alla sposa. Orfeo, invece, a causa della gioia, trascura le parole di Proserpina e gira gli occhi: immediatamente Euridice scompare nell'aria dalla vista del marito e viene persa da Orfeo.
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Il Nilo all'inizio scorre attraverso i luoghi disabitati dell'Etiopia. Poi si dirige in Numidia, e si riunisce in Egitto presso File, che è un'isola tra le acque del fiume. Dopo File, il fiume va incontro a delle cascate: le acque percuotono scogli e rocce, e spumeggiano, e all'improvviso cadono da una grande altezza. Presso Menfi il Nilo si divide in mille torrenti e alla fine si immette nel mare attraverso sette foci. Ogni anno il Nilo esonda al di fuori degli argini, si diffonde per tutto l'Egitto, inonda i campi, e ristagna per lungo tempo. E porta sia acqua che terra: infatti ha acque fangose e torbide, e sparge il limo per i campi aridi. Il comportamento del fiume è straordinario: il Nilo infatti non erode, e non scava la terra, per cui il limo del Nilo nutre le terre e rende fertili i campi. Perciò gli agricoltori dell'Egitto non arano, ma seminano e mietono agevolmente.
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Precedentemente gli esseri umani chiedevano agli dèi immortali il fuoco, e non sapevano conservarlo nel tempo; ma, più tardi, Prometeo lo trasportò sulla terra su una bacchetta. A causa di questa azione, Mercurio, su ordine di Giove, lo legò con dei chiodi di ferro ad una roccia sul monte Caucaso, e vicino mise un'aquila che divorava il cuore di lui; quanto (essa) mangiava durante il giorno, altrettanto ricresceva durante la notte. Dopo trent'anni, Ercole uccise quest'aquila, e lo liberò.
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Narciso fu un fanciullo di straordinaria bellezza. Un giorno, i genitori consultarono l'indovino Tiresia in merito al destino del figlio e quello rispose in questo modo: Che egli non guardi mai il proprio volto, se desidera arrivare alla vecchiaia! Secondo l'opinione del padre e della madre l'indovino era bugiardo, ma i fatti (lett. : "le cose") confermarono la profezia. Un giorno Narciso, ormai giovinetto, dava la caccia agli animali selvatici nei boschi. Dato che era fortemente assetato, si fermò presso una sorgente limpida, osservò la propria immagine nell'acqua, e disse: Vedo una cosa straordinaria: non ho mai visto un volto tanto bello, né lo vedrò (mai)! Ma il fatto fu la rovina del giovane: infatti, Narciso arse d'amore per il suo volto, languì a lungo e si trattenne dal cibo e dal bere, finché non chiuse gli occhi, ed emise l'ultimo respiro.
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Socrate, un uomo di grande cultura e di eccezionale saggezza, aveva preso in moglie Santippe, la quale era una donna petulante e scorbutica. Con grande pazienza, il filosofo sopportava le continue offese della moglie. Dal momento che Socrate non prestava ascolto (lett. : "non porgeva le orecchie") alle parole della moglie, e non confutava le offese, Santippe, un giorno, non trattenne la collera, e versò un vaso pieno d'acqua sulla testa di Socrate. Il filosofo, nient'affatto adirato, con un sorriso allegro disse: Alla fine, dopo tuoni tanto grandi, è piovuto! Inoltre Socrate aveva dato una straordinaria risposta ad Alcibiade, quando quello, con grande meraviglia, gli aveva domandato: Perché non cacci da casa una donna tanto petulante? Rispose il filosofo: Se ho in casa una donna siffatta, riesco a sopportare la petulanza e le offese di tutti gli uomini. Era incredibile la pazienza dell'uomo saggio!