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Xerxes rex Persarum terror antea gentium postquam bellum in Greacia …
Serse, il re dei Persiani, in precedenza terrore dei popoli, dopo che la guerra in Grecia fu stata combattuta con esito negativo, veniva disprezzato persino dai suoi. Il prefetto Artabano, infatti, poiché l'autorità del re si indeboliva ogni giorno, fu portato alla speranza di ottenere il potere. Pertanto, di sera, egli si introdusse nella reggia insieme ai suoi vigorosi figli (infatti Artabano si recava continuamente alla reggia), e assassinò il re. Successivamente Artabano ingannò Artaserse, il figlio del re, con queste parole: Il re è stato ucciso da tuo fratello Dario: devi vendicare senza indugio il parricidio. E così, non appena si fu giunti a casa di Dario, Dario venne ucciso a causa del falso sospetto di parricidio. Quindi Artabano decide di ordire un attentato ad Arteserse, e tira Baccabaso dentro alla complicità del piano. Baccabano, però, rivela ad Arteserse i misfatti di Artabano. Pertanto, il giorno dopo, mentre passa in rassegna le truppe, il re in persona trafigge con la spada Artabano. In tal modo, l'eccellente giovane vendicò sia l'uccisione del padre, sia l'assassinio del fratello.
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Le ninfe
Nei racconti dei poeti le ninfe rappresentano la potenza della natura. I poeti narrano la vita delle ninfe: le ninfe sono le divinità delle terre, dei boschi, e delle acque, ed abitano nei boschi oppure nell'acqua. Di tanto in tanto le ninfe aiutano gli agricoltori, ma per lo più sono le ancelle delle dèe dell'Olimpo. Le ninfe spesso cacciano gli animali selvatici nei boschi insieme a Diana, oppure cantano felici. Una ninfa famosa è Calipso: Calipso vive nella piccola isola di Ogigia, e lì trattiene a lungo Ulisse contro la sua volontà; non sempre, dunque, le ninfe dimostrano benevolenza nei confronti degli esseri umani!
ANALISI GRAMMATICALE
Verbi
significant indicativo presente terza persona plurale (significo) Paradigma: significo, significas, significavi, significatum, significāre - verbo transitivo I coniugazione
narrant indicativo presente terza persona plurale (narro) Paradigma: narro, narras, narravi, narratum, narrāre - verbo transitivo I coniugazione
sunt indicativo presente terza persona plurale (sum) Paradigma: sum, es, fui, esse - verbo intransitivo anomalo
habitant indicativo presente terza persona plurale (habito) Paradigma: habito, habitas, habitavi, habitatum, habitāre - verbo intransitivo I coniugazione
adiuvant indicativo presente terza persona plurale (adiuvo) Paradigma: adiuvo, adiuvas, adiuvi, adiutum, adiuvāre - verbo transitivo I coniugazione
agitant indicativo presente terza persona plurale (agito) Paradigma: agito, agitas, agitavi, agitatum, agitāre - verbo transitivo I coniugazione
cantant indicativo presente terza persona plurale (canto) Paradigma: canto, cantas, cantavi, cantatum, cantāre - verbo transitivo I coniugazione
vivit indicativo presente terza persona singolare (vivo) Paradigma: vivo, vivis, vixi, victum, vivĕre - verbo intransitivo III coniugazione
tenet indicativo presente terza persona singolare (teneo) Paradigma: teneo, tenes, tenui, tentum, tenēre - verbo transitivo II coniugazione
demonstrant indicativo presente terza persona plurale (demonstro) Paradigma: demonstro, demonstras, demonstravi, demonstratum, demonstrāre - verbo transitivo I coniugazione
Sostantivi
poetarum genitivo maschile plurale (poeta, poetae) - I declinazione (sostantivo maschile con desinenza di I declinazione)
fabulis ablativo femminile plurale (fabula, fabulae) - I declinazione
nymphae nominativo femminile plurale (nympha, nymphae) - I declinazione
naturae genitivo femminile singolare (natura, naturae) - I declinazione
potentiam accusativo femminile singolare (potentia, potentiae) - I declinazione
Poetae nominativo maschile plurale (poeta, poetae) - I declinazione (sostantivo maschile con desinenza di I declinazione)
vitam accusativo femminile singolare (vita, vitae) - I declinazione
terrarum genitivo femminile plurale (terra, terrae) - I declinazione
silvarum genitivo femminile plurale (silva, silvae) - I declinazione
aquarum genitivo femminile plurale (aqua, aquae) - I declinazione
deae nominativo femminile plurale (dea, deae) - I declinazione
silvis ablativo femminile plurale (silva, silvae) - I declinazione
aqua ablativo femminile singolare (aqua, aquae) - I declinazione
agricolas accusativo maschile plurale (agricola, agricolae) - I declinazione (sostantivo maschile con desinenza di I declinazione)
Olympi genitivo maschile singolare (Olympus, Olympi) - II declinazione
dearum genitivo femminile plurale (dea, deae) - I declinazione
ancillae nominativo femminile plurale (ancilla, ancillae) - I declinazione
Diana ablativo femminile singolare (Diana, Dianae) - I declinazione
feras accusativo femminile plurale (fera, ferae) - I declinazione
insula ablativo femminile singolare (insula, insulae) - I declinazione
Ulixem accusativo maschile singolare (Ulixes, Ulixis) - III declinazione
benevolentiam accusativo femminile singolare (benevolentia, benevolentiae) - I declinazione
homines accusativo maschile plurale (homo, hominis) - III declinazione
Aggettivi
clara nominativo femminile singolare (clarus, clară, clarum) - aggettivo I classe
parva ablativo femminile singolare (parvus, parvă, parvum) - aggettivo I classe
invitum accusativo maschile singolare (invitus, invită, invitum) - aggettivo I classe
laetae nominativo femminile plurale (laetus, laetă, laetum) - aggettivo I classe
Altre forme grammaticali
In preposizione
et congiunzione
vel congiunzione
Interdum avverbio
sed congiunzione
plerumque avverbio
Saepe avverbio
cum preposizione
ibi avverbio
diu avverbio
non avverbio
igitur congiunzione/avverbio
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Lemni mulieres Veneri sacra per multos annos non fecerant …
Le donne non avevano effettuato sacrifici a Venere per vari anni ed a causa della sua ira, i loro mariti sposarono le donne della Tracia e ripudiarono le donne di Lemno. Ma le donne di Lemno, per istigazione di Venere, uccisero l'intero genere degli uomini, con l'eccezione di Ipsipile, la quale fece salire su una nave di nascosto il proprio padre Toante, con lo scopo di salvarlo. Nel frattempo gli Argonauti, che navigavano nei pressi, si avvicinarono a Lemno. Appena il custode della porta vide costoro, lo riferì alla regina Ipsipile, alla quale Polisso aveva dato il consiglio di legarli a sé tramite i Lari ospitali e di accoglierli come ospiti. Da Giasone, Ipsipile procreò i figli Euneo e Deipilo; gli Argonauti furono trattenuti in quel luogo per molti giorni. Alla fine, rimproverati da Ercole, andarono via. Le donne di Lemno, però, quando seppero del padre di Ipsipile, che ella aveva salvato, si infuriarono a tal punto da volerla uccidere; perciò ella si diede alla fuga. I pirati, catturata costei, la portarono a Tebe, e la vendettero al re Lico in schiavitù.
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Alcibiades Cliniae filius Atheniensis fuit. Educatus est ...
La traduzione sottostante è della versione della prima edizione di Grammatica Picta
Qui trovi Lo scandalo delle Erme - Grammatica Picta 1 pagina 331 numero 18 edizione 2025
Qui trovi Lo scandalo delle Erme - Versione Grammatica Picta 1 pagina 329 numero 16 edizione 2021
Fu un ateniese Alcibiade il figlio di Clinia. Fu istruito nella casa di Pericle, educato da Socrate. Durante la guerra del Peloponneso, gli Ateniesi dichiararono guerra ai Siracusani per decisione e per l'autorevole parere di costui. Egli stesso fu scelto come comandante, e inoltre (gli) vennero assegnati due colleghi, Nicia e Lamaco. Mentre preparava questa, accadde che, in una sola notte, fossero mutilate tutte le Erme che erano nella città di Atene, tranne una, che era dinanzi alla porta di Andocide. L'intera cittadinanza provò una paura così grande, che Alcibiade cadde in sospetto dei suoi concittadini. Egli era anche macchiato da cattiva reputazione, poiché in casa sua celebrava i riti misterici: ciò, secondo il costume degli Ateniesi, era vietato, e ciò non riguarda la religione, ma la cospirazione.
Lo scandalo delle Erme Nuova edizione (quella sopra è della vecchia edizione)
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Lucius Papirius Cursor dictator postquam ad bellum cum Samnitibus …
Il dittatore Lucio Papirio Cursore, dopo che era partito per la guerra contro i Sanniti, fece ritorno alla città di Roma per consultare un aruspice; prima di andare via, ordinò a Quinto Fabio Massimo, il comandante dei cavalieri, che lasciò presso l'esercito, di non scontrarsi con il nemico mentre egli era assente. Quello però, per non perdere un'occasione, guidò l'esercito contro i Sanniti, e riportò una magnifica vittoria. Non molto tempo dopo, Papirio fece ritorno all'accampamento ed infuriato, convocò l'assemblea dei soldati e ordinò a un littore di sciogliere le verghe e le scuri. Allora, i parenti di Fabio fecero appello al popolo e tutti implorarono il dittatore di concedere a Fabio il perdono. Alla fine, Papirio cedette alle suppliche