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Postea Fabius Maximus Samnitas vicit et plurima ipsorum oppida cepit. Deinde …
Successivamente Fabio Massimo sconfisse i Sanniti e conquistò numerosissime loro città. Poi i consoli P. Cornelio Rufino e M. Curio Dentato, inviati contro i Sanniti, li piegarono con imponenti battaglie. Essi misero allora fine alla guerra portata avanti per molti anni con i Sanniti. È certo che in Italia non c'era stato alcun nemico tanto valoroso, da estenuare maggiormente il valore Romano.
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Postea Samnites Romanos T. Veturio et Sp. Postumio consulibus ingenti …
In seguito, sotto il consolato di Tito Veturio e Spurio Postumio, i Sanniti sconfissero i Romani con gran disonore. Tuttavia fu rotta dal senato e dal popolo la pace che era stata stretta con loro per necessità. Poi i Sanniti furono sconfitti dal console Lucio Papirio. Papirio per primo riportò un trionfo sui Sanniti. In quel tempo il censore Ap. Claudio realizzò l'acquedotto "Claudio" e fece costruire la via Appia. È noto che i Sanniti, ricominciata la guerra, sconfissero Q. Fabio Massimo, dopo che incalcolabili soldati Romani furono stati uccisi.
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Dareus media fere nocte Arbela pervenerat eodemque magnae partis …
Dario era arrivato ad Arbela all'incirca nel mezzo della notte, e in quel medesimo luogo la sorte aveva spinto la fuga di una grande parte dei suoi amici e dei soldati. Ad essi, dopo che furono stati convocati, Dario spiegò che Alessandro avrebbe senza dubbio assalito le città più popolose e i campi abbondanti di ogni genere di cose. Alessandro in persona e i suoi soldati – disse – mirano a un bottino di guerra ricco e apparecchiato. Ciò favorirà le nostre circostanze. Infatti le zone più lontane del nostro regno sono ancora intatte, da lì, abbiamo intenzione di ristorare senza fatica le forze in vista della guerra. Si impadronisca pure, quel popolo insaziabile, di Gaza e, per la lunga fame, si sazi d'oro: con l'esperienza ho imparato che la suppellettile preziosa non rappresenta nient'altro che pesi e bagagli: Alessandro, trasportando quelle cose con sé, sarà più debole. Il suo discorso, in verità, sembrava a tutti pieno di disperazione, e costoro si rendevano conto che Babilonia, la ricchissima città, si arrendeva. Il vincitore Alessandro stava ormai per occupare Susa, ed ormai tutte le altre glorie del regno.
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Numquam in turpitudinem nostram beneficia tribuere debemus …
Non dobbiamo mai fare concessioni che ci possano procurare imbarazzo. Poiché il sommo bene dell'amicizia è rendere l'amico uguale a sé, occorre applicare la moderazione nei benefici: darò al bisognoso, ma in modo tale che non diventi bisognoso io stesso; soccorrerò chi è procinto di cadere, ma in modo tale che non cada io stesso. Non concederò alcun beneficio, che l'amico accolga con imbarazzo. Non ingigantirò un dono che vale poco, né rinfaccerò il mio favore; infatti chi rinfaccia ciò che ha donato, vanifica il favore. Quando abbiamo intenzione di fare del bene agli amici o ai confidenti, dobbiamo valutare le nostre sostanze e le nostre possibilità, per non dare né più, né meno, di ciò che possiamo. E per di più dobbiamo valutare la personalità di colui al quale doniamo: non sono destinate ad essere utili a tutti le medesime cose. Valuta molto attentamente ciò che stai per donare, affinché, per te che dai, il dono non sia gravoso o troppo esiguo, e affinché colui che sta per ricevere non abbia a noia o non accetti il dono.
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Successit Claudio Nero Caligulae avunculo suo simillimus qui Romanum imperium et deformavit …
A Claudio succedette Nerone, molto simile a Caligola, suo zio materno, che disonorò e indebolì l'Impero Romano. Uccise una parte incalcolabile del Senato, fu nemico di tutti gli onesti. Da ultimo si comportò in maniera a tal punto scandalosa, da danzare e cantare sulla scena con il costume da citaredo o da attore tragico. Commise molti omicidi di parenti, in quanto uccise il fratello, la moglie, la sorella, la madre. Incendiò la città di Roma per guardare lo spettacolo di Troia data alle fiamme. Destinato a non fare nulla mai in ambito militare, quasi perse la Britannia. Lì, infatti, sotto di lui, due importantissime città furono conquistate e abbattute. I Parti portarono via l'Armenia e mandarono le legioni Romane sotto il giogo. Odioso al mondo Romano a causa di queste cose, egli fu, contemporaneamente, abbandonato da tutti e giudicato un nemico dai senatori; mentre era ricercato ai fini della condanna, fuggì dal palazzo Imperiale, intenzionato ad uccidersi. A Roma egli realizzò le terme che, chiamate dapprima Neroniane, adesso si chiamano Alessandriane.