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Laio, re di Tebe, viene avvertito da un oracolo: Se avrai un figlio, verrai ucciso dal figlio. E così, quando Giocasta, la moglie di Laio, mette al mondo un figlio, Laio ordina ai propri schiavi: Abbandonate il fanciullo nella foresta! Tuttavia il fanciullo non morirà: infatti, verrà trovato da uno schiavo Corinzio, verrà salvato, e verrà portato alla reggia di Corinto, dove sarà allevato come un figlio da Polibo e Peribea. Quando Edipo diventa un giovinetto, viene avvertito da un amico: tu non sei figlio di Polibo! Edipo è incerto per lungo tempo; alla fine, si dirige a Delfi, presso l'oracolo di Apollo. Ad Edipo il dio risponde: Ucciderai tuo padre; ed inoltre sposerai tua madre. E così, Edipo decide: Non tornerò mai più a Corinto: così né mio padre sarà ucciso da me, né mia madre sarà sposata (da me).
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Già da lungo tempo resto fermo a Roma, e davvero sbigottito. Mi preoccupa la lunga e persistente cattiva salute di Tito Aristone, io lo ammiro e lo apprezzo particolarmente. Non un solo uomo, ma la letteratura stessa e tutte le belle arti, corrono, in un solo uomo, un enorme pericolo. Quanto è esperto quel grande sia diritto privato che di diritto pubblico! Quanto è erudito! Per me, quando domando una cosa incerta, egli è certamente un tesoro. I discorsi di lui sono pieni di credibilità, di autorevolezza, di lui anche l'esitazione è bella. Infatti, anche se sa ogni cosa immediatamente, tuttavia per lo più tentenna, esita, valuta con giudizio penetrante diverse considerazioni. A questo si aggiunge uno stile di vita e un abbigliamento sobrio. La grandezza d'animo abbellisce queste cose. In breve, a stento paragonerai a quest'uomo uno solo tra codesti che antepongono l'aspetto del corpo allo studio della saggezza. E peraltro egli non allieta il proprio tempo libero e quello degli altri con lunghe discussioni, ma dà il proprio contributo allo Stato, ed aiuta molti (uomini) con l'attività di avvocato e con il (suo) senno.
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Coriolano, il giovane re dei Boi, attaccò con un grande esercito Marcello, quando egli piazzò l'accampamento dopo essere entrato nel territorio dei Boi. In quella concitata battaglia morirono molti uomini molto illustri, tra i quali i generali degli alleati e i tribuni dei soldati provenienti dalla seconda legione; tuttavia l'accampamento, fortificatissimo, venne mantenuto. Marcello poi si tenne per un po' di tempo all'interno degli alloggiamenti, sia per curare i feriti, sia per risollevare gli animi dei soldato dall'enorme spavento. I Boi, popolazione molto insofferente dell'attesa, fecero scorrerie da una parte e dall'altra nei loro arroccamenti e nei loro villaggi. Marcello, oltrepassato il Po, portò le legioni nel territorio di Como, dove avevano l'accampamento gli Insubri, una volta che i Comaschi erano stati chiamati alle armi. I Galli ingaggiano battaglia durante la marcia, ed all'inizio attaccarono in maniera molto accanita, in maniera da rovesciare quelli delle prime linee. Quando Marcello si accorse di ciò, mandò contro il nemico tutti gli squadroni dei cavalieri Latini. Dopo che il primo e il secondo assalto dei Latini ebbe respinto il ferocissimo nemico, il resto dell'esercito Romano, riconfortato, dapprima fece resistenza, poi attaccò accanitamente, e i Galli non sostennero lo scontro più a lungo, ma volsero le spalle e fuggirono in maniera scompigliata.
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Dario era arrivato ad Arbela all'incirca nel mezzo della notte, e in quel medesimo luogo la sorte aveva spinto la fuga di una grande parte dei suoi amici e dei soldati. Ad essi, dopo che furono stati convocati, Dario spiegò che Alessandro avrebbe senza dubbio assalito le città più popolose e i campi abbondanti di ogni genere di cose. Alessandro in persona e i suoi soldati – disse – mirano a un bottino di guerra ricco e apparecchiato. Ciò favorirà le nostre circostanze. Infatti le zone più lontane del nostro regno sono ancora intatte, da lì, abbiamo intenzione di ristorare senza fatica le forze in vista della guerra. Si impadronisca pure, quel popolo insaziabile, di Gaza e, per la lunga fame, si sazi d'oro: con l'esperienza ho imparato che la suppellettile preziosa non rappresenta nient'altro che pesi e bagagli: Alessandro, trasportando quelle cose con sé, sarà più debole. Il suo discorso, in verità, sembrava a tutti pieno di disperazione, e costoro si rendevano conto che Babilonia, la ricchissima città, si arrendeva. Il vincitore Alessandro stava ormai per occupare Susa, ormai (stava per occupare) tutte le altre glorie del regno.
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Poiché, durante una guerra aspra e lunga, i Veienti, dopo essere stati costretti dai Romani all'interno delle mura, non riuscivano ad essere conquistati, quell'attesa era insopportabile per gli assedianti non meno che per gli assediati. Ma, fortunatamente, avvenne che gli dèi immortali svelarono la via della vittoria desiderata con uno straordinario prodigio: all'improvviso, infatti, il lago Albano, senza né essere stato accresciuto dalle piogge del cielo, né alimentato dalla piena di nessun fiume, superò il normale livello della superficie dell'acqua. Gli ambasciatori, inviati all'oracolo di Delfi affinché interrogassero Apollo, dissero che il dio ordinava che i Romani spargessero per i campi l'acqua di quel lago che era stata buttata fuori: in questa maniera i Veienti sarebbero caduti sotto l'egemonia del popolo Romano. Ma, prima che gli ambasciatori riferissero ciò, un aruspice dei Veienti, catturato da un nostro soldato e condotto nell'accampamento, aveva predetto le medesime cose. Dunque il Senato, avvertito da una doppia profezia, obbedì all'ammonimento divino e conquistò la città dei nemici.
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