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Dopo che Annibale fu entrato con un esercito ostile nel territorio, ed ebbe saccheggiato ovunque tutti i campi, attaccò la città lungo tre direttrici. C'era un angolo del muro che era rivolto verso una valle pianeggiante e aperta; egli stabilì di spingere contro di esso le vinee, attraverso le quali l'ariete potesse essere fatto cozzare contro le mura. Ma incombeva una grande torre, e il muro, trattandosi di una posizione esposta, era stato elevato ad un'altezza oltremisura, inoltre giovani scelti (lett. : "una gioventù scelta") opponevano resistenza con enorme energia là dove si manifestavano il pericolo e il timore. All'inizio i Saguntini respingevano il nemico con le armi da lancio; poi, non solo scagliavano i dardi davanti alle mura e alla torre, ma osavano anche compiere una sortita contro le postazioni e le opere da assedio dei nemici. In questi scontri tumultuosi cadevano sia Saguntini che Cartaginesi. E appena lo stesso Annibale, mentre si avvicinava in maniera incauta al muro, cadde, gravemente colpito contro il femore da un giavellotto, ci fu tutt'intorno una grande fuga e (una grande) trepidazione, e le opere da assedio e le vinee per poco non furono abbandonate.
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Medea, la figlia di Eeta e di Idia, partorì da Giasone due figli. Poiché il marito e la moglie vivevano in eccellente armonia, gli invidiosi lamentavano che un uomo tanto vigoroso, e bello, e nobile avesse una moglie straniera e maga. Creonte, il re di Corinto, offrì in moglie a Giasone la propria figlia, Creusa. Medea, quando vide che riceveva da Giasone un'offesa tanto grande, realizzò una corona d'oro di sostanze velenose, ed ordinò che essa fosse data in dono, dai propri figli, alla matrigna. Creusa, dopo che ebbe ricevuto il dono, bruciò insieme a Giasone e a Creonte. Medea, quando vide il palazzo reale bruciare, uccise i propri figli e scappò via da Corinto. Quindi giunse da esule ad Atene, ospite presso Egeo, e lo sposò. Ma successivamente ella fuggì anche da Atene: infatti tutti dicevano che fosse una donna empia e una maga.
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Dopo la morte di Ettore e la strage dei Troiani, Achille avanzava arrogante presso le mura dei Troiani, e inoltre diceva spesso ai propri amici: Io ho espugnato Troia da solo. Perciò Apollo, adirato, punì la superbia dell'eroe e assunse l'aspetto di Alessandro Paride. Quando vide Achille, (ne) colpì il tallone con una freccia, e lo uccise. Dopo che il corpo di Achille fu stato consegnato alla sepoltura, Aiace Telamonio, uomo nobile e cugino di Achille, chiese ai Greci le armi di Achille. Ma le armi, a causa della collera di Minerva, furono negate ad Aiace da Agamennone e da Menelao, e furono consegnate ad Ulisse. Aiace, mentre cercava la vendetta, all'improvviso venne colto dalla follia: così, al posto dei suoi avversari, uccise i suoi capi di bestiame, e poi si diede la morte con la spada.
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La saggia Minerva un tempo aveva lottato con il potente Nettuno per il dominio di Atene. Infatti sia la dea, sia il dio desideravano dare ai Greci un dono bello e utile. Nettuno aveva colpito la terra ed era uscito fuori un cavallo forte e grande: anche Minerva, colpendo la terra con la propria lancia, aveva generato immediatamente un ulivo produttivo e ombroso. Così Nettuno era stato sconfitto da Minerva. I Greci, infatti, mangiavano una grande quantità di olive, e consideravano l'olio indispensabile. Pertantogli abitanti di Atene veneravano profondamente Minerva, e le fanciulle ogni anno, rendendo grazie alla dea, guidavano al tempio di lei una grande ed affollata processione.
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Le difese di un regno non sono gli eserciti e neppure i tesori, bensì gli amici, che non puoi né costringere per mezzo delle armi, né procurarti per mezzo dell'oro: sono procurati dal rispetto e dalla lealtà. Chi, poi, è più amico di un fratello per un fratello? E quale estraneo leale troverai, se verso i tuoi sarai stato un nemico? Io, per parte mia, vi lascio un regno stabile se sarete giusti, e debole se sarete malvagi. Infatti, grazie alla concordia crescono le cose piccole, (mentre) dalla discordia vengono logorate le cose più grandi. Per il resto, tu più di costoro, o Giugurta, che sei superiore per età e per saggezza, devi provvedere che non accada altrimenti. Infatti, in ogni contesa, colui che è più forte, anche se subisce un torto, tuttavia, poiché può di più, è ritenuto colpevole. Voi, invece, Aderbale e Iempsale, rispettate ed onorate un uomo come questo, ed imitate il suo valore, affinché non sembri che io abbia adottato figli migliori di quelli che ho generato.
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