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Una volta due uomini che ardevano di un grande odio tra loro, venivano trasportati sulla medesima nave: uno sedendo sulla poppa, l'altro (sedendo) sulla prua. Dopo che, all'improvviso, si era levata una vigorosa tempesta, tutti disperavano per la vita. Sulla nave, molti invocavano gli dèi, pochi piangevano tristemente. Il terrore prevalse su tutte le cose, ma l'odio dei due avversari rimase. Infatti l'uomo che sedeva sulla poppa si alzò e domandò al timoniere: Dimmi: quale delle due parti della nave sarà sommersa prima dalle onde? Il timoniere rispose: Senza dubbio la prua. Dopo aver ascoltato le parole del timoniere, lieto, e con volto sereno, disse: Va bene: dunque la morte non sarà amara, se avrò visto prima il mio avversario mentre morirà nelle onde.
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Le colombe paurose rifuggivano spesso il nibbio, e grazie alle ali rapide, evitavano la morte. Allora il malvagio le inganna con parole astute: Perché conducete una vita preoccupata? Nominatemi vostro sovrano: così sarete mantenute al sicuro dai pericoli, e non sarete tormentate da alcuna violenza, perché vi difenderò io! Le colombe credono alle parole mendaci e si affidano al nibbio ingannatore. Appena il governo delle sciocche colombe viene assunto dal nibbio, il sovrano spietato comincia a divorare le colombe, ed esercita il potere per mezzo degli artigli crudeli. A quel punto una colomba dice: Poiché eravamo sconsiderate, per la nostra stupidità sconteremo giustamente una punizione: affidavamo il nostro governo ad un disonesto, e presto, per quella ragione, troveremo la nostra rovina.
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Numanzia, città della Spagna, non mise mai in armi molti suoi cittadini, ma, o in virtù della crudeltà di indole, o dell'inettitudine dei nostri comandanti, oppure per la clemenza della sorte, indusse Pompeo, personaggio di grande rinomanza, ad un patto estremamente infamante, e (indusse) a cose non meno ignominiose e riprovevoli il console Mancino Ostilio. Gli Spagnoli riconsegnarono costui ai Romani dopo che era stato sconfitto dai Numantini, nudo e con le mani legate dietro alla schiena. Publio Scipione Emiliano, però, che aveva distrutto Cartagine, ricevute tante notizie relative alla disfatta di Numanzia, nominato console per la seconda volta, ed inviato in Spagna, dopo un anno e tre mesi, circondata e sconfitta Numanzia per mezzo di macchine da assedio, la rase al suolo. E nessuno, di qualsiasi stirpe di uomini, tramandò prima di lui il proprio nome ad eterna memoria con una più illustre distruzione di città: egli, infatti, una volta distrutte Cartagine e Numanzia, ci liberò dal timore dell'una e dagli affronti dell'altra.
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Nessun uomo è abbastanza protetto contro i prepotenti. Se, poi, un malvagio consigliere fornisce al prepotente un consiglio ardito ed astuto, la forza e la malvagità insieme mandano in rovina ogni cosa. Un'aquila sollevò in alto una tartaruga, ma l'animale nascondeva il proprio corpo nella robusta corazza e restava illeso. Giunse una cornacchia, e disse alla regina degli uccelli: Hai catturato una preda proprio grossa con i tuoi forti artigli, ma verrai presto sfinita dal grave peso della tartaruga. Promettimi una parte della preda, e ti darò un consiglio di successo! Dopo che la forte aquila ebbe reso la cornacchia partecipe del delitto, il nero uccello rivelò lo spietato proposito: Lascia cadere la tartaruga sopra uno scoglio! La dura corazza verrà infranta e noi avremo facilmente il cibo. L'aquila obbedì all'ardito consiglio e spartì la pietanza con la cornacchia. Così la tartaruga capitolò alla forza e all'astuzia.
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Cesare fu di statura molto alta, di colorito pallido, di membra proporzionate, di volto pieno, di occhi neri e vivaci, e dalla salute buona; nella vecchiaia, tuttavia, egli talora perdeva i sensi e si svegliava di soprassalto durante il sonno. Riguardo alla cura del corpo, era addirittura puntiglioso, infatti, non solo si tagliava con cura i capelli e si radeva, ma si depilava, anche, e per questo molti lo rimproverarono. Ebbe però in odio il difetto della calvizie, poiché era esposta alle derisioni degli avversari; per questo richiamava la rada chioma dalla sommità della testa verso la fronte, e, tra tutti gli onori a lui concessi dal Senato e dal popolo, accolse e fece largo uso di quello: il diritto alla corona di alloro; infatti portava quella continuamente. Di lui era riconoscibile anche il modo di vestire: infatti cingeva la toga con una cintura allentata.
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