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Isocrate esorta gli ateniesi a tornare alla costituzione
di un tempo versione greco Isocrate
testo greco non pervenuto
Infatti nient'altro che la costituzione è l'anima della città, avente un potere tanto grande quanto il pensiero nel corpo. Questa infatti è quella che prende decisioni su tutti e da una parte custodendo i beni dall'altra evitando le disgrazie. è necessario che sia le leggi sia i detti sia i singoli individui siano resi uguali da questa e che ciascuno faccia in modo tale secondo la costituzione che ha. Nonostante questa è stata alterata, noi non ci preoccupiamo né esaminiamo come restaurarla; ma sedendo nelle botteghe discutiamo sulle cose come stano e diciamo che giammai in una democrazia eravamo stati governati peggio, mentre nelle questioni e nei concetti che abbiamo piuttosto amiamo questa poiché ci è stata lasciata in eredità dagli antenati.
Gli spartani per cupidigia di dominio hanno superato gli ateniesi nell'ingiustizia - Isocrate versio
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Gli spartani per cupidigia di dominio hanno
superato gli ateniesi nell'ingiustizia
versione greco Isocrate
Καὶ γὰρ οἱ πρόγονοι τοιούτους αὑτοὺς παρασχόντες τήν τε πόλιν εὐδαιμονεστάτην τοῖς ἐπιγιγνομένοις παρέδοσαν καὶ τῆς αὑτῶν ἀρετῆς ἀθάνατον τὴν μνήμην κατέλιπον. Ἐξ ὧν ἀμφότερα ῥᾴδιόν ἐστι καταμαθεῖν, καὶ τὴν χώραν ἡμῶν, ὅτι δύναται τρέφειν ἄνδρας ἀμείνους τῶν ἄλλων, καὶ τὴν καλουμένην μὲν ἀρχὴν οὖσαν δὲ συμφοράν, ὅτι πέφυκε χείρους ἅπαντας ποιεῖν τοὺς χρωμένους αὐτῇ. Μέγιστον δὲ τεκμήριον· οὐ γὰρ μόνον ἡμᾶς ἀλλὰ καὶ τὴν Λακεδαιμονίων πόλιν διέφθειρεν, ὥστε τοῖς εἰθισμένοις ἐπαινεῖν τὰς ἐκείνων ἀρετὰς οὐχ οἷόν τ' ἐστὶν εἰπεῖν τοῦτον τὸν λόγον, ὡς ἡμεῖς μὲν διὰ τὸ δημοκρατεῖσθαι κακῶς ἐχρησάμεθα τοῖς πράγμασιν, εἰ δὲ Λακεδαιμόνιοι ταύτην τὴν δύναμιν παρέλαβον, εὐδαίμονας ἂν καὶ τοὺς ἄλλους καὶ σφᾶς αὐτοὺς ἐποίησαν. Πολὺ γὰρ θᾶττον ἐν ἐκείνοις ἐπεδείξατο τὴν φύσιν τὴν αὑτῆς· τὴν γὰρ πολιτείαν ἣν ἐν ἑπτακοσίοις ἔτεσιν οὐδεὶς οἶδεν οὔθ' ὑπὸ κινδύνων οὔθ' ὑπὸ συμφορῶν κινηθεῖσαν, ταύτην ἐν ὀλίγῳ σαλεῦσαι καὶ λυθῆναι παρὰ μικρὸν ἐποίησεν. Ἀντὶ γὰρ τῶν καθεστώτων παρ' αὐτοῖς ἐπιτηδευμάτων τοὺς μὲν ἰδιώτας ἐνέπλησεν ἀδικίας, ῥᾳθυμίας, ἀνομίας, φιλαργυρίας, τὸ δὲ κοινὸν τῆς πόλεως ὑπεροψίας μὲν τῶν συμμάχων, ἐπιθυμίας δὲ τῶν ἀλλοτρίων, ὀλιγωρίας δὲ τῶν ὅρκων καὶ τῶν συνθηκῶν.
I nostri antentati che ci dettero un tale esempio consegnarono ai discendenti una città floridissima e lasciarono un immortale ricordo della loro virtù. E' quindi facile capire due cose: primo che la nostra terra è in grado di nutrire gli uomini migliori del mondo e, secondo, che il cosiddetto impero, in realtà un flagello, ha la caratteristica naturale di rendere peggiori quanti lo possiedono. E la prova migliore di ciò è che non ha rovinato soltanto noi ma anche gli spartani al punto che i loro ammiratori di sempre non possono fare il solito discorso: che noi, impediti del nostro regime democratico, non riusciamo a sfruttare al meglio la situazione, ma se gli spartani avessero avuto il nostro potere, avrebbero senz'altro fatto la felicità loro e di tutti gli altri. Non possono dirlo perché questo potere ha dimostrato la propria natura più velocemente in loro che in noi: in breve tempo ha tempestato fino al naufragio uno stato che in settecento anni nessuno ricorda sia stato sballottato dalla minima ondata di disgrazie. Infatti distruggendo le tradizioni avite, l'impoero ha annegato gli individui nell'ingiustizia, nell'apatia, nell'illegalità e nell'avidità, e ha sprofondato lo stato nel disprezzo per gli alleati, nel desiderio dei beni altrui, nell'infedeltà ai giuramenti e ai trattati.
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Gli spartani persero la loro Egemonia sulla Grecia
versione greco Isocrate traduzione libro sophia
Οὗτοι γὰρ ἄρχοντες τῶν Ἑλλήνων, οὐ πολὺς χρόνος ἐξ οὗ, καὶ κατὰ γῆν καὶ κατὰ θάλατταν, εἰς τοσαύτην μεταβολὴν ἦλθον, ἐπειδὴ τὴν μάχην ἡττήθησαν τὴν ἐν Λεύκτροις, ὥστ' ἀπεστερήθησαν μὲν τῆς ἐν τοῖς Ἕλλησι δυναστείας, τοιούτους δ' ἄνδρας ἀπώλεσαν σφῶν αὐτῶν, οἳ προῃροῦντο τεθνάναι μᾶλλον ἢ ζῆν ἡττηθέντες ὧν πρότερον ἐδέσποζον. Πρὸς δὲ τούτοις ἐπεῖδον Πελοποννησίους ἅπαντας τοὺς πρότερον μεθ' αὑτῶν ἐπὶ τοὺς ἄλλους ἀκολουθοῦντας, τούτους μετὰ Θηβαίων εἰς τὴν αὑτῶν εἰσβαλόντας, πρὸς οὓς ἠναγκάσθησαν διακινδυνεύειν οὐκ ἐν τῇ χώρᾳ περὶ τῶν καρπῶν, ἀλλ' ἐν μέση τῇ πόλει πρὸς αὐτοῖς τοῖς ἀρχείοις περὶ παίδων καὶ γυναικῶν τοιοῦτον κίνδυνον, ὃν μὴ κατορθώσαντες μὲν εὐθὺς ἀπώλλυντο, νικήσαντες δ' οὐδὲν μᾶλλον ἀπηλλαγμένοι τῶν κακῶν εἰσιν, ἀλλὰ πολεμοῦνται μὲν ὑπὸ τῶν τὴν χώραν αὐτῶν περιοικούντων, ἀπιστοῦνται δ' ὑφ' ἁπάντων Πελοποννησίων, μισοῦνται δ' ὑπὸ τοῦ πλήθους τῶν Ἑλλήνων
Costoro che comandavano sui Greci fino a non molto tempo fa sia per terra che per mare, ebbero una tale inversione di marcia quando furono vinti nella battaglia di Leuttra, che furono privati dell'egemonia sui greci e persero degli uomini veramente eroici, che preferirono morire piuttosto che vivere vinti da coloro su cui prima dominavano. Inoltre videro tutti i Peloponnesiaci che prima li fiamcheggiavano nelle loro spedizioni assalire le loro terre insieme ai tebani. Nella guerra contro Tebe dovettero esporsi ad un grandissimo pericolo non in campagna per il raccolto ma nel cuore della città davanti agli edifici pubblici, in difesa dei figli e delle mogli. Se non lo avessero superato sarebbero subito andati in rovina. Ma pur avendo vinto, non sono privi di mali: sono attaccati dai vicini, sono guardati con diffidenza da tutti i peloponnesiaci, sono odiati dalla maggior parte dei greci.
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Idilliaci rapporti tra ricchi e poveri nel tempo antico
versione greco Isocrate Areopagitico, 31-33.
Παραπλησίως δὲ τοῖς εἰρημένοις καὶ τὰ πρὸς σφᾶς αὐτοὺς διῴκουν. Οὐ γὰρ μόνον μερὶ τῶν κοινῶν ὡμονόουν, ἀλλὰ καὶ περὶ τὸν ἴδιον βίον τοσαύτην ἐποιοῦντο πρόνοιαν ἀλλήλων, ὅσην περ χρὴ τοὺς εὖ φρονοῦντας καὶ πατρίδος κοινωνοῦντας. Οἵ τε γὰρ πενέστεροι τῶν πολιτῶν τοσοῦτον ἀπεῖχον τοῦ φθονεῖν τοῖς πλείω κεκτημένοις, ὥσθ᾽ ὁμοίως ἐκήδοντο τῶν οἴκων τῶν μεγάλων ὥσπερ τῶν σφετέρων αὐτῶν, ἡγούμενοι τὴν ἐκείνων εὐδαιμονίαν αὑτοῖς εὐπορίαν ὑπάρχειν· οἵ τε τὰς οὐσίας ἔχοντες οὐχ ὅπως ὑπερεώρων τοὺς καταδεέστερον πράττοντας, ἀλλ᾽ ὑπολαμβάνοντες αἰσχύνην αὑτοῖς εἶναι τὴν τῶν πολιτῶν ἀπορίαν ἐπήμυνον ταῖς ἐνδείαις, τοῖς μὲν γεωργίας ἐπὶ μετρίαις μισθώσεσι παραδιδόντες, τοὺς δὲ κατ᾽ ἐμπορίαν ἐκπέμποντες, τοῖς δ᾽ εἰς τὰς ἄλλας ἐργασίας ἀφορμὴν παρέχοντες. Οὐ γὰρ ἐδεδίεσαν μὴ δυοῖν θάτερον πάθοιεν, ἢ πάντων στερηθεῖεν, ἢ πολλὰ πράγματα σχόντες μέρος τι κομίσαιντο τῶν προεθέντων· ἀλλ᾽ ὁμοίως ἐθάρρουν περὶ τῶν ἔξω δεδομένων ὥσπερ περὶ τῶν ἔνδον κειμένων.
Nei rapporti reciproci regolavano le loro relazioni così come devono fare le persone intelligenti e che hanno a cuore la patria. I cittadini poveri erano talmente lontani dal provare invidia per i ricchi, che si preoccupavano ugualmente delle grandi case come delle proprie, ritenendo che la felicità di quelli andasse a loro vantaggio. E quelli che possedevano le ricchezze non disprezzavano affatto i più bisognosi, ma, considerando come propria vergogna le ristrettezze dei cittadini, andavano incontro alle loro necessità, concedendo ad alcuni campi ad affitto modesto, inviando altri a commerciare, offrendo aiuti ad altri per i diversi lavori. Non temevano di subire uno dei due mali, perdere tutto o, gestendo molti affari, recuperare una parte delle risorse investite: avevano uguale fiducia riguardo alle somme concesse all'esterno come per quelle depositate all'interno.
Nell'Atene di un tempo ricchi e poveri vivevano in piena concordia - Alfa beta grammata versione gre
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Nell'Atene di un tempo ricchi e poveri vivevano in piena concordia versione greco Isocrate traduzione libro Alfa Beta Grammata. pagina 432 numero 4
INIZIO: Ου γαρ μονον περι των κοινων ωμονοουν, αλλα και περι τον ιδιον βιον τοσαυτην εποιουντο προνοιαν αλληλων οσην περ χρη τους ευ φρουουντας και πατριδος κοινωνουντας. οι τε γαρ πευεστεροι των πολιτων τοσουτον απειχον του φθονειν τοις πλειω κεκτημενοις ωσθ'ομοιως εκεδοντο...
FINE: τοις δ' εις τας αλλας εργασιας αφορμην παρεχοντες.
TRADUZIONE
Infatti non solo erano concordi riguardo alla vita pubblica, ma avevano cura gli uni degli altri anche nella vita privata tanto quanto era senza dubbio dovere di persone saggie e partecipi della patria. Infatti anche i più poveri tra i cittadini erano tanto lontani dal nutrire invidia per coloro che guadagnavano di più, a tal punto che si prendevano a cuore la sorte delle grandi famiglie come la loro propria, pensando che la prosperità di quelle fosse un vantaggio per loro. A loro volta, coloro che possedevano ricchezze, non solo non disprezzavano quelli che si trovavano in uno stato di maggiore indigenza, ma, pensando che fosse una vergogna per loro la povertà dei cittadini, venivano incontro ai bisogni, dando alcuni dei campi per un canone modesto, mandando altri via per affari, offrendo ad altri del denaro per altre attività.