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Teseo e Arianna - versione di Diodoro Siculo
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Annibale ricorda le sue gesta
versione greco di Luciano dal Libro: Askesis
"Io dunque essendomi mosso con pochi verso l'Iberia essendo dapprima luogotenente del fratello fui stimato degno delle più grandi cose essendo stato stimato il migliore, e ridussi in mio potere anche i Celtiberi e dominai sui Galli occidentali e avendo oltrepassato tutti quanti i grandi monti attorno all'Eridano saccheggiai e distrussi tanto grandi città e conquistai l'Italia pianeggiante e giunsi fino ai sobborghi della città vicina e uccisi in un giorno così tanti (uomini), che misurai i loro anelli in medimni e formai un passaggio a guisa di ponte sui fiumi con i cadaveri. E feci tutte queste cose pur non essendo nominato figlio di Ammone né pretendendo di essere un dio o narrando i sogni della madre, ma riconoscendo di essere un uomo, e misurandomi con i più esperti strateghi e combattendo contro i più battaglieri soldati.
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Il coraggio dei nostri antenati nella battaglia di Salamina
versione di greco libro Askesis e libro Remata
Chi tra gli dei non avrebbe avuto compassione di loro per la grandezza del pericolo? o chi tra gli uomini non avrebbe pianto? Chi non si sarebbe rallegrato con loro x il coraggio? Dunque quelli furono di gran lunga superiori per valore a tutti gli uomini sia nelle decisioni che nei pericoli della guerra, abbandonando la città, imbarcatisi e schierando le anime di quelli che erano poche contro la moltitudine deglia asiatici. Dimostrarono a tutti gli uomini vincendo nella battaglia navale, che era meglio correre pericolo con pochi per la libertà piuttosto che con molti essendo sottomessi al re per la loro schiavtù. E infatti chi tra gli altri greci avrebbe potuto contendere con loro per intelligenza numero e valore?
Traduzione n. 2
Tra gli dei, chi non avrebbe potuto avere compassione di quelli per la grandezza del pericolo? O chi tra gli uomini non avrebbe pianto? O chi non li avrebbe ammirati per il coraggio? Senza dubbio quelli si distinsero molto di più da tutti gli uomini per la virtù, sia nei consigli, che nei pericoli di guerra, prima abbandonando la città, poi imbarcandosi sulle navi e schierando i loro uomini che sono pochi, contro la gran moltitudine dell'Asia. Dimostrarono a tutti gli uomini, avendo vinto nel combattimento navale, che è preferibile combattere con pochi per la libertà, piuttosto che con molti sudditi per la loro schiavitù. Quelli per la libertà dei greci fornirono le cose più numerose e più belle, lo stratega Temistocle, la maggior parte delle navi degli altri alleati e gli uomini più esperti. E infatti tra gli altri greci, chi avrebbe potuto gareggiare con quelli, per l'ingegno, la moltitudine e la virtù?
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Annibale ricorda le sue gesta
versione greco di Luciano dal Libro: Askesis
"Io dunque essendomi mosso con pochi verso l'Iberia essendo dapprima luogotenente del fratello fui stimato degno delle più grandi cose essendo stato stimato il migliore, e ridussi in mio potere anche i Celtiberi e dominai sui Galli occidentali e avendo oltrepassato tutti quanti i grandi monti attorno all'Eridano saccheggiai e distrussi tanto grandi città e conquistai l'Italia pianeggiante e giunsi fino ai sobborghi della città vicina e uccisi in un giorno così tanti (uomini), che misurai i loro anelli in medimni e formai un passaggio a guisa di ponte sui fiumi con i cadaveri. E feci tutte queste cose pur non essendo nominato figlio di Ammone né pretendendo di essere un dio o narrando i sogni della madre, ma riconoscendo di essere un uomo, e misurandomi con i più esperti strateghi e combattendo contro i più battaglieri soldati.
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Annibale ricorda le sue gesta
versione greco di Luciano dal Libro: Askesis
"Io dunque essendomi mosso con pochi verso l'Iberia essendo dapprima luogotenente del fratello fui stimato degno delle più grandi cose essendo stato stimato il migliore, e ridussi in mio potere anche i Celtiberi e dominai sui Galli occidentali e avendo oltrepassato tutti quanti i grandi monti attorno all'Eridano saccheggiai e distrussi tanto grandi città e conquistai l'Italia pianeggiante e giunsi fino ai sobborghi della città vicina e uccisi in un giorno così tanti (uomini), che misurai i loro anelli in medimni e formai un passaggio a guisa di ponte sui fiumi con i cadaveri. E feci tutte queste cose pur non essendo nominato figlio di Ammone né pretendendo di essere un dio o narrando i sogni della madre, ma riconoscendo di essere un uomo, e misurandomi con i più esperti strateghi e combattendo contro i più battaglieri soldati.