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Igitur pater spem de filio quam optimam capiat: ita filius diligentior …
Dunque che il padre concepisca la migliore speranza sul figlio: così il figlio sarà più diligente fin dagli inizi. È infatti falsa l'obiezione che pochissimi uomini sono capaci di apprendere le cose insegnate, e che i più, invece, perdono tempo e fatica per incapacità di ingegno. Infatti, al contrario, potresti trovare che molti sono talentuosi e pronti ad apprendere. E in effetti ciò è naturale per l'uomo: che gli uomini utilizzino l'intelligenza. Così come gli uccelli sono generati per volare, i cavalli per correre, e gli animali feroci per la ferocia, allo stesso modo per noi è caratteristico l'impiego e lo zelo della mente: perciò l'origine dell'animo si ritiene proveniente dal cielo. Invece gli sciocchi e gli inadatti sono in realtà molto pochi, così come i corpi deformi vengono partoriti raramente. Spesso vediamo che nei bambini risplende la speranza di moltissime qualità: se la speranza si indebolisce col tempo, è evidente che non è venuta meno la natura, bensì la cura.
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Panthera imprudens olim in foveam decidit. Eam viderunt pastores …
Una pantera incauta un giorno cadde in una fossa. La videro dei pastori: alcuni vi ammassano pezzi di legno, altri la ricoprono di sassi, altri ancora, al contrario, compassionevoli nei confronti dell'animale moribondo, le danno del pane, affinché sostenti la forza vitale. Sopraggiunge la notte: i pastori se ne vanno tranquilli a casa, pensando che il giorno successivo troveranno la pantera senza vita. Ma quella, non appena ristorò le deboli forze, con un agile salto si libera della fossa, e, con passo svelto, si affretta vero la propria tana. Dopo pochi giorni la pantera si precipita dal nascondiglio, massacra il gregge, uccide i pastori, distrugge ogni cosa, e infierisce con furia adirata. A quel punto i pastori che avevano risparmiato l'animale selvatico supplicano in difesa della propria vita. Ma la pantera: So che quelli mi hanno aggredita con la pietra, e che voi mi avete dato del pane; io sono una nemica non per voi, ma per loro, perché mi hanno fatto del male.
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Omni Gallia pacata Morini Menapiique soli in armis restabant neque ad Caesarem …
Dopo che tutta la Gallia era stata pacificata, restavano in armi i soli Morini e i Menapi, ed essi non avevano mai mandato a Cesare dei portavoce per trattare la pace. E così, Cesare, anche se ormai l'estate era quasi trascorsa, ritenendo che quella guerra sarebbe stata portata a termine rapidamente, condusse là l'esercito. Ma quelli cominciarono a condurre la guerra con un nuova strategia. Infatti essi si rendevano conto che le enormi popolazioni che si erano scontrate in campo aperto erano state respinte e sconfitte dai Romani, ma essi possedevano paludi e foreste ininterrotte: ragion per cui portarono là sé e tutte le loro cose. Dopo che Cesare fu giunto all'inizio di quelle foreste, decise di fortificare un accampamento, e nel frattempo, il nemico non si vide. Ma, mentre i nostri si trovavano sparpagliati al lavoro, i nemici piombarono all'improvviso da tutte le parti della foresta e sferrarono un attacco. I nostri presero velocemente le armi e li respinsero nelle foreste. Dopo che numerosissimi furono stati uccisi, diedero la caccia ai restanti piuttosto lontano, in luoghi piuttosto disagevoli, e persero pochi dei loro.
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Medea Aeetae et Idyae filia ex Iasone duos filios procreavit …
Medea, la figlia di Eeta e di Idia, partorì da Giasone due figli. Poiché il marito e la moglie vivevano in eccellente armonia, gli invidiosi lamentavano che un uomo tanto vigoroso, e bello, e nobile avesse una moglie straniera e maga. Creonte, il re di Corinto, offrì in moglie a Giasone la propria figlia, Creusa. Medea, quando vide che riceveva da Giasone un'offesa tanto grande, realizzò una corona d'oro di sostanze velenose, ed ordinò che essa fosse data in dono, dai propri figli, alla matrigna. Creusa, dopo che ebbe ricevuto il dono, bruciò insieme a Giasone e a Creonte. Medea, quando vide il palazzo reale bruciare, uccise i propri figli e scappò via da Corinto. Quindi giunse da esule ad Atene, ospite presso Egeo, e lo sposò. Ma successivamente ella fuggì anche da Atene: infatti tutti dicevano che fosse una donna empia e una maga.
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C. Furius Cresimus e servitute liberatus cum in parvo admodum agello largiores …
C. Furio Cresimo, liberato dalla schiavitù, poiché in un poderetto molto piccolo, otteneva frutti molto più abbondanti del vicinato da poderi vastissimi, era oggetto di grande invidia, come se compromettesse i raccolti altrui per mezzo di stregonerie. Per questo motivo egli venne citato in giudizio da Spurio Albino, edile curule, e, temendo la condanna, egli portò nel foro tutta l'attrezzatura agricola e vi condusse la sua servitù, in forze e ben curata e vestita, gli utensili accuratamente realizzati, le zappe pesanti, i vomeri imponenti, i buoi pasciuti. Poi disse: O Quiriti, sono queste le mie stregonerie, e non vi posso mostrare o portare nel Foro le mie riflessioni notturne, le veglie e i sudori. E così egli venne assolto con i pareri di tutti. Certamente la coltivazione consiste nel lavoro, non nella spesa.