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Tirreno regnava in Lidia insieme al fratello, con grande benevolenza. Un giorno, tuttavia, il popolo soffriva per la fame, e Tirreno diceva al fratello: Poiché non siamo in grado di alleviare in alcun modo la fame dei cittadini, uno tra noi, insieme al suo popolo, dal regno farà un viaggio attraverso il mare, e se ne andrà in altre terre, dove non dovrà sopportare la fame e la sete. L'altro dei due re, invece, rimarrà qui. Un sorteggio designa Tirreno. Il re abbandona la patria, e, con le navi, si dirige in Italia, ma, a causa della violenza delle onde, trova la morte, e un mare, dal nome di lui, riceve il nome di "Tirreno". Tusco, il figlio del re, successivamente giunge in Italia e fonda una nuova città tra il Tevere e l'Arno.
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Mentre a Roma regna Tullo Ostilio, divampa la sanguinosa guerra con gli Albani, ma nessuno dei due popoli sconfigge l'altro. Alla fine Ostilio e Suffezio, il re degli Albani, stabilivano di decidere la sorte della guerra con un duello: e così i destini di ambedue i popoli venivano affidati a pochi (uomini). Presso i romani c'erano i tre gemelli Orazi, presso gli Albani (c'erano) i tre gemelli Curiazi: gli uni e gli altri, uomini dalla grande temerarietà, dovevano combattere in difesa della patria e in difesa dell'egemonia della patria. Perciò gli Orazi e i Curiazi imbracciavano le armi: non appena veniva dato il segnale di battaglia, immediatamente i tre gemelli Albani venivano feriti dai Romani, ma due Orazi venivano uccisi dai Curiazi: il popolo Albano esultava per la gioia. Ma quando i Curiazi circondano l'Orazio illeso, il Romano finge la fuga: poi, a tradimento, l'Orazio compie un assalto contro uno alla volta e, uno alla volta, li uccide; alla fine depreda i Curiazi.
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Focione Ateniese fu spesso a capo di eserciti e ricoprì le più alte cariche, tuttavia è molto più noto per l'integrità della vita che non per l'attività militare. Così della seconda non c'è alcun ricordo, e invece è grande la fama della prima, per cui fu soprannominato il Buono. Fu infatti povero per tutta la vita, sebbene potesse essere ricchissimo e per le cariche spesso rivestito dei più alti poteri che gli venivano affidati dal popolo. Costui rifiutò dal re Filippo doni di grande valore e mentre gli ambasciatori lo esortavano ad accettarli e insieme gli ricordavano che pensasse tuttavia ai suoi figliuoli, ai quali sarebbe stato difficile salvaguardare nella più assoluta povertà la tanto grande gloria del padre, egli rispose loro: "Se saranno simili a me, basterà a nutrirli questo stesso campicello che ha portato me a questa carica; se dovranno essere diversi, non voglio che il loro lusso sia alimentato ed accresciuto a mie spese".
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Severo lasciò due figli come successori, Bassiano e Geta, ma a Bassiano fece dare dal Senato il nome di Antonino. E così, questo venne denominato M. Aurelio Antonino Bassiano, e successe al padre. Geta, infatti, dichiarato nemico pubblico, perì immediatamente. Ebbene, M. Aurelio Antonino Bassiano, soprannominato nello stesso tempo Caracalla, fu all'incirca dei costumi paterni, di poco più duro e minaccioso.
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A Roma fece una eccellente opera di edificazione di bagni, che sono chiamati "Terme Antoniniane". In aggiunta non compì nulla di memorabile che da noi debba essere menzionato. Se qualcuno vuole intendere la sua moderazione, egli (- Caracalla) prese in moglie la sua matrigna, Giulia. Perì in una certa zona nelle vicinanze di Edessa, mentre allestiva una spedizione contro i Parti, durante il sesto anno e secondo mese di principato, dopo che da poco aveva compiuto quarantatré anni. Venne seppellito con una cerimonia funebre pubblica.
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Un giorno un lupo divorava un agnello e un osso si conficcava nella gola del lupo. Poiché il lupo era tormentato da grande dolore, incoraggiava gli animali uno per uno con una ricompensa e diceva: O amici, tirate via la terribile tortura! Nessun animale si fidava del lupo; alla fine una gru si faceva carico del compito. Quella affidava il collo alla gola del lupo, e praticava il pericoloso medicamento. A quel punto la gru chiedeva la ricompensa, ma, all'ingenuo uccello, il lupo rispondeva: Sei irriconoscente: ritiri la testa illesa dalla bocca di un lupo e chiedi una ricompensa? È inutile desiderare il compenso di un merito dai disonesti, poiché è scorretto aiutare gli immeritevoli ed è difficile uscirne senza danno.