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IL LAMENTO DELL'ALCIONE
Versione di greco
TRADUZIONE dal libro Anthropoi - pag. 238 n. 253
TRADUZIONE letterale
L'alcione è un uccello amante della solitudine che vive continuamente sul mare.
Si dice che questa nidifichi negli scogli marini guardandosi dalla caccia degli uomini. E perciò quando stava sul punto di partorire giungeva presso un promontorio e avendo visto uno scoglio presso il mare qui nidificava. Questa essendosi allontanata per il cibo, accadde che innalzasse un vento impetuoso innalzasse le onde, e che il mare avendo sommerso il nido uccide i pulcini.
E l'alcione essendo ritornata non appena seppe della disgrazia disse: "m e infelice che, evitando la terra come insidiosa, fuggivo presso questo scoglio che era per me molto più insidioso. "
Così anche alcuni uomini che evitano i nemici si imbattono inaspettatamente in amici molto più pericolosi.
traduzione n. 2
L'alcione è un uccello che ama la solitudine vivendo sempre sul mare. Si dice che costruisca il nido sugli scogli vicini al mare per sfuggire alla caccia degli uomini. Una volta ppoichè era in procinto di deporre le uova era vicino ad un promontorio e avendo visto uno scoglio vicino al mare vi faceva il nido. Una volta quella essendosi allontanata per il cibo (per cercare cibo) arrivò un forte vento che sollevò le onde e il mare avendo sommerso il nido uccise i piccoli. E l'alcione essendo tornato, non appena venne a conoscenza della disgrazia, disse: ”Ma io misera, che per guardarmi dalla terra insidiosa mi rifugiai su questo scoglio, che si è dimostrato per me molto più infido. ” Allo stesso modo anche alcuni tra uomini guardandosi dai nemici vanno ad imbattersi in amici molto più ostili dei nemici.
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LABORIOSITA' E FORZA DEI LIGURI
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Anthropoi
INIZIO: οι Λιγυες υεμονται μεν χωραν
FINE: επ' ισηϛ τοις ανδρασιν.
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LA ZANZARA IL LEONE E IL RAGNO VERSIONE DI GRECO di Esopo TRADUZIONE dal libro Anthropoi e da altro libro TRADUZIONE anthropoi
Una zanzara andò dal leone e gli disse: “Io non ti temo e tu non sei affatto più forte di me. Non credi a ciò che ti dico? In che cosa consiste la tua forza? Graffiare con le unghie e mordere con i denti? Ma questo lo fa qualsiasi donna quando litiga col marito. Io sono molto più forte di te. Combattiamo, se vuoi”. E dato fiato alla tromba, la zanzara gli si gettò contro, punzecchiandolo intorno alle narici, in quella parte dove il muso non è protetto dai peluria. Il leone con i suoi artigli non faceva che graffiare se stesso, finché rinunciò al combattimento. Rimasta così vincitrice del leone, la zanzara suonò la tromba, cantò l’epinico e poi prese il volo. Ma andò a sbattere nella ragnatela di un ragno. E mentre questo se la succhiava, essa si lamentava, essa che, dopo aver mosso guerra ai più potenti, perì ora, per opera di un ragno, il più vile degli insetti.
TRADUZIONE alternativa
Una zanzara giungendo disse ad un leone: "non ti temo, né sei più forte di me. Infatti ti gratti con gli artigli e mordi con i denti; lo fa anche una donna litigando con il marito. Io sono molto più forte di te. Se vuoi, possiamo anche andare in battaglia. " e la zanzara suonando la tromba si slanciò, mordendo il volto senza pelo di lui attorno alle narici. E il leone si graffiò con i proprio artigli e rinunciò allo scopo. La zanzara vinto il leone, dopo aver suonato e cantato l'epinicio, volò via, ma su impigliò alla tela di un ragno e fu mangiata mentre si lamentava. Così la zanzara fece guerra contro i più grandi, ma perì a causa di un semplice animale, il ragno.
TRADUZIONE DA ALTRO LIBRO
Una zanzara andò dal leone e gli disse: “Io non ti temo e tu non sei affatto più forte di me. Non ci credi? In che cosa consiste la tua forza? Graffiare con le unghie e mordere coi denti? Ma questo lo fa qualsiasi donnetta quando litiga col marito. Io sì che sono molto più forte di te. Scendiamo pure in campo, se vuoi”. E dato fiato alla tromba, la zanzara gli si gettò contro, punzecchiandolo intorno alle narici, in quella parte dove il muso non è protetto dai peli. Il leone con i suoi artigli non faceva che graffiare se stesso, finché rinunciò al combattimento. Risultata così vincitrice del leone, la zanzara sonò la tromba, cantò l’epinicio e poi prese il volo. Ma andò a sbattere nella tela di un ragno. E mentre questo se la succhiava, essa faceva lamento, essa che, dopo aver mosso guerra ai più potenti, periva ora per opera di un ragno, il più vile degli insetti.
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ISOCRATE ESORTA GLI ATENIESI ALLA PACE
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro Anthropoi - pagina 285 numero 312
ἆρ’ οὖν ἂν ἐξαρκέσειεν ἡμῖν, εἰ τήν τε πόλινἀσφαλῶς οἰκοῖμεν καὶ τὰ περὶ τὸν βίον εὐπορώτεροιγιγνοίμεθα καὶ τά τε πρὸς ἡμᾶς αὐτοὺς ὁμονοοῖμεν καὶπαρὰ τοῖς Ἕλλησιν εὐδοκιμοῖμεν; ἐγὼ μὲν γὰρ ἡγοῦμαιτούτων ὑπαρξάντων τελέως τὴν πόλιν εὐδαιμονήσειν. ὁ μὲν τοίνυν πόλεμος ἁπάντων ἡμᾶς τῶν εἰρημένων ἀπεστέρηκεν· καὶ γὰρ πενεστέρους πεποίηκε, καὶ πολλοὺςκινδύνους ὑπομένειν ἠνάγκασε, καὶ πρὸς τοὺς Ἕλληναςδιαβέβληκε, καὶ πάντας τρόπους τεταλαιπώρηκεν ἡμᾶς. ἢν δὲ τὴν εἰρήνην ποιησώμεθα καὶ τοιούτους ἡμᾶςαὐτοὺς παράσχωμεν οἵους αἱ κοιναὶ συνθῆκαι προστάττουσι, μετὰ πολλῆς μὲν ἀσφαλείας τὴν πόλιν οἰκήσομεν, ἀπαλλαγέντες πολέμων καὶ κινδύνων καὶ ταραχῆς, εἰςἣν νῦν πρὸς ἀλλήλους καθέσταμεν, καθ’ ἑκάστην δὲ τὴνἡμέραν πρὸς εὐπορίαν ἐπιδώσομεν, ἀναπεπαυμένοι μὲντῶν εἰσφορῶν καὶ τῶν τριηραρχιῶν καὶ τῶν ἄλλων τῶνπερὶ τὸν πόλεμον λειτουργιῶν, ἀδεῶς δὲ γεωργοῦντεςκαὶ τὴν θάλατταν πλέοντες καὶ ταῖς ἄλλαις ἐργασίαιςἐπιχειροῦντες
TRADUZIONE
Non ci accontenteremo dunque di vivere nella nostra città senza paura di avere beni in quantità di esere in armonia all'interno fra di noi e di godere di un buon nome fra tutti i greci? per quanto mi riguarda credo proprio che a queste condizioni la città sarebbe perfettamente prospera. La guerra ci ha privato di tutto quello che ho appena detto perché ci ha reso più poveri ci ha costretto ad affronare molti pericoli ci ha fatto diventare il flagello di tutti i greci e ci ha torturato in ogni momento. Ma se faremo la pace ci atterremo agli ordini dei patti comuni vivremo in totale tranquillità qui nella nostra città liberi da guerre da pericoli e dal disordine interno imperante e ogni giorno faremo un passo avanti verso l'agiatezza esenti da tributi trierarchie e dalle altre liturgie che la guerra spilla a chi ne ha. Senza paura potremo coltivare i campi navigare il mare e riprendere le altre attività che ora cusa la guerra nessuno più cura.
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DURE CONDIZIONI DI PACE DEL RE ARTASERSE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE
In questo modo, quando Tiribazo invitò a presentarsi coloro che erano interessati a sottoscrivere la pace alle condizioni del Gran Re, tutti accorsero velocemente. Quando giunsero, Tiribazo mostrò a tutti i sigilli reali e lesse il testo. Questo è il contenuto: "Il re Artaserse ritiene giusto che le città d'Asia siano sua proprietà; allo stesso modo delle isole sono esclusivamente sue Cipro e Clazomene; (ritiene giusto che) tutte le città, piccole e grandi della Grecia siano autonome con l'eccezione di Lemno, Imbro e Sciro che, come per il passato, continueranno ad appartenere ad Atene. Quanti non accetteranno queste condizioni saranno miei nemici e io li combatterò, assieme a coloro che avranno sottoscritto questo accordo, con tutte le mie risorse e la mia flotta, sia per terra, sia per mare. Ascoltate queste condizioni, gli ambasciatori rientrarono nelle loro città per riferire. Tutti giurarono di accettarle, mentre i soli Tebani pretendevano di giurare a nome di tutti quanti i Beoti. A questo punto Agesilao dichiarò di non accettare il loro giuramento, se non giuravano, come prescriveva il testo del Gran Re, cioè che ogni città, grande o piccola, fosse autonoma. Gli ambasciatori dei Tebani dichiararono che non erano queste le istruzioni che erano state loro date. Allora Agesilao disse: "Andate e informatevi; riferite però anche questo: se rifiuteranno, verranno esclusi dalla pace. Ed essi partirono. Agesilao, per la sua ostilità nei confronti di Tebe, non perse tempo e, dopo aver fatto opera di convinzione sugli efori, fece immediatamente i sacrifici necessari. Poichè questi furono favorevoli, giunse fino a Tegea e da qui mandò fra i perieci dei cavalieri per convincerli ad arruolarsi con lui, e inviò anche degli xenaghi nelle città. Prima ancora che partisse da Tegea, giunsero gli ambasciatori tebani, che si dichiararono disposti a riconoscere l'autonomia delle città beotiche. I Corinzi indugiavano ad allontanare la guarnigione argiva; Agesilao minacciò di fargli guerra se non avessero subito allontanato gli Argivi e se questi non se ne fossero andati immediatamente. Quando, impauriti, gli Argivi lasciarono Corinto e la città ritornò autonoma, anche gli autori della strage l'abbandonarono spontaneamente, assieme ai loro complici; gli altri cittadini accolsero con entusiasmo coloro che erano stati esiliati. Dopo questi avvenimenti, quando tutte le città ebbero giurato di rispettare le condizioni imposte dal Re, furono congedati sia gli eserciti, sia gli equipaggi. Questa fu, per gli Spartani, per gli Ateniesi, per i loro alleati, la prima pace dopo la guerra combattuta dopo la distruzione delle Lunghe Mura. Mentre durante il conflitto vi era stato un sostanziale equilibrio fra le forze, ora invece gli Spartani si avvantaggiarono dalla Pace detta di Antalcida. Assunto il ruolo di garanti della pace imposta dal re e assicurando l'autonomia alle città, ottennero l'alleanza di Corinto, resero le città della Beozia autonome rispetto a Tebe, cosa a cui da tempo aspiravano, e posero fine ai tentativi di Argo di impadronirsi di Corinto, con la minaccia di attaccarli se non avessero abbandonato la città