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UNA CONGIURA SVENTATA ALLA FERMEZZA DI DARIO
VERSIONE DI GRECO di Eliano
TRADUZIONE dal libro Anthropoi
TRADUZIONE
Aribazo dell’Ironia, cospirava contro il re Dario con altri uomini non sconosciuti nella Persia; il complotto era durante la caccia. Alcuni preannunciarono a Dario il complotto. Egli non si spaventò ma ordinò agli alleati di catturare gli opliti e i cavalli e ordinò d tendere i giavellotti e fissando con lo sguardo penetrante disse: ” perché dunque non compiete il vostro progetto?”. Coloro che videro respinsero lo sguardo inflessibile della furia dell’uomo. Il dio trattenne gli uomini; così respinsero le lance, saltarono giù da cavallo, omaggiarono Dario e si rimisero alla volontà del re. Dario li rimandò indietro verso i confini dell’india e verso la Scizia; e quelli fedeli al re si accontentarono, avendo memoria del beneficio.
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c'era poi anche ciro pittosto loquace, contemporaneamente per la giovane età, per il fatto che era costretto dal maestro a formulare discorsi e ad apprendere dagli altri e giudicare, poi anche per il suo essere avido di conoscenza. dalla loquacità di ciro non traspariva coraggio, ma semplicità e affetto, cosicchè coloro che lo frequentavano desideravano ancor più ascoltare il fanciullo. così il tempo portò avanti ciro con la grandezza fino all'età del suo essere adoloscente, da una parte adoperava parole più rare e con voce più tranquilla, dall'altra diventava pieno di pudore al punto da arrossire anche quando si imbatteva nei più anziani. così quando era più tranquillo, nelle conversazioni era del tutto amabile.
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GLI ATENIESI SI APPRESTANO ALLA RESA
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Anthropoi
INIZIO: Οι δ Αθηναιοι πολιορκουμενοι κατα γην και κατα θαλατταν ηπορουν τι χρη ποιειν...
FINE: Ο δε αυτους εις Λακεδαιμονα εκελευεν ερχεσθαι· ου γαρ ειναι κυριος αυτος.
TRADUZIONE
Assediati per terra e per mare, gli Ateniesi non sapevano che fare, non avendo più navi né alleati né viveri; pensavano che fosse per loro ormai inevitabile subire la stessa sorte inflitta agli abitanti di tante piccole città non per vendicare un torto, ma per pura prepotenza, non avendo essi altra colpa che quella di essere alleati di Sparta. Per questo, restituito il diritto di cittadinanza a chi ne era stato privato, continuavano a resistere, e anche se molti in città morivano di fame, rifiutavano di trattare la resa. Ma quando vennero a mancare ormai del tutto i viveri, inviarono un'ambasceria ad Agide, dichiarando di essere disposti ad allearsi con Sparta a patto di conservare le mura e il Pireo, e a concludere il trattato solo a queste condizioni. Ma egli li mandò a Sparta, dicendo che non aveva l'autorità per decidere. Gli ambasciatori riportarono la risposta ad Atene e furono inviati a Sparta. Quando però furono a Sellasia, ai confini della Laconia, e gli efori vennero a sapere che le loro proposte erano le stesse già presentate ad Agide, ordinarono loro di andarsene immediatamente: se proprio volevano la pace, ritornassero dopo essersi meglio consigliati. Tornati in patria, gli ambasciatori riferirono il messaggio alla città e tutti furono presi da grande sconforto, perché pensavano che sarebbero stati ridotti in schiavitù e che, in attesa dell'esito di un'altra ambasceria, molti sarebbero morti di fame. Ma nessuno osava presentare proposte sulla distruzione delle mura, perché Arche-strato, quando aveva dichiarato in Consiglio che era meglio fare la pace con gli Spartani alle condizioni da loro offerte, venne arrestato; le condizioni erano appunto di abbattere dieci stadi delle Lunghe Mura da entrambi i lati. E fu approvato un decreto che vietava di presentare proposte su quest'argomento. Così stando le cose, Teramene dichiarò in Assemblea che, se erano disposti a inviarlo presso Lisandro, sarebbe tornato sapendo se gli Spartani insistevano sulla questione delle mura perché volevano ridurre in schiavitù la città o per avere una garanzia. Venne quindi mandato, e si trattenne presso Lisandro più di tre mesi, aspettando il momento in cui gli Ateniesi, per l'assoluta mancanza di viveri, avrebbero accettato qualsiasi condizione. II quarto mese ritornò e riferì in Assemblea che Lisandro l'aveva trattenuto fino ad allora, esortandolo poi ad andare a Sparta perché non aveva l'autorità per rispondere alle sue domande, ma toccava agli efori. Fu quindi nominato ambasciatore con pieni poteri e inviato a Sparta insieme on altri nove. Intanto Lisandro mandò Aristotele, un esule ateniese, insieme con altri Spartani, a riferire agli efori la risposta data a Teramene: che spettava a loro decidere in fatto di pace e di guerra. Quando Teramene e gli altri dell'ambasceria furono a Sellasia, interrogati a che titolo fossero venuti, risposero che avevano piena autorità per trattare la pace, quindi gli efori diedero ordine di farli passare. Al loro arrivo convocarono un'assemblea30 in cui soprattutto Corinzi e Tebani, ma anche molti altri Greci, si opposero alle trattative con Atene, proponendo di distruggerla. Gli Spartani, invece, dichiararono che non avrebbero ridotto in schiavitù una città greca che aveva reso alla Grecia grandi servigi nei momenti di maggior pericolo, ma erano anzi disposti a concludere la pace a queste condizioni: che gli Ateniesi abbattessero le Lunghe Mura e le fortificazioni del Pireo; consegnassero la flotta, escluse dodici navi; riammettessero in patria i fuorusciti; riconoscessero gli stessi nemici e amici degli Spartani, seguendo questi ultimi per terra e per mare, dovunque li guidassero.
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I Greci marciano tra le nevi dell' Armenia
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Anthropoi vs 328 pag. 292
ἐλείποντο δὲ τῶν στρατιωτῶν οἵ τε διεφθαρμένοι ὑπὸ τῆς χιόνος τοὺς ὀφθαλμοὺς οἵ τε ὑπὸ τοῦ ψύχους τοὺς δακτύλους τῶν ποδῶν ἀποσεσηπότες. ἦν δὲ τοῖς μὲν ὀφθαλμοῖς ἐπικούρημα τῆς χιόνος εἴ τις μέλαν τι ἔχων πρὸ τῶν ὀφθαλμῶν ἐπορεύετο, τῶν δὲ ποδῶν εἴ τις κινοῖτο καὶ μηδέποτε ἡσυχίαν ἔχοι καὶ εἰς τὴν νύκτα ὑπολύοιτο· ὅσοι δὲ ὑποδεδεμένοι ἐκοιμῶντο, εἰσεδύοντο εἰς τοὺς πόδας οἱ ἱμάντες καὶ τὰ ὑποδήματα περιεπήγνυντο· καὶ γὰρ ἦσαν, ἐπειδὴ ἐπέλιπε τὰ ἀρχαῖα ὑποδήματα, καρβάτιναι πεποιημέναι ἐκ τῶν νεοδάρτων βοῶν. διὰ τὰς τοιαύτας οὖν ἀνάγκας ὑπελείποντό τινες τῶν στρατιωτῶν· καὶ ἰδόντες μέλαν τι χωρίον διὰ τὸ ἐκλελοιπέναι αὐτόθι τὴν χιόνα εἴκαζον τετηκέναι· καὶ ἐτετήκει διὰ κρήνην τινὰ ἣ πλησίον ἦν ἀτμίζουσα ἐν νάπῃ. ἐνταῦθ᾽ ἐκτραπόμενοι ἐκάθηντο καὶ οὐκ ἔφασαν πορεύεσθαι. ὁ δὲ Ξενοφῶν ἔχων ὀπισθοφύλακας ὡς ᾔσθετο, ἐδεῖτο αὐτῶν πάσῃ τέχνῃ καὶ μηχανῇ μὴ ἀπολείπεσθαι, λέγων ὅτι ἕπονται πολλοὶ πολέμιοι συνειλεγμένοι, καὶ τελευτῶν ἐχαλέπαινεν. οἱ δὲ σφάττειν ἐκέλευον· οὐ γὰρ ἂν δύνασθαι πορευθῆναι.
TRADUZIONE n. 1
Venivano abbandonati tra i soldati quelli che avevano gli occhi rovinati (= abbacinati) dalla neve e quelli che avevano le dita dei piedi imputridite dalla cancrena per il freddo. Vi era dunque per gli occhi una protezione contro la neve, se uno marciava avendo qualcosa di nero a difesa degli occhi, a difesa dei piedi se uno avesse avanzato e non avesse avuto mai riposo e avesse sciolto i calzari al cader della notte. (A) Quelli dunque (che) si mettevano a giacere (per riposare) calzati, penetravano nei piedi le cinghie e si congelavano i calzari. E infatti, dopo che erano venuti meno (lett. vennero meno) gli antichi calzari, erano state fabbricate delle carbatine fatte di pelle di buoi scuoiati di recente (lett. dai buoi scuoiati di recente). A causa di tali necessità (= forze maggiori) alcuni dei soldati erano lasciati indietro. E avendo visto una certa zona nera a causa dell’essere stata lasciata senza (sott. neve), lì supponevano che la neve si fosse sciolta. E si era sciolta a causa di una certa sorgente la quale era vicino, esalante vapori in una valle boscosa. Ed essendosi volti di là vi si sedevano e dissero che non avrebbero proseguito.
TRADUZIONE n. 2
Furono abbandonati al loro destino i soldati rimasti abbacinati dal riverbero della neve e chi aveva le dita dei piedi incancrenite dal gelo. Per gli occhi c'era un rimedio contro il bagliore della neve, se si proseguiva la marcia bendandoli con stoffa nera. Per i piedi invece bisognava muoversi, non stare mai fermi e, prima di addormentarsi, slacciare i calzari. Se infatti si dormiva senza slegarli, i lacci penetravano nella carne e i calzari si gelavano tutt'attorno al piede. Si trattava di calzature di pelle di bue, scuoiata di recente e non conciata, cui i soldati erano ricorsi dopo essersi sbarazzati dei vecchi calzari. Nella morsa di tali sciagure, alcuni soldati restarono indietro: quando videro una zona scura, senza tracce di neve, congetturarono che si fosse sciolta - come in effetti era accaduto - per via di una sorgente calda, che era nelle vicinanze ed esalava vapori nella valle. Piegarono in quella direzione, si sedettero e si rifiutarono di proseguire. Senofonte con la retroguardia, come se ne accorse, cominciò a pregarli in ogni modo e maniera di non rimaner staccati dal grosso dell'esercito, spiegando che una gran moltitudine di nemici si era radunata ed era sulle loro tracce; alla fine giunse anche a rimproverarli aspramente. Per tutta risposta dicevano che li uccidesse pure, ma non riuscivano più a muovere un passo.
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I MENAGIRTI VERSIONE DI GRECO di Esopo TRADUZIONE dal libro Anthropoi
Μηναγύρται ὄνον ἔχοντες τούτῳ εἰώθεσαν τὰ σκεύη ἐπιτιθέντες ὁδοιπορεῖν. Καὶ δή ποτε ἀποθανόντος αὐτοῦ ἀπὸ κόπου, ἐκδείραντες αὐτόν, ἐκ τοῦ δέρματος τύμπανα κατεσκεύασαν καὶ τούτοις ἔχρωντο. Ἑτέρων δὲ αὐτοῖς μηναγυρτῶν ἀπαντησάντων καὶ πυνθανομένων αὐτῶν ποῦ εἴη ὁ ὄνος, ἔφασαν τεθνηκέναι μὲν αὐτόν, πληγὰς δὲ τοσαύτας λαμβάνειν ὅσας ποτὲ οὐδὲ ζῶν ὑπέμεινεν. Οὕτω καὶ τῶν οἰκετῶν ἕνιοι, καίπερ τῆς δουλείας ἀφειμένοι, τῶν δουλικῶν ἀρχῶν οὐκ ἀπαλλάττονται.
Avendo i menagirti un asino, erano soliti viaggiare caricandolo con bagagli. Un giorno morendo questo (l'asino) per la fatica, lo scuoiavano e con la pelle fabbricavano dei tamburi e si servivano di questi. Allorchè una volta avvicinandosi altri menagirti domandavano a quelli dove fosse l'asino e quelli rispondevano: "Il misero non vive più, riceve percosse tanto forti che non tollerava neppure in vita". Così anche alcuni dei servi, sebbene liberatisi dalla schiavitù, non si liberano delle fatiche servili.
- Rapporti di forze tra greci e barbari - versione greco Senofonte da Anthropoi
- Iambulo esploratore involontario - versione greco Diodoro Siculo da Anthropoi
- Il sacerdote egiziano pronuncia l'elogio rituale del sovrano - versione greco Diodoro Siculo da Anth
- L'agricoltura rende buoni cittadini - versione greco Senofonte da Anthropoi