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Antigone
Libro: Gymnasion
Essendo di eteocle il regno di tebe e dopo un anno esso (divenne) di polinice secondo il patto Eteocle non si attenne al patto e polinice attaccò tebe con l'esercito degli argivi. Morti i fratelli in battaglia, creonte il capo degli argivi comandò che i morti rimanessero insepolti fuori dealle mura. Alla morte li comincia a seppellire essere punita (controllare questa frase). Antigone la legge nella seplultura che era ritenuta vantaggiosa o proclamata dal re il fratello polinice seppellì ricoprendolo di polvere. Dunque avendo interrogato da padre di creonte se a amava più i morti or rispettava la vita.
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Il piano di Ulisse
Autore: Sconosciuto versione di greco
Mentre gli Achei prendevano d'assedio (Ilio=) Troia, Odisseo si manifestava ai più valorosi come un guerriero e anche come un consigliere molto saggio. Poichè erano trascorsi 10 anni dall’inizio della guerra e poiché gli Achei erano (pres. storico) in difficoltà e poiché non erano a conoscenza se gli achei andassero in patria con le navi o indugiassero ancora combattendo, Odisseo consigliava di riempire il cavallo di legno, vuoto al (suo) interno, e di (farlo) colmo di eroi: (infatti) Odisseo affermava "Noi lasceremo questo (cavallo) sulla riva del mare, simuleremo una fuga e ci allontaneremo verso Tenedo". Allora i troiani quando vedranno la pianura senza nemici porteranno di sicuro verso l'acropoli il cavallo quale simbolo della vittoriai. Nottetempo i nostri eroi (che saranno) nel ventre cavo dell’animale, usciranno e ucideranno le guardie che dormono (e poi) apriranno le porte. In quel momento noi entreremo in città tutti insieme, raseremo al suolo e bruceremo Troia.
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Arione - versione greco Luciano
Gymnasion 2 n. 178 p. 118 - antropon Odoi
Ο Περιανδρος εχαιρε τω Αριονι και πολλακις μετεπεμπετο αυτον επι τη τεχνη· ο δε πλουτησας παρα του τυραννου επεθυμησε, πλευσας οικαδε ες την Μηθυμναν, αναφαινειν τον πλουτον και επιβας πορθμειου τινος κακουργων ανδρων, ως εδηλωσε πολυν αγων χρυσον τε και αργυρον, επει κατα μεσον το Αιγαιον εγενοντο, επιβουλευουσιν αυτω οι ναυται. Ο δε· «Επει ταυτα υμιν δεδοκται» εφη, «αλλα την σκευην αναλαβοντα με και ασαντα θρηνον τινα επ' εμαυτω εκοντα εασατε ριψαι εμαυτον». Επετρεψαν οι ναυται και ανελαβε την σκευην και ησε πανυ λιγυρον, και επεσεν εις την θαλασσαν ως αυτικα παντως αποθανουμενος· δελφις δε υπολαβων αυτον εξηνεγκεν επι Ταιναρον.
Si compiaceva Periandro di Arione e spesso lo chiamava per l'arte (del cantare), e costui, arricchito dal tiranno, desiderò far ritorno per nave a Metimna, la (sua adorata) patria, e mostrare la ricchezza (che con la sua arte si era procurato); e, dopo che si fu imbarcato su una nave di uomini malvagi, poiché svelò che portava molto oro ed argento, appena giunsero in mezzo all’Egeo, i marinai gli tendono un’insidia; e quello: "Poiché avete deciso queste cose”, disse, “permettete almeno che io, dopo avere indossato il costume ed aver cantato un lamento funebre per me stesso, mi getti (in mare) spontaneamente". I marinai concessero (quest cosa), e costui indossò il costume e cantò con voce assai melodiosa, e cadde in mare assolutamente convinto di morire all’istante; avendolo un delfino preso in groppa, portò (Arione) fino al Tènaro.
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IL PORTO DI CALPE
Libro: Gymnasion
L’ameno porto di Calpe è una regione che è posta davanti al mare. Una fonte d’acqua dolcissima e abbondante scorre verso il mare; qui il legname, copiosissimo e bellissimo, è adatto per costruire naviIl promontorio folto verso il mare è pieno di ogni specie e grandi alberi. Il territorio restante è bellissimo e ci sono molti villaggi e ben abitati. La terra produce orzo e grano e legumi e frumento e sesamo e fichi in quantità e uve dolcissime.
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Arione
Autore: Luciano
Gymnasion vol. 2 n. 178 pag. 118
Si compiaceva Periandro di Arione e spesso lo chiamava per l'arte (del cantare), e costui, arricchito dal tiranno, desiderò far ritorno per nave a Metimna, la (sua adorata) patria, e mostrare la ricchezza (che con la sua arte si era procurato); e, dopo che si fu imbarcato su una nave di uomini malvagi, poiché svelò che portava molto oro ed argento, appena giunsero in mezzo all’Egeo, i marinai gli tendono un’insidia; e quello: "Poiché avete deciso queste cose”, disse, “permettete almeno che io, dopo avere indossato il costume ed aver cantato un lamento funebre per me stesso, mi getti (in mare) spontaneamente". I marinai concessero (quest cosa), e costui indossò il costume e cantò con voce assai melodiosa, e cadde in mare assolutamente convinto di morire all’istante; avendolo un delfino preso in groppa, portò (Arione) fino al Tènaro.