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in che cosa ci distinguiamo dagli animali
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libroanzani motta pag 371 numero 307
Tοις μεν γαρ οϊς εχομεν ονδεν των άλλων ζώων διαφέρομεν πολλών και τώ τάγει χαϊ τή ρώμη και ταϊς βεύπορίαις χαταδεέστεροι τνγχάνομεν οντες ί ήμϊν τού πεΐ&ειν αλλήλους χαϊ δηλοϋν προς ημάς αυτούς περι ών άν βουλη&ώμεν ου μόνον τού &ηριωδώς απηλλάγη μεν άλλά χαϊ συνελ&όντες πόλεις χαϊ νόμους Ι&έμε&α χαΐ τέχνας εϋρομεν χαϊ σχεδόν άπαντα τα δι ημών μεμηχανημένα λόγος ήμϊν ίατϊν ηαυγχατασχευάσας ούτος γάρ περι τών δικαίων τών άδικων χαϊ τών αισχρών χαϊ τών χαλών Ινομο&έτη ζδοεν ών μη διαταχθέντων ούχάν οιοίτ ήμεν οίχείν μετ αλλήλων τούτω χαϊ τους χαχούς εξελέγχομεν χαϊ αγαθούς ίγχωμιάζομεν δια τούτου τούς τε παιδεύομεν χαι τούς φρόνιμους δοχιμάζομέν το γάρ λέγειν ως δει τού φρονείν ευ μέγιστον σημεϊον ποιούμεθα χαϊ λόγος αληθής χαϊ νόμιμος χαϊ δίχαιοε ψυχής άγα Βθής χαϊ πιστής εϊδωλόν εστίν
TRADUZIONE
Non che noi sormontiamo gli altri animali, ma ne stiamo loro al di sotto. Ma per esserci dato dalla natura di poterci persuadere l’un l’altro e significare scambievolmente quello che uno vuole, non tanto siamo potuti uscire della vita fiera e salvatica, ma iuniti insieme, noi ci abbiamo fabbricato le città e posto leggi e trovato arti, e brevemente in quasi tutte le nostre invenzioni e fatture siamo stati aiutati principalmente dalla favella. Questa ha prescritto e statuito del diritto e del torto, del vituperevole e dell’onesto, senza i quali ordini noi non potremmo vivere insieme. Con questa accusiamo e convinciamo i cattivi, e celebriamo i buoni. Per mezzo di questa addottriniamo i semplici, e conosciamo i sensati. Perciò il favellare a proposito e acconciamente è indizio di sensatezza certissimo fra tutti gli altri, siccome un parlar verace, legittimo e retto è immagine di un animo buono e leale. Com la favella disputiamo delle cose dubbie, discorriamo tra noi medesimi delle ignote. Perciòi argomenti stessi coi quali l’uno, parlando, persuade l’altro, si usano altresì quando l’uomo delibera in se medesimo delle cose proprie; ed eloquenti sono denominati quelli che sanno favellare nella moltitudine, avveduti poi si stimano coloro che più saviamente parlano con se stessi di quel che occorre. E a dire di questa facoltà in ristretto, nessuna opera che si faccia con ragione e senno, si fa senza intervento della favella, governatrice e regina di tutti gli atti e pensieri dell’uomo; e trovasi che chi più intendimento ha, più la suole usare. Di modo che quelli che si ardiscono mordere i precettori delle lettere e gli studiosi di quelle, non sono manco da avere in abbominazione che sieno coloro che offendono i templi degli immortali.
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TESEO
VERSIONE DI GRECO di ISOCRATE
TRADUZIONE dal libro EMPEIRIA NUMERO 11 PAGINA 74
Καὶ πρῶτον μὲν τὴν πόλιν σποράδην καὶ κατὰ κώμας οἰκοῦσαν εἰς ταὐτὸν συναγαγὼν τηλικαύτην ἐποίησεν ὥστ' ἔτι καὶ νῦν ἀπ' ἐκείνου τοῦ χρόνου μεγίστην τῶν Ἑλληνίδων εἶναι· μετὰ δὲ ταῦτα, κοινὴν τὴν πατρίδα καταστήσας καὶ τὰς ψυχὰς τῶν συμπολιτευομένων ἐλευθερώσας, ἐξ ἴσου τὴν ἅμιλλαν αὐτοῖς περὶ τῆς ἀρετῆς ἐποίησεν, πιστεύων μὲν ὁμοίως αὐτῶν προέξειν ἀσκούντων ὥσπερ ἀμελούντων, εἰδὼς δὲ τὰς τιμὰς ἡδίους οὔσας τὰς παρὰ τῶν μέγα φρονούντων ἢ τὰς παρὰ τῶν δουλευόντων. Τοσούτου δ' ἐδέησεν ἀκόντων τι ποιεῖν τῶν πολιτῶν ὥσθ' ὁ μὲν τὸν δῆμον καθίστη κύριον τῆς πολιτείας, οἱ δὲ μόνον αὐτὸν ἄρχειν ἠξίουν, ἡγούμενοι πιστοτέραν καὶ κοινοτέραν εἶναι τὴν ἐκείνου μοναρχίαν τῆς αὑτῶν δημοκρατίας.
TRADUZIONE
Per prima cosa unendo i cittadini che abitavano sparsamente ed in borghi in una sola città la rese tale, che da quel tempo fino al presente è la pià grande fra tutte le città della Grecia. Dopo ciò, resa comune la patria ed infuso il senso della libertà negli animi dei concittadini, li mise sul suo stesso piano nella gara per il valore, confidando che sarebbe prevalso comunque su di loro, sia che si dessero da fare sia che non se ne curassero, e sapendo che gli onori (che provengono) da (persone) molto orgogliose sono più graditi di quelli (che provengono) da (individui) asserviti. E fu tanto lontano dal fare qualcosa contro la volontà dei concittadini, che egli rese il popolo padrone del governo, mentre essi (= i concittadini) ritennero giusto che lui solo avesse il potere, pensando che fosse più sicura e più imparziale la sua monarchia della loro democrazia.
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Essere onesti è utile
VERSIONE DI GRECO di Isocrate da Per la Pace 31 e 32
TRADUZIONE dal libro Versioni di greco per il triennio
versione n. 306 pagina 370
Εἰς τοῦτο γάρ τινες ἀνοίας ἐληλύθασιν, ὥσθ' ὑπειλήφασι τὴν μὲν ἀδικίαν ἐπονείδιστον μὲν εἶναι, κερδαλέαν δὲ καὶ πρὸς τὸν βίον τὸν καθ' ἡμέραν συμφέρουσαν, τὴν δὲ δικαιοσύνην εὐδόκιμον μέν, ἀλυσιτελῆ δὲ καὶ μᾶλλον δυναμένην τοὺς ἄλλους ὠφελεῖν ἢ τοὺς ἔχοντας αὐτήν, κακῶς εἰδότες ὡς οὔτε πρὸς χρηματισμὸν οὔτε πρὸς δόξαν οὔτε πρὸς ἃ δεῖ πράττειν οὔθ' ὅλως πρὸς εὐδαιμονίαν οὐδὲν ἂν συμβάλοιτο τηλικαύτην δύναμιν ὅσην περ ἀρετὴ καὶ τὰ μέρη ταύτης. Τοῖς γὰρ ἀγαθοῖς οἷς ἔχομεν ἐν τῇ ψυχῇ, τούτοις κτώμεθα καὶ τὰς ἄλλας ὠφελείας, ὧν δεόμενοι τυγχάνομεν· ὥσθ' οἱ τῆς αὑτῶν διανοίας ἀμελοῦντες λελήθασι σφᾶς αὐτοὺς ἅμα τοῦ τε φρονεῖν ἄμεινον καὶ τοῦ πράττειν βέλτιον ὀλιγωροῦντες.
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ATENE CARA AGLI DEI
VERSIONE DI GRECO di Isocrate Panegirico 28. 4 TRADUZIONE dal libro Klimax
Δἡμητρος γὰρ ἀφικομέυης εἰς τήν χώραv, ὅτʹ ἐπλανήθη τῆς Κόρης άρπασθεìσης, καì πρός τούς προγόνους ἡμῶν εὐμενῶς διατεθεìσης ἐκ τῶν εύεργεσιῶυ, ἅς ούχ οἷόυ τ' ἄλλοις ἢ τοῖς μεμυημέυοις άκούειυ, καì δούσης δωρεάς διττάς, αἳπερ μέγισται τυγχάυουσιν οὖσαι, τούς τε καρπούς, οἳ τοῦ μή θηριωδῶς ζῆυ ἡμᾶς αἴτιοι γεγόνασιν, καì τήν τελετήν, ἧς οί μετασχόυτες περì τε τῆς τοῦ βίου τελευτῆς καί τοῦ σύμπαυτος αίῶνος ἡδίους τάς ἐλπίδας ἒχουσιν, οὒτως ἡ πόλις ἡμῶυ οὐ μόνον θεοφιλῶς, ἀλλἀ καì φιλανθπώπως ἒσχεν, ὤστε κυρìα γευομένη τοσούτων άγαθῶν ούκ ἐφθόνησεν τοῖς ἄλλοις, ἀλλ' ὧν ἔλαβεν ἄπασιν μετέδωκεν. Καì τά μέν ἔτι καί νῦν καθ' ἕκαστον τόν ἐνιαυτòν δεìκνυμεν, τῶν δέ συλλήβδην τάς τε χρεìας καì τάς ἐργασìας καì τάς ὠφελείας τάς ἀπ' αὐτῶν υιυνομένας ἐδίδαξεν.
TRADUZIONE
Infatti, giunta Demetra nella regione, quando errò poiché (le) era stata rapita Core, dopo essersi disposta in maniera benevola nei confronti dei nostri antenati giunse nel nostro paese e per i benefeci che ricevette, che soltanto gli iniziati possono conoscere e nessun altro, e dopo aver concesso (a noi) duplici doni, che guarda caso sono i più splendidi, i frutt (della terra)i, che sono stati la causa del fatto che noi non viviamo più selvaggiamente, e l'iniziazione ai misteri, i partecipanti alla quale nutrono più dolci speranze per la fine della vita e per tutta l'eternità, la nostra città fu non solo tanto cara agli dèi, ma anche che fu amica degli uomini, che, divenuta padrona di beni tanto preziosi, non li negò agli altri, ma rese partecipi tutti di ciò che aveva ricevuto. E quelli (i misteri) li celebriamo ancor oggi ogni anno, degli altri (i frutti) la nostra città insegnò una volta per sempre gli usi, ila coltivazione e le utilità (dei prodotti della terra) che da essi derivano.
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Uno spartano celebra la grandezza di Atene
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro n. p.
Τοὺς μὲν οὖν παλαιοὺς κινδύνους εἰ διεξιοίην οὓς ἐποιήσαντο πρὸς Ἀμαζόνας ἢ Θρᾷκας ἢ Πελοποννησίους τοὺς μετ' Εὐρυσθέως εἰς τὴν χώραν αὐτῶν εἰσβαλόντας, ἴσως ἀρχαῖα καὶ πόρρω τῶν νῦν παρόντων λέγειν ἂν δοκοίην· ἐν δὲ τῷ Περσικῷ πολέμῳ τίς οὐκ οἶδεν ἐξ οἵων συμφορῶν εἰς ὅσην εὐδαιμονίαν κατέστησαν; Μόνοι γὰρ τῶν ἔξω Πελοποννήσου κατοικούντων ὁρῶντες τὴν τῶν βαρβάρων δύναμιν ἀνυπόστατον οὖσαν οὐκ ἠξίωσαν βουλεύσασθαι περὶ τῶν προσταττομένων αὑτοῖς, ἀλλ' εὐθὺς εἵλοντο περιιδεῖν ἀνάστατον τὴν πόλιν γεγενημένην μᾶλλον ἢ δουλεύουσαν. Ἐκλιπόντες δὲ τὴν χώραν, καὶ πατρίδα μὲν τὴν ἐλευθερίαν νομίσαντες, κοινωνήσαντες δὲ τῶν κινδύνων ἡμῖν, τοσαύτης μεταβολῆς ἔτυχον ὥστ' ὀλίγας ἡμέρας στερηθέντες τῆς αὑτῶν πολὺν χρόνον τῶν ἄλλων δεσπόται κατέστησαν
TRADUZIONE libera
Ora se io mi accingessi ad annoverare gli antichi combattimenti che fecero contro le Amazzoni, o contro i traci, o contro i peloponnesiasi che con Euristeo invasero le loro terre forse sembrerebbe che io dicessi cose antiche e troppo lontane dalle presenti. Ma nella guerra Persiana chi non vide da quali sciagure a quale felicità si sollevarono? Infatti Solo loro fra tutti quelli che dimorarono fuori dal Peloponneso vedendo che non si potevano sostenere le forze dei barbari, non si degnarono di consultare se dovessero o no fare quello che veniva loro intimato, ma decisero subito di veder piuttosto la città distrutta che vederla diventare schiava Abbandonarono quindi il loro paese e la loro città, e da una parte ritenendo patria la libertà, dall'altra comunicando con noi i pericoli ebbero in sorte tale cambiamento ed essensosi per pochi giorni privati delle cose proprie, divennero per lungo tempo arbitri delle (cose) altrui