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Dopo che Annibale si fu recato ad Efeso, come esule, presso Antioco, trovò molti che desideravano l'amicizia con lui: e venne invitato ad ascoltare il filosofo peripatetico Formione. Dopo che Annibale si fu recato nella casa dell'ospite, Formione, un uomo facondo, disse moltissime cose sul compito di un comandante supremo e sull'arte militare. A quel punto, tutti gli altri che lo avevano ascoltato, chiedevano ad Annibale che cosa mai pensasse riguardo a quel famoso filosofo. Questo Cartaginese rispose in un greco non perfetto, ma schiettamente, che egli aveva visto spesso vecchi deliranti, ma nessuno che delirasse più di Formione. E, per Ercole, senza offesa! Infatti, cosa ci fu mai di più presuntuoso o più frivolo del fatto che un uomo Greco, che non aveva mai visto un nemico, né un accampamento, desse insegnamenti sull'arte militare ad Annibale, il quale aveva lottato tanti anni con il popolo Romano per l'egemonia?
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Un viandante Africano, che viaggiava attraverso la Gallia in pieno inverno, si imbatté in dei cani, che lo inseguivano e che ormai erano sul punto di prenderlo. Per tenerli lontani, volle raccogliere delle pietre, ma inutilmente, perché, a causa dell'intensità del freddo, non poté staccare dalla terra indurita dal gelo alcuna pietra. Poiché non voleva essere morso dagli animali, fuggì più velocemente possibile, dicendo: O aspra regione, dove i contadini slegano i cani e legano le pietre! Ci fu, una volta, un uomo ricco, ma brutto, che voleva sposare una fanciulla bellissima, ma estremamente sciocca. Gli amici volevano dissuaderlo da questo matrimonio: Non vedi forse che questa ragazza è molto sciocca? Non la sposare! L'uomo rispose: Preferisco sposare una (donna) bella piuttosto che saggia, perché spero che i nostri figli prenderanno la bellezza dalla madre, e la saggezza dal padre. Ma accadde che i figli fossero sciocchi come la madre, e brutti come il padre.
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Gli Spartani non divennero amici di Alcibiade tanto, quanto per paura si allontanarono da lui. Infatti, quando conobbero la grande assennatezza in tutte le situazioni dell'uomo estremamente energico, essi temettero che, spinto dall'amore di patria, una volta o l'altra egli (- Alcibiade) si staccasse da loro e si riconciliasse con i propri (concittadini). E così decisero di cercare l'occasione di ucciderlo. Ciò sì palesò presto ad Alcibiade: egli era infatti così astuto che non poteva essere ingannato. Perciò si rifugiò da Tissaferne, satrapo del re Dario. E, dopo che era diventato intimo amico di costui, e poiché vedeva che la potenza degli Ateniesi declinava e che, al contrario, quella degli Spartani diventava maggiore, in un primo momento, attraverso intermediari, ebbe un colloquio con lo stratego Pisandro, che aveva l'esercito presso Samo, e fece una menzione riguardo al proprio ritorno. Abbandonato da costui, grazie a Trasibulo, figlio di Lico, egli (- Alcibiade) dapprima viene riammesso dall'esercito e diventa pretore presso Samo; successivamente, è posto a capo di un uguale potere militare insieme a Trasibulo e Teramene. Durante il comando di questi, si realizzò un mutamento di cose così grande, che gli Spartani, che poco prima avevano prevalso in qualità di vincitori, atterriti, chiesero la pace.
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Un mulo spinge un carro per una lunga strada. Una mosca vede il mulo e, felice, si siede sul carro. Infatti è stremata e non desidera volare più a lungo. Gode della pacifica quiete e, per un po', riposa. Ma poi non sopporta la lentezza, e rimprovera il mulo con parole dure: Sei pigro, o mulo, e lento! Corri! Fa' attenzione: se non acceleri pungo il tuo collo. Il mulo risponde: Non sono scosso dalle tue parole: non temo una piccola mosca, ma piuttosto l'uomo: egli è il padrone, e per mezzo di una sudicia frusta governa il mio giogo e per mezzo delle briglie mi dirige. Per cui, metti da parte la tua futile insolenza!
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Alcibiade, figlio di Clinia, fu un Ateniese. Venne educato nella casa di Pericle, istruito da Socrate. Durante la guerra del Peloponneso, gli Ateniesi dichiararono guerra ai Siracusani per decisione e per l'autorevole parere di costui. Egli in persona venne scelto come comandante, e inoltre (gli) vennero assegnati due colleghi, Nicia e Lamaco. Mentre preparava questa (guerra), accadde che, in una sola notte, venissero abbattute tutte le Erme che si trovavano nella città di Atene, eccetto una, che si trovava davanti alla porta di Andocide. L'intera cittadinanza provò un timore così grande, che Alcibiade venne in sospetto dei suoi concittadini. (- Alcibiade, soggetto sottinteso) era anche macchiato da cattiva reputazione, poiché in casa sua celebrava i riti misterici: ciò, secondo il costume degli Ateniesi, era vietato, e ciò non concerneva la religione, ma (concerneva) la cospirazione.
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- Lupus macie confectus forte cani perpasto occurrit: quo cibo tantum fecisti ...
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- Alexander in Indiam movit. India tota ferme spectat orientem ...