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In un momento di pericolo tanto grande, nessuna città fornì aiuto agli Ateniesi: soltanto gli abitanti di Platea mandarono delle truppe. L'esercito Greco ardeva di uno straordinario desiderio di battaglia: e perciò, il parere di Milziade ebbe la meglio. Dunque, su ordine di Milziade, gli Ateniesi fecero uscire le truppe dalla città e realizzarono un accampamento in un luogo opportuno. Poi, il giorno successivo, ingaggiarono il combattimento sotto le pendici di un monte, in una zona non aperta (infatti, in molti punti, c'erano alberi radi): i Greci venivano protetti dall'altezza dei monti e la cavalleria dei nemici era ostacolata dalla distesa degli alberi. Dati, anche se vedeva il luogo non vantaggioso per i suoi, tuttavia, confidando nel numero delle proprie truppe, desiderava scontrarsi prima che gli Spartani venissero in aiuto. E così ingaggiò il combattimento. Ma gli Ateniesi sconfissero il numero dieci volte superiore dei nemici e i Persiani non si diressero all'accampamento, ma alle navi. Nessun esercito tanto esiguo sbaragliò mai truppe tanto grandi.
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Nel quinto anno della guerra Punica combattuta contro gli Africani, per la prima volta i Romani, durante il consolato di Gaio Duilio e Cneo Cornelio Asina, combatterono in mare, dopo che furono state preparate delle navi rostrate che chiamano "liburne". Il console Cornelio, raggirato con l'inganno, venne catturato dagli Africani sull'isola di Lipari, ma Duilio, una volta intrapreso lo scontro, vinse il generale dei Cartaginesi, catturò molte navi, ne affondò quattordici, catturò o uccise moltissimi nemici. La vittoria fu gradita ai Romani perché, mai sconfitti sulla terraferma, ormai erano potentissimi anche in mare. Sotto il consolato di Gaio Aquilio Floro e Lucio Scipione, Scipione saccheggiò la Corsica e la Sardegna e, dopo aver portato via molti prigionieri, celebrò il trionfo.
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Fetonte, il figlio del Sole e di Climene, dopo che fu salito di nascosto sul carro del padre e che fu stato sollevato alto da terra, a causa dello spavento cadde nel fiume Eridano. Dopo che Giove ebbe colpito costui con un fulmine, tutte le cose iniziarono a bruciare. Giove desiderava spegnere l'incendio, e, oltre a ciò, desiderava uccidere tutta la razza dei mortali. E così, per mezzo dei fiumi, inondò la terra da ogni parte, ed uccise tutta la razza dei mortali, con l'eccezione di Pirra e Deucalione. Le sorelle di Fetonte, che avevano aggiogato i cavalli senza il permesso del padre, furono trasformate in alberi di pioppo.
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Non dobbiamo mai fare concessioni che ci possano procurare imbarazzo. Poiché il sommo bene dell'amicizia è rendere l'amico uguale a sé, occorre applicare la moderazione nei benefici: darò al bisognoso, ma in modo tale che non diventi bisognoso io stesso; soccorrerò chi è procinto di cadere, ma in modo tale che non cada io stesso. Non concederò alcun beneficio, che l'amico accolga con imbarazzo. Non ingigantirò un dono che vale poco, né rinfaccerò il mio favore; infatti chi rinfaccia ciò che ha donato, vanifica il favore. Quando abbiamo intenzione di fare del bene agli amici o ai confidenti, dobbiamo valutare le nostre sostanze e le nostre possibilità, per non dare né più, né meno, di ciò che possiamo. E per di più dobbiamo valutare la personalità di colui al quale doniamo: non sono destinate ad essere utili a tutti le medesime cose. Valuta molto attentamente ciò che stai per donare, affinché, per te che dai, il dono non sia gravoso o troppo esiguo, e affinché colui che sta per ricevere non abbia a noia o non accetti il dono.
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A Nerva succedette Ulpio Crinito Traiano, nato a Italica, in Spagna. La famiglia di Traiano era antica, ma poco celebre: per la prima volta, infatti, fu console suo padre. Dunque, egli divenne imperatore presso Agrippina, nelle Gallie. Traiano, di inconsueta mitezza e forza d'animo, viene giustamente considerato superiore a tutti gli imperatori. Dopo Augusto, l'Impero dei Romani era stato solamente difeso: Traiano, invece, ampliò in lungo e in largo il territorio dell'Impero. In Germania recuperò le città al di là del Reno. Sottomise la Dacia e, al di là del Danubio, costituì una provincia in quelle terre che ora controllano i barbari. Quanto a cortesia e a moderazione, tuttavia, superò la gloria militare. A Roma, e attraverso le province, visitava gli amici ammalati oppure teneva, a sua volta, informali banchetti con gli amici. Sedeva spesso nelle carrozze degli amici. Non danneggiò alcun senatore, non accrebbe mai l'Erario in maniera iniqua. Generoso nei confronti di tutti, arricchì molti sia titolo pubblico che a titolo privato, e innalzò con dei riconoscimenti gli uomini onesti. Realizzò molte costruzioni per il mondo, offrì alle città l'esenzione dai tributi.
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