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Sommo bene è il passesso della virtù
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Gymansion
Καλλος μεν η ο χρονος ανηλωσεν η νοσος τις εμαρανε, πλουτος δε κακιας μαλλον η χρηστοτητας υπηρετης εστιν, εξουσιαν μεν τη ραθυμια παρασκευαζων, επι δε τας ηδονας τους νεους παρακαλων η ρωμη δε μετα μεν της φρονησεως ωφελησεν, ανευ δε ταυτης πολλακις τους εχοντας εβλαψε, και τα μεν σωματα των ασκουντων εκοσμησε, τας δε της ψυχης επιμελειας επεσκοτησεν. Η δε της αρετης κτησις μονη μεν ημιν συγγηρασκει, πλουτου μεν κρειττων, χρησιμωτερα δ' ευγενειας, και τα μεν τοις αλλοις αδυνατα δυνατα ποιουσα, τα δε τω πληθει φοβερα θαρσαλεως υπομενουσα, και τον μεν οκνον ψοφου, τον δε πονον επαινου αξιον ηγουμενη.
TRADUZIONE
Il tempo consuma la bellezza o la malattia la sciupa, mentre la ricchezza èpiù della malvagità che della moralità, fornendo opportunità all’ozio espingendo i giovani ai piaceri; la forza è utile con la saggezza, senza diquesta spesso danneggia coloro che ce l’hanno e abbellisce i corpi dicoloro che la esercitano, danneggia invece le cure dell’anima. Il possessodella virtù è per noi il solo che non invecchia, è superiore alla ricchezza, più utile della nobiltà, che rende possibili le cose impossibili aglialtri, affrontando coraggiosamente le cose spaventose per la maggior parte, e considerando la pigrizia un danno invece la fatica degna di lode.
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La scelta degli amici
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro antropon Odoi
φίλους ϰτῶ μὴ πάντας τοὺς βουλομένους, ἀλλὰ τοὺς τῆς σῆς φύσεως ἀξίους ὄντας, μηδὲ μεϑ' ὧν ἥδιστα συνδιατρίψεις, ἀλλὰ μεϑ' ὧν ἄριστα τὴν πόλιν διοιϰήσεις. ἀϰριβεῖς ποιοῦ τὰς δοϰιμασίας τῶν συνόντων, εἰδὼς ὅτι πάντες οἱ μή σοι πλησιάσαντες ὅμοιόν σε τοῖς χρωμένοις εἶναι νομιοῦσιν. τοιούτους ἐφίστη τοῖς πράγμασι τοῖς μὴ διὰ σοῦ γιγνομένοις, ὡς αὐτὸς τὰς αἰτίας ἕξων ὧν ἂν ἐϰεῖνοι πράξωσιν. πιστοὺς ἡγοῦ μὴ τοὺς ἅπαν ὁ τι ἂν λέγῃς ἢ ποιῇς ἐπαινοῦντας, ἀλλὰ τοὺς τοῖς ἁμαρτανομένοις ἐπιτιμῶντας. δίδου παρρησίαν τοῖς εὖ φρονοῦσιν, ἵνα περὶ ὧν ἂν ἀμφιγνοῇς, ἔχῃς τοὺς συνδοϰιμάσοντας. διόρα ϰαὶ τοὺς τέχνῃ ϰολαϰεύοντας ϰαὶ τοὺς μετ' εὐνοίας ϑεραπεύοντας, ἵνα μὴ πλέον οἱ πονηροὶ τῶν χρηστῶν ἔχωσιν. ἄϰουε τοὺς λόγους τοὺς περὶ ἀλλήλων, ϰαὶ πειρῶ γνωρίζειν ἅμα τούς τε λέγοντας, ὁποῖοί τινές εἰσι, ϰαὶ περὶ ὧν ἂν λέγωσιν. ταῖς αὐταῖς ϰόλαζε ζημίαις τοὺς ψευδῶς διαβάλλοντας, αἷσπερ τοὺς ἐξαμαρτάνοντας.
Scegli per amici non tutti quelli che lo vogliono, ma i meritevoli che abbiano la tua qualità, non fra quelli con cui passi piacevolmente il tempo, ma fra quelli con cui vuoi portare a termine cose eccellenti per la città. Reputa (ἡγέομαι) sicuri non quelli che forse lodano ogni cosa che dici o fai, ma quelli che condannano i colpevoli. Concedi libertà di parola a quelli che sono saggi, affinché tu abbia fra loro se sei dubbioso (ἀμφιγνοέω) quelli che giudicano bene. Distingui anche quelli che ti adulano con astuzia e quelli che ti seguono con affetto, affinché i cattivi non abbiano la meglio sugli onesti. Ascolta i discorsi degli altri e sforzati (πειράω) di conoscere nello stesso tempo sia coloro che li fanno, sia chi sono e perché li facciano. (by Geppetto)
Altra proposta di traduzione
Procurati come amici non tutti quelli che lo vogliono, ma quelli che sono degni del tuo carattere, e neppure quelli con cui ti intratterrai con più piacere, ma quelli con cui reggerai la città nel modo migliore. Esegui sicure le valutazioni di quelli che stanno con te, sapendo che quelli che non ti hanno avvicinato riterranno che tu sia simile a quelli che ti frequentano. Incarica tali persone per le faccende che non avvengono grazie a te, pensando che avrai tu stesso le responsabilità di ciò che quelli fanno. Considera fedeli non quelli che elogiano ogni cosa tu dica o faccia, ma quelli che criticano gli errori commessi. Concedi libertà di parola a quelli che sono assennati, affinché tu abbia chi esaminerà insieme a te le cose su cui tu sia incerto. Distingui anche quelli che adulano con abilità e quelli che ti servono con benevolenza, affinché i malvagi non abbiano la meglio sugli onesti. Ascolta i discorsi che fanno gli uni sugli altri, e cerca di riconoscere allo stesso tempo coloro che parlano, come sono, e a proposito di quali argomenti parlino. Punisci con le stesse pene qualli che ti calunniano falsamente, con le quali punisci coloro che commettono colpe.
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Sono un sovrano giusto e pacifico
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: πρός τε τούς πολίτας μετά τοιαύτης πραòτητος προσηνέχθηυ ὣστε μήτε φυγάς μήτε...
fine: ...μετά κακίας πολλαπλασίαυ τῆς ὑπαρχούσης κτήσασθαι.
TRADUZIONE
Imperciocché verso i cittadini io mi portai con tanta piacevolezza, che sotto il mio regno non si sono veduti esilii né morti né confiscazioni di beni né multe né così fatta calamità nessuna. Ed essendoci per la guerra di quei tempi la Grecia chiusa, e noi predati e spogliati in ogni luogo, i più di questi travagli io tolsi via, pagando a chi tutto, a chi parte, pregando alcuni d’indugio, con altri componendo le differenze come io potetti il meglio. Oltre di ciò essendo verso di noi gli animi delle genti dell’isola mal disposti, e l’Imperatore riconciliato in parole, ma in fatti pieno di mala volontà, io raddolcii gli uni e l’altro, questo colla diligenza e prontezza negli ossequi e nei servigi, quelli con procedere verso loro dirittamente. Imperocché io sono di tal maniera alieno da ogni appetito dell’altrui, che laddove molti, solo che possano poco più dei vicini, usurpano parte delle loro terre e cercano di vantaggiarsi contro il diritto, io non volli anco accettare quel tanto di paese che mi era offerto, e mi eleggo di possedere con giustizia il mio territorio solo, piuttosto che per vie torte acquistarne maggiore a più doppi.
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Superiorità degli ateniesi su nemici e alleati
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Poiché era scoppiata una grandissima guerra e poiché furono capitati moltissimi pericoli nello stesso tempo, mentre i nemici credettero di essere invincibili per il gran numero gli alleati, pensando di aver coraggio insuperabile, avendo avuto la meglio di entrambi come si addiceva a ciascuno dei due ed essendosi distinti in tutti i pericoli, subito furono ritenuti degni dei migliori. Non molto dopo presero il dominio del mare, avendolo dato gli altri greci, non si opposero a coloro che cercavano di sottrarglielo.
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Teseo fondatore della grandezza di Atene
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Laboratorio di greco per il triennio
TRADUZIONE n. 1
E dapprima avendo raccolto in uno stesso centro la città che era abitata in modo sporadico e per villaggi, la rese tale che anche ora da quel tempo è la piu grande di quelle greche; in seguito, avendo reso comune la patria e avendo liberato le vite dei cittadini, alla pari fece una gara per tutti riguardo al valore/virtu avendo fiducia che avrebbe avuto la superiorità ugualmente se si esercitavano o se non si esercitavano, sapendo che sno piu dolci gli onori (che vengono) da parte di quelli che pensano saggiamente piuttosto di quelle che vengono da parte di chi è schiavo. fu tanto lontano da fare qualcosa essendo scontenti i cittadini che mentre lui rese il popolo arbitro del governo, gli altri invece ritenevano giusto che lui solo comandasse, stimando che fosse piu affidabile e piu democratica la monarchia di quello che la loro democrazia. infatti non come altri (fanno), imponeva ad altri le fatiche, e invece lui solo godeva dei piacerei, ma anche faceva propri i pericoli, invece restituiva a tutti in comune i vantaggi.
traduzione n. 2
E dapprima rese la città tanto forte sparpagliata e abitata in villaggi avendo riuniti in uno stesso centro tanto da essere ancora ora da quel tempo la più grande tra le città Greche. Dopo ciò avendo costituito la patria comune avendo liberato le anime dei concittadini alla pari sostenne la lotta riguardo alla virtù, credendo di dimostrare la superiorità su quelli che la esercitano come su quelli che la trascuravano, sapendo che gli onori graditi sono quelli che vengono da coloro che sono superbi, piuttosto che quelli che vengono da coloro che sono schiavi. Fu così lontano del fame qualcosa che i cittadini non volevano, che da una parte rese il popolo signore della città, dall'altra ritenevano degno che governasse lui solo giudicando che fosse più affabile e imparziale la sua monarchia della loro democrazia.