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In passato venne dichiarata guerra ai Tarentini, i quali si trovano nella parte più lontana dell'Italia, poiché fecero un torto agli ambasciatori dei Romani. I Tarentini invocarono in aiuto contro i Romani il re dell'Epiro Pirro, il quale traeva origine dalla stirpe di Achille. Egli giunse presto in Italia, ed allora, per la prima volta, i Romani si scontrarono con un nemico d'oltremare. Contro di lui venne inviato il console M. Valerio Levino, il quale, dopo che ebbe catturato dei ricognitori di Pirro, li condusse per l'accampamento e li invitò a riferire a Pirro le cose che venivano compiute dai Romani. Ingaggiata la battaglia, Pirro, quando ormai fuggiva, vinse grazie all'aiuto degli elefanti, che i Romani temettero in quanto sconosciuti. Ma la notte mise fine allo scontro.
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I giorni furono denominati a partire dagli dèi, i cui nomi i Romani consacrarono ad alcune stelle. Infatti denominarono il primo giorno dal Sole, che è la più importante di tutte le stelle, così come quel giorno medesimo è il primo di tutti i giorni. Denominarono il secondo giorno dalla Luna, che ha ricevuto la luce dal Sole. (Denominarono) il terzo dalla stella di Marte, che è chiamata "vespro". (Denominarono) il quarto dalla stella di Mercurio. (Denominarono) il quinto dalla stella di Giove. (Denominarono) il sesto dalla stella di Venere, che chiamarono "Lucifero", poiché, tra tutte le stelle, ha la luce maggiore. (Denominarono) il settimo dalla stella di Saturno, che compie la propria rivoluzione in trent'anni.
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Direi che la laboriosità di Archimede fu produttiva, se la medesima non gli avesse sia dato che tolto la vita: infatti, dopo che Siracusa fu conquistata, Marcello, anche se aveva capito che la sua vittoria era stata ostacolata molto e a lungo dagli ordigni (difensivi) di quello, affascinato tuttavia dall'eccezionale abilità di Archimede, dispose pubblicamente che a lui fosse risparmiata la vita. Ma egli, mentre delineava delle figure geometriche con gli occhi fissi a terra, al soldato, che aveva fatto irruzione in casa e, impugnata la spada sopra la testa, chiedeva (- ad Archimede) chi mai fosse, a causa dell'eccessivo fervore della ricerca, (- Archimede) non riuscì a dire il proprio nome, ma, protetta la polvere con le mani, disse: "Ti prego, non lo scombinare" e, come colui che non si cura del comando di un vincitore, dopo essere stato decapitato, mescolò con il suo sangue gli abbozzi delle sue teorie. E per questo accadde che, a causa della medesima passione, la vita prima gli venisse donata, e poi gli venisse tolta.
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Una volpe e un leopardo gareggiavano sulla bellezza e, mentre il leopardo esaltava la sua pelle variopinta, la volpe, poiché non poteva vantare la propria, diceva al leopardo: Vincerò la gara, poiché possiedo non il corpo, ma la mente variopinta, e ricca di molte qualità.
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Mentre la Gallia è tranquilla, Cesare, come aveva stabilito, ritorna in Italia. Lì apprende dell'assassinio di Clodio, e decide di tenere un arruolamento in tutta la provincia. Quella cosa viene rapidamente riferita nella Gallia Transalpina. Quelli che già in precedenza avevano in odio il predominio del popolo Romano vennero spinti alla ribellione da questa circostanza e cominciarono (- presente storico) a decidere avventatamente in merito alla guerra. I capi della Gallia indicono assemblee tra loro in luoghi boscosi e appartati, e compiangono la sorte comune della Gallia: promettono ricompense a coloro che daranno inizio alla guerra (lett. : "che compiranno l'inizio della guerra"), e che, con pericolo per la propria vita, riporteranno in libertà la Gallia. Ai fini della salvezza comune, i Carnuti si addossarono l'inizio della guerra, poi i capi di tutte le popolazioni, i quali erano stati convocati per l'assemblea, si misero d'accordo tra loro. Dopo che è stato deciso il momento di quell'operazione, vanno tutti via dall'assemblea.
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