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(Catone - soggetto sottinteso) ricoprì il consolato insieme a L. Valerio Flacco. Ottenne per sorteggio la provincia della Spagna, e da essa riportò un trionfo. Poiché P. Scipione Africano, console per la seconda volta, rimase lì a lungo, volle cacciarlo dalla provincia e subentrargli. Ma Scipione non poté realizzare ciò tramite il Senato, anche se nella città egli deteneva una posizione egemone: all'epoca, infatti, il potere veniva amministrato non in base all'influenza, ma in base alla legge. Infuriato verso il Senato per questa ragione, dopo il consolato egli rimase a Roma da privato cittadino. Invece Catone, dopo essere stato eletto censore insieme a Flacco, ricoprì con severità la carica censoria. Infatti egli sia punì numerosi nobili, sia promulgò molti editti contro il lusso, che già all'epoca cominciava a diffondersi. Dalla giovinezza, fino alla fine della vita, egli non smise mai di addossarsi inimicizie. Per tutto il tempo che visse, crebbe quanto a gloria delle virtù.
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Ciro, una volta che l'Asia era stata assoggettata e che tutto quanto l'Oriente era stato ridotto sotto il (suo) potere, dichiarò guerra agli Sciti. A quell'epoca la regina degli Sciti era Tamiri, la quale, non spaventata dall'arrivo dei nemici secondo il costume femminile, pur potendo impedire loro l'attraversamento del fiume Arasse, permise loro di passare, sia perché riteneva per sé la battaglia più comoda all'interno dei confini del proprio regno, sia perché riteneva per i nemici la fuga più difficile per l'ostacolo del fiume. E così Ciro, portate le truppe dall'altra parte, dopo essere avanzato un po' nella Scizia, pose l'accampamento. Poi, il giorno successivo, dopo aver simulato la paura, fingendo di essere fuggito lasciando l'accampamento abbandonato, lasciò vino in abbondanza e quelle cose che erano necessarie per un banchetto. Dopo che i ricognitori ebbero informato la regina di questa cosa, Tamiri mandò il figlio giovinetto con un terzo delle truppe a catturare Ciro. Dopo che si fu giunti all'accampamento di Ciro, il giovane inesperto d'arte militare, trascurati i nemici, concesse ai soldati il vino, come se si fosse recato ad un banchetto anziché ad una battaglia: e così gli Sciti vengono sconfitti dall'ubriachezza prima ancora che dalla guerra. Ciro infatti, sapute queste cose, tornò all'accampamento durante la notte, aggredì (presente storico) gli ubriachi ed uccise tutti gli Sciti insieme al figlio della regina.
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Voi, giudici, di che atteggiamento alla fine sarete? Ricorderete Milone e lo caccerete? Chiamo voi, voi, fortissimi uomini, che versaste molto sangue in difesa dello Stato; alla vostra presenza un uomo di tanto valore verrà cacciato da questa città? O povero me! Tu hai potuto richiamarmi in patria, Milone, per mezzo di costoro, io non potrò far restare te in patria per mezzo degli stessi? Che cosa ti risponderò, fratello mio, Quinto, che ora sei lontano?
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Poiché, una volta, si parlava dell'ostinazione delle donne, che si intestardiscono a tal punto con animo indurito, che preferiscono essere uccise che ritrattare un parere (lett. : "che retrocedere da un parere"), allora un tale disse: Una certa donna, molto ostile al marito, controbatteva sempre alle parole di lui, ostinandosi, in ciò che aveva cominciato a dire, in maniera da voler essere vincitrice. Una volta, avuto un aspro litigio con l'uomo, ella chiamò il marito "pidocchioso". Quello, volendo vincere l'ostinazione della moglie, la calò con una corda in un pozzo d'acqua, dicendo che l'avrebbe affogata se non si fosse astenuta da parole di tal genere. Ma la donna perseverava in maniera più incalzante, ripetendo quella parola. A quel punto l'uomo, affinché ella non potesse parlare ancora, la immerse nel pozzo, poiché voleva farla desistere dalla caparbietà delle parole col pericolo della morte. Ma quella, anche mentre soffocava, poiché non poteva parlare, si esprimeva con le dita; infatti, alzate le mani sopra la testa, con le unghie dell'uno e dell'altro pollice unite, almeno per quanto riuscì esprimendosi con i gesti, rinfacciava i pidocchi al marito.
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Dunque che il padre concepisca la migliore speranza sul figlio: così il figlio sarà più diligente fin dagli inizi. È infatti falsa l'obiezione che pochissimi uomini sono capaci di apprendere le cose insegnate, e che i più, invece, perdono tempo e fatica per incapacità di ingegno. Infatti, al contrario, potresti trovare che molti sono talentuosi e pronti ad apprendere. E in effetti ciò è naturale per l'uomo: che gli uomini utilizzino l'intelligenza. Così come gli uccelli sono generati per volare, i cavalli per correre, e gli animali feroci per la ferocia, allo stesso modo per noi è caratteristico l'impiego e lo zelo della mente: perciò l'origine dell'animo si ritiene proveniente dal cielo. Invece gli sciocchi e gli inadatti sono in realtà molto pochi, così come i corpi deformi vengono partoriti raramente. Spesso vediamo che nei bambini risplende la speranza di moltissime qualità: se la speranza si indebolisce col tempo, è evidente che non è venuta meno la natura, bensì la cura.
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