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Amiamo il Signore Dio nostro! Amiamo la sua Chiesa! Amiamo Dio come un padre, la Chiesa come una madre, (amiamo) Dio come un padrone, la Chiesa come la sua ancella, poiché siamo figli di lui in persona! Nessuno dica: certo, mi reco agli idoli, consulto gli stregoni e gli indovini: ma, tuttavia, non abbandono la chiesa di Dio; sono cattolico. Preservando la madre, offendesti il padre. Preservate dunque, o carissimi, preservate tutti, di comune accordo, Dio padre e la madre Chiesa.
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C. Furio Cresimo, liberato dalla schiavitù, poiché in un poderetto molto piccolo, otteneva frutti molto più abbondanti del vicinato da poderi vastissimi, era oggetto di grande invidia, come se compromettesse i raccolti altrui per mezzo di stregonerie. Per questo motivo egli venne citato in giudizio da Spurio Albino, edile curule, e, temendo la condanna, egli portò nel foro tutta l'attrezzatura agricola e vi condusse la sua servitù, in forze e ben curata e vestita, gli utensili accuratamente realizzati, le zappe pesanti, i vomeri imponenti, i buoi pasciuti. Poi disse: O Quiriti, sono queste le mie stregonerie, e non vi posso mostrare o portare nel Foro le mie riflessioni notturne, le veglie e i sudori. E così egli venne assolto con i pareri di tutti. Certamente la coltivazione consiste nel lavoro, non nella spesa.
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Socrate, pur potendo fuggire dalla prigione, non volle; fu, infatti, tanto onesto, che preferì morire piuttosto che violare le leggi della sua città. Durante la Prima Guerra Punica, Appio Claudio il Bello, che era a capo della flotta dei Romani, vide che i sacri polli non volevano mangiare: Se non vogliono mangiare – disse – che bevano! E, mentre li scherniva, ordinò che fossero immersi nell'acqua. Però, dopo che la flotta fu stata sconfitta presso Trapani, la disfatta fu attribuita da tutti a quel cattivo auspicio e al disprezzo della religione. Marcello, dopo che Siracusa fu stata espugnata, poiché voleva far rapire Archimede, il famosissimo matematico, da una truppa di soldati, aveva ordinato che non fosse maltrattato. Però, mentre costui disegnava delle forme geometriche, un soldato Romano, dopo essere entrato nella casa di lui, sguainata la spada, disse: Chi sei? Dopo che Archimede ebbe risposto: Non disturbare questa cosa! – il soldato lo uccise senza indugio. Marcello punì il soldato.
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Ogni giorno i Proci facevano banchetti nella reggia di Ulisse, e sperperavano la ricchezza senza alcuno scrupolo: attendevano con grande pazienza le nozze con Penelope. La padrona, tuttavia, a causa della nostalgia di Ulisse, rifiutava il matrimonio, e tentava di ingannare i Proci in vari modi. Celebre è l'inganno della tela: Sceglierò presto il mio sposo – prometteva Penelope – prima, tuttavia, porterò a termine questa tela. Ma dalla padrona la tela veniva tessuta durante il giorno, e invece veniva disfatta durante la notte. Dopo quattro anni, però, a causa del tradimento di un'ancella sleale, l'astuto inganno viene rivelato ai Proci e Penelope viene costretta al matrimonio.
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Anche i Latini, per rivalità ed invidia, sostenevano i Tarquini, affinché il popolo che all'esterno dominava, per lo meno in patria fosse schiavo. Dunque tutto il Lazio, sotto la guida di Mamilio Tuscolano, si mette in sommossa col pretesto di vendicare Tarquinio (lett: "solleva gli animi come per la vendetta di Tarquinio"). Presso il lago Regillo si combatte a lungo con esito incerto; quindi si aggiunse (presente storico) il fatto che il dittatore Postumio gettò un'insegna tra i nemici – era uno stratagemma bizzarro e notevole – affinché, da lì, essa venisse ripresa dai Romani. Cosso, comandante dei cavalieri, ordinò di sciogliere le briglie – un'altra novità – affinché attaccassero in maniera più impetuosa. Infine, la violenza del combattimento fu tale, che la storia tramandò che gli dei intervennero allo spettacolo. Due giovani, su dei cavalli bianchi, passarono in volo alla maniera delle stelle: tutti ritennero che fossero Castore e Polluce. E così il comandante promise e dedicò loro dei templi, chiaramente come compenso per i commilitoni divini.