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Saepe et multum mecum cogitavi de eloquentia eiusque beneficiis incommodisque …
Ho riflettuto spesso e a fondo, tra me e me, sull'eloquenza e sui suoi benefici e (i suoi) inconvenienti. Infatti, sia quando considero i danni al nostro Stato, sia quando richiamo con la mente le antiche sciagure di importantissime città, constato che uomini eloquentissimi furono la causa di gran parte dei problemi; d'altra parte, quando, dalle testimonianze letterarie, mi accingo a riandare alle vicende più antiche, mi rendo conto che grazie all'eloquenza sono state costituite molte città, sono state risolte molte guerre, sono stati ottenuti solidissimi rapporti di alleanza e sacri vincoli di amicizia. Dunque, adesso ritengo che la saggezza senza l'eloquenza giova poco alle collettività, mentre l'eloquenza senza la saggezza nuoce per lo più moltissimo, e non giova mai. Per la qual cosa, il cittadino che, tralasciati gli studi assai corretti e assai onesti, consuma tutto l'impegno nello studio dell'eloquenza, è inutile per sé, e dannoso per la sua patria; è veramente un uomo, e un utilissimo al cittadino, quello che si arma dell'eloquenza in maniera tale, non da poter combattere i vantaggi della patria, ma lottare in difesa di questi.
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Hannibal relicto in Hispania fratre Hasdrubale Pyrenaeum superavit …
Annibale, lasciato in Spagna il fratello Asdrubale, valicò i Pirenei. Rese per sé praticabili le Alpi, fino a quel momento, quanto a quel tratto, impraticabili. Nel frattempo molti Liguri e Galli, che avevano in odio l'egemonia Romana e che speravano che l'arrivo dei Cartaginesi avrebbe giovato alla loro libertà, si unirono ad Annibale. Sempronio Gracco, saputo l'arrivo di Annibale in Italia, dalla Sicilia trasferì l'esercito a Rimini. P. Cornelio Scipione avanzò per primo contro Annibale. Ingaggiata la battaglia, dopo che i suoi furono stati messi in fuga, egli ritornò ferito all'accampamento. Sempronio Gracco, da parte sua, si scontrò presso il fiume Trebbia. Anche lui venne sconfitto, ma sopravvisse. Molti, in Italia, si consegnarono ad Annibale. Mentre, da lì, Annibale si dirigeva verso l'Etruria, si imbatté nel console Flaminio. Uccise Flaminio in persona; un'enorme parte dei Romani venne uccisa, tutti gli altri si dispersero.
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M. Minucio Rufo P. Cornelio consulibus Histris bellum indictum est …
Sotto il consolato di M. Minucio Rufo e di P. Cornelio, venne dichiarata guerra agli Istriani, poiché avevano depredato delle navi dei Romani che contenevano frumento, e furono tutti assoggettati. Nel medesimo anno, venne dichiarata ai Romani la seconda guerra Punica, per mano di Annibale, comandante dei Cartaginesi che, all'età di diciannove anni, iniziò ad assediare Sagunto, una città della Spagna alleata ai Romani. A costui i Romani fecero sapere, tramite degli ambasciatori, di astenersi dalla guerra. Egli rifiutò di ricevere gli ambasciatori. I Romani inviarono degli ambasciatori anche a Cartagine, affinché ad Annibale fosse ordinato di non fare guerra contro gli alleati del popolo Romano. Dai Cartaginesi furono date risposte aspre. Nel frattempo i Saguntini, ai quali sovrabbondava la forza d'animo, ma mancarono i mezzi, furono vinti dalla fame e, conquistati da Annibale, vennero puniti nelle forme più estreme. Allora P. Cornelio Scipione venne inviato in Spagna con l'esercito, e Ti. Sempronio in Sicilia. Alla fine fu dichiarata guerra ai Cartaginesi.
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Ancipiti proelio diu atque acriter pugnatum est. Diutius cum hostes sustinere ...
Si combatté a lungo ed aspramente in un combattimento dall'esito incerto. Dato che i nemici non riuscivano a sostenere più a lungo l'assalto dei nostri, alcuni si ritirarono sul monte, gli altri si rifugiarono presso le salmerie e presso i loro carri. Si combatté anche presso le salmerie, per il fatto che gli Elvezi avevano opposto i carri a mò di barriera, e, da un luogo più alto, scagliavano frecce contro i nostri mentre arrivavano. Dopo che si fu combattuto a lungo, i nostri si impadronirono delle salmerie e dell'accampamento. Lì la figlia di Orgetorige e uno dei figli furono catturati. Da quella battaglia non sopravvissero molti della massa dei nemici, e quelli marciarono ininterrottamente per tutta la notte: alla fine arrivarono nel territorio dei Lingoni; i nostri, invece, sia per le ferite dei soldati, sia per la sepoltura dei caduti, ritardarono la marcia, e non riuscirono a inseguire i nemici. Ma Cesare inviò ai Lingoni una lettera e dei messaggeri, affinché non fornissero frumento agli Elvezi. Egli stesso, passati tre giorni, decise di inseguirli con tutte le truppe. (Versione della vecchia edizione)
Versione della nuova edizione (DIVERSA)
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Imber nive mixtus et intolerabilis vis frigoris et homines multos et iumenta …
La pioggia mista alla neve, e l'intensità insopportabile del freddo, uccise molti uomini, molti animali da soma e quasi tutti gli elefanti. I Cartaginesi inseguirono i Romani fino al fiume Trebbia, e ritornarono all'accampamento così irrigiditi dal freddo da provare a malapena la gioia della vittoria. E così, durante la notte successiva, i Romani, per mezzo di zattere, trasportarono oltre il Trebbia la guarnigione difensiva dell'accampamento e quel che rimaneva della gran parte dei soldati: o i Cartaginesi non si accorsero di nulla a causa del rumore della pioggia, oppure, poiché ormai non riuscivano a spostarsi a causa della stanchezza e delle ferite, fecero finta di non accorgersi. E così, mentre i Cartaginesi riposavano, l'esercito venne condotto dal console Scipione a Piacenza, con una colonna silenziosa, e di lì a Cremona, affinché una sola colonia non fosse gravata dai quartieri invernali di due eserciti. Nel frattempo su Roma si riversò un terrore tanto grande a seguito di questa sconfitta che credevano che il nemico sarebbe ormai arrivato alla città di Roma pronto all'attacco.