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Agatocle tiranno di Siracusa
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro Askesis n°75 pag. 143
Inizio: Μάλιστα δὲ πάντων ἐπεπòλασεν ἡ πρòς τάς μοναρχìας ὁρμὴ περì Σικελìαν πρò τοῦ Ῥωμαìους κυριεῦσαι ταύτης τῆς νὴσου...
Fine: ... ὕβρεως δὲ καì σφαγῆς ἐμπλῆσαι τάς κατά Σικελìαν πòλεις.
TRADUZIONE
Quando i Romani si impadronirono di quelle isole in Sicilia, tra tutte prevalse maggiormente l'impronta delle monarchie; infatti le città indignate dai governanti democratici fino a quel momento rendevano potenti i deboli finchè diventarono padroni di coloro che furono ingannati. Il caso più lampante è quello di Agatocle che divenne tiranno dei Siracusani, usando i mezzi più brevi, ma trascinando nelle sciagure più grandi non solo Siracusa ma tutta la Sicilia e la Libia. Per difficoltà di vita e debolezza di condizioni, dopo aver praticato l'arte ceramica, giunse a così tanta potenza e nello stesso tempo di efferatezza da aver sottomesso la più grande e la più bella di tutte le isole, da conquistare per qualche tempo la maggior parte della Libia e parte dell'Italia, ma di aver riempito le città della Sicilia di violenza e stragi.
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La peste si diffonde in Atene
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Askesis, n° 228 pag. 288
TRADUZIONE
La peste dunque iniziò dapprima, come si dice, dall'Etiopia, al di là dell'Egitto, poi scese in Egitto e Libia e nella maggior parte del territorio del Re. Irruppe improvvisamente nella città degli Ateniesi e inizialmente colpì gli uomini del Pireo, tanto che fu da loro sparsa la voce che i Peloponnesiaci avevano gettato dei veleni nei pozzi; infatti, proprio lì non c'erano ancora sorgenti d'acqua. In seguito, la peste giunse anche nella città alta e già morivano molto di più. Dica pure riguardo alla malattia secondo quanto conosce sia il medico che il comune cittadino, da che cosa era verosimile che essa stessa si fosse originata e quali cause di un tale cambiamento ritiene siano in grado maggiormente di riconoscerla avendo saputo prima qualcosa, se mai e di nuovo colpisse; mostrerò queste cose, essendomi io stesso ammalato e avendo visto altri essere malati.
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L'uomo è padrone solo di se stesso
VERSIONE DI GRECO di Marco Aurelio
TRADUZIONE dal libro Askesis
Inizio: "Καν τρισχιλια ετη βιωσεσθαι μελλῃς..."
Fine: "...ο μη εχει τις, ουκ αποβαλλει"
TRADUZIONE
Anche se tu dovessi vivere tremila anni e dieci volte altrettanto, in ogni caso ricorda che nessuno perde altra vita se non questa che sta vivendo, né vive altra vita se non questa che va perdendo. Pertanto la durata più lunga e la più breve coincidono. Infatti il presente è uguale per tutti e quindi ciò che si consuma è uguale e la perdita risulta, così, insignificante. Perché nessuno può perdere il passato né il futuro: come si può essere privati di quello che non si possiede? Ricordare sempre, quindi, questi due punti: il primo, che tutto, dall'eternità, è della medesima specie e ciclicamente ritorna, e non fa alcuna differenza se si vedranno le stesse cose nello spazio di cento o di duecento anni o nell'infinità del tempo; il secondo, che sia chi vive moltissimi anni sia chi dopo brevissimo tempo è già morto subiscono una perdita uguale. È solo il presente, infatti, ciò di cui possono essere privati, poiché è anche l'unica cosa che possiedono, e uno non perde quello che non ha
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Un fatto prodigioso a Maratona
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Askesis
Εν ταύτη τη εν Μαραθώνι μάχη απέθανον των βαρβάρων κατά εξακισχιλίους και τετρακοσίους άνδρας, Αθηναίων δε εκατόν και ενενήκοντα και δύο έπεσον μεν αμφοτέρων τοσούτοι. Συνήνεικε δε αυτόθι θώμα γενέσθαι τοιόνδε Αθηναίον άνδρα Επίζηλον τον Κουφαγόρεω εν τη συστάσι μαχόμενόν τε και άνδρα γινόμενον αγαθόν των ομμάτων στερηθήναι, ούτε πληγέντα ουδέν του σώματος ούτε βληθέντα, και το λοιπόν της ζόης διατελέειν από τούτου του χρόνου εόντα τυφλόν. Λέγειν δε αυτόν περί του πάθεος ήκουσα τοιόνδε τινά λόγον άνδρα οι δοκέειν οπλίτην αντιστήναι μέγαν, του το γένειον την ασπίδα πάσα σκιάζειν, το δε φάσμα τούτο εωυτόν μεν παρεξελθείν, τον δε εωυτου παραστάτην αποκτείναι. Ταύτα μεν δη Επίζηλον επυθόμην λέγειν.
TRADUZIONE
Nella battaglia di Maratona morirono 6400 barbari circa e 192 Ateniesi. Tanti caddero da una parte e dall'altra; lì accadde pure un fatto prodigioso: un soldato ateniese, Epizelo figlio di Cufagora, mentre combatteva nella mischia comportandosi da valoroso, perse la vista, senza essere stato ferito o colpito da lontano in alcuna parte del corpo, e, da allora in poi, per tutto il resto della sua vita, rimase cieco. Ho sentito dire che lui a proposito della sua disgrazia raccontava così: a Epizelo era parso di avere di fronte un oplita gigantesco, la cui barba faceva ombra a tutto lo scudo; questa apparizione gli era poi solo passata accanto, ma aveva abbattuto il soldato al suo fianco. Così, mi dissero, raccontava Epizelo
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Solone e Creso
Versione di Erodoto TRADUZIONE dal libro Askesis
Essendo giunto veniva ospitato da Creso tra le sue ricchezze; il terzo o il quarto giorno, Creso avendo ordinato ai ai servitori di condurre Solone verso i tesori e di fargli tuto ciò che era grande e splendido. Avendo guardato ogni cosae avendo ammirato, quando stavano al momento giusto, Creso disse: "Oh straniero ateniese, presso di noi infatti si è fatto un gran parlare di te e della tua saggezza e del tuo viaggiare, poiché per il tuo amore per il sapere hai visitato molte terre; quindi giunse a me il desiderio di sapere se hai visto uno (che sia) il più felice di tutti. " Quello sperando di essere il più felice degli uomini chiedeva queste cose, Solone non avendolo adulato, ma essendosi servito della realtà, disse: "Oh re, l'ateniese Tello".