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DONI DI DEMETRA
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Aikeion pag. 97 n. 79
TRADUZIONE
All'inizio dunque, ciò di cui aveva bisogno la nostra natura era fornito dalla nostra città; infatti, anche se il racconto fosse mitico, attiverebbe ad essere citato tutt'ora. Infatti Demetra, poiché vagava errando perché era stata rapita Proserpina, una volta giunta nella regione e trovatasi in condizione favorevole con i nostri antenati per via dei suoi benefici così che quelli non potessero fare a meno di ascoltare gli iniziatie porgendoci due doni, che poi sono i più grandi: i frutti, i quali divennero la causa del nostro non più vivere selvaggiament; e l'iniziazione, i cui partecipanti hanno più dolci speranze per l'inizio della vita e, per tutta l'eternità, la nostra stessa città ebbe atteggiamenti amichevoli non solo nei confronti degli dei, ma anche degli uomini. E divenuta autorità assoluta non fu mal disposta con gli altri e rese tutti partecipi di quello che aveva ricevuto. Ancora oggi celebriamo sia gli uni sia gli altri, che essa ci trasmise i bisogni, gli usi e i vantaggi di tutto. Nessuno potrebbe ritenere giustonon prestarefede a queste cose se pur più piccole.
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La mitezza ha buona fama VERSIONE GRECO Isocrate TRADUZIONE dal libro klimax
Καὶ μὴ θαυμάσῃς εἰ διὰ παντός σε τοῦ λόγου πειρῶμαι προτρέπειν ἐπί τε τὰς εὐεργεσίας τὰς τῶν Ἑλλήνων καὶ πραότητα καὶ φιλανθρωπίαν· ὁρῶ γὰρ τὰς μὲν χαλεπότητας λυπηρὰς οὔσας καὶ τοῖς ἔχουσι καὶ τοῖς ἐντυγχάνουσιν, τὰς δὲ πραότητας οὐ μόνον ἐπὶ τῶν ἀνθρώπων καὶ τῶν ἄλλων ζῴων ἁπάντων εὐδοκιμούσας, λλὰ καὶ τῶν θεῶν τοὺς μὲν τῶν ἀγαθῶν αἰτίους ἡμῖν ὄντας Ὀλυμπίους προσαγορευομένους, τοὺς δ' ἐπὶ ταῖς συμφοραῖς καὶ ταῖς τιμωρίαις τεταγμένους δυσχερεστέρας τὰς ἐπωνυμίας ἔχοντας, καὶ τῶν μὲν καὶ τοὺς ἰδιώτας καὶ τὰς πόλεις καὶ νεὼς καὶ βωμοὺς ἱδρυμένους, τοὺς δ' οὔτ' ἐν ταῖς εὐχαῖς οὔτ' ἐν ταῖς θυσίαις τιμωμένους, ἀλλ' ἀποπομπὰς αὐτῶν ἡμᾶς ποιουμένους.
E non ti stupire se durante tutto il mio discorso certo di spingerti a beneficare i Greci ed ad agire nei loro confronti con mitezza e generosità. Vedo infatti che la durezza è gravosa sia per chi se ne serve che per chi la subisce: la dolcezza invece è considerata un valore positivo non solo in relazione agli uomini e agli altri esseri viventi ma anche agli dei. Alcuni di essi infatti, gli artefici dei nostri beni sono chiamati Olimpici altri preposti alle disgrazie e alle sventure hanno nomi ben più terribili. Ai primi poi vengono edificati i templi e gli altari da cittadini privati e dalle città. I secondi invece non ricevono ne l'onore di preghiere ne di sacrifici ani noi facciamo riti espiatori per preservarci dalla loro influenza
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Non è vero che l’ingiusto sia più felice e fortunato del giusto
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro n. p.
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Il logos ci distingue dagli animali
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro L'abbraccio di dafne
Τοις μεν γαρ αλλοις οις εχομεν ουδην των αλλων ζοον διαφερομεν αλλα πολλων και τω ταχει και θ ρωμη και ταις αλλαις ευποριαις καταδεεστεροι τυγχανομεν οντες εγγενομενουζην απηλλλαγνμεν αλλα και συνελθὁντες πολες ωκισαμεν και νομους εθἑμεθἁ και Τεχνας ευρομεν και σχεδον απαντα τα δί ημων μεμηχανημενα λογος ημιν εστιν ω συγκυατασκευασας. Ουτος γαρ δ' ημιν του πειθειν αλληλους και δηλουν προς ημας αυτους περι ων αν βουλητὡμεν ου μονον του Τηριωδως ζην απηλλλαγνμεν αλλα και συνελθὁντες πολες ωκισαμεν και νομους εθἑμεθἁ και Τεχνας ευρομεν και σχεδον απαντα τα δί ημων μεμηχανημενα λογος ημιν εστιν ω συγκυατασκευασας. Ουτος γαρπερι των δικαιων και των αδικων και των αισχρων και των καλων ενομοθετησεν ων μη διαταχθεντων ουν αν οιοι τ' ημεν οικειν μετ'αλληλων. Τουτω και τους κακους εξελεγχομεν και τους αγαθους εγκωμιαζομεν. Δια τουτου τους τ' ανοητους παιδευομεν και τους φρονιμους δοκιμαζομεν το γαρ λεγειν ως δει του φρονειν ευ μεγιστον σημειον ποιυμεθα και λογος αγαθης και νομιμος και δικαιος ψυχης αγαθης και πιστης ειδωλον εστιν
TRADUZIONE
Non che noi sormontiamo gli altri animali, ma ne stiamo loro al di sotto. Ma per esserci dato dalla natura di poterci persuadere l’un l’altro e significare scambievolmente quello che uno vuole, non tanto siamo potuti uscire della vita fiera e salvatica, ma iuniti insieme, noi ci abbiamo fabbricato le città e posto leggi e trovato arti, e brevemente in quasi tutte le nostre invenzioni e fatture siamo stati aiutati principalmente dalla favella. Questa ha prescritto e statuito del diritto e del torto, del vituperevole e dell’onesto, senza i quali ordini noi non potremmo vivere insieme. Con questa accusiamo e convinciamo i cattivi, e celebriamo i buoni. Per mezzo di questa addottriniamo i semplici, e conosciamo i sensati. Perciò il favellare a proposito e acconciamente è indizio di sensatezza certissimo fra tutti gli altri, siccome un parlar verace, legittimo e retto è immagine di un animo buono e leale. Com la favella disputiamo delle cose dubbie, discorriamo tra noi medesimi delle ignote. Perciòi argomenti stessi coi quali l’uno, parlando, persuade l’altro, si usano altresì quando l’uomo delibera in se medesimo delle cose proprie; ed eloquenti sono denominati quelli che sanno favellare nella moltitudine, avveduti poi si stimano coloro che più saviamente parlano con se stessi di quel che occorre. E a dire di questa facoltà in ristretto, nessuna opera che si faccia con ragione e senno, si fa senza intervento della favella, governatrice e regina di tutti gli atti e pensieri dell’uomo; e trovasi che chi più intendimento ha, più la suole usare. Di modo che quelli che si ardiscono mordere i precettori delle lettere e gli studiosi di quelle, non sono manco da avere in abbominazione che sieno coloro che offendono i templi degli immortali.
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Sento che Cleommide avendo questo potere su Metimna riguardo le altre azioni è buono, bello e assennato, ed è tanto lontano dall'uccidere alcuni dei cittadini o da mandarli in esilio o da confiscare i patrimoni o fare qualcos'altro di male che procurava molta sicurezza ai concittadini, che conduceva indietro coloro che fuggivano, che dava possedimenti a quelli che tornano in patria, di cui sono stati privati, a quelli che cercavano onori. che erano a ciascuno inoltre che armava a tutti i cittadini dal momento che nessuno osava portare innovazioni qualora alcuni avessero osato, mentre pensava che fosse utile morire dopo aver mostrato tale autorità ai cittadini piuttosto che vivere a lungo in città essendo diventato causa di grandi mali.