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L. Manlio Vulsone M. Atilio Regulo consulibus bellum in Africam translatum est ...
Sotto il consolato di L. Manlio Vulsone e M. Attilio Regolo la guerra fu spostata in Africa. I consoli avanzarono fino a Cartagine, e, dopo che molti fortilizi furono stati saccheggiati, Manlio ritornò a Roma vincitore, Attilio Regolo rimase in Africa. Costui schierò l’esercito contro gli Africani; nello scontrarsi fu vincitore, e molti nemici morirono. A quel punto, i Cartaginesi, sconfitti, chiesero ai Romani la pace. Poiché Regolo non volle concederla, se non a condizioni durissime, gli Africani chiesero aiuto agli Spartani. Sotto il comando di Santippo, che era stato mandato dagli Spartani, Regolo, il comandante dei Romani, venne sconfitto con un tracollo definitivo. Insieme a Regolo furono catturati molti prigionieri, e furono gettati nelle carceri.
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Alexandro in tabernaculum relato medici lignum sagittae infixae corpori abscidunt ...
Quando Alessandro fu riportato nella tenda, i medici tagliarono (lett. tagliano) la parte di legno della freccia conficcata nel corpo, perché non si muovesse la punta. Poi, una volta denudato il corpo, si accorsero (accorgono) che nel dardo c’erano degli uncini, e che esso non poteva essere estratto in altro modo se non mentre la ferita veniva allargata. D’altra parte, i medici temevano di provocare, mentre tagliavano, un’emorragia di sangue, dal momento che il grosso dardo era penetrato nelle parti interne. Il medico Critobulo, terrorizzato in un pericolo così grande, temeva che l’esito negativo dell’intervento ricadesse sulla sua testa. Il re l’aveva visto che piangeva ed era impaurito, e disse: Perché non mi liberi il prima possibile da questa sofferenza? Forse temi di essere accusato perché io ho subito una ferita inguaribile? A quel punto, alla fine, Critobulo si diede da fare. Dopo che la ferita fu stata allargata estesamente, e che la punta fu stata estratta, usciva una cospicua quantità di sangue, e il re perde i sensi. Immediatamente si ode lo schiamazzo e i pianti degli amici, che credevano che il re fosse spirato. Alla fine il sangue si fermò, e, poco alla volta, il re riprese conoscenza e riconobbe coloro che si trovavano lì attorno.
P. S. I presenti storici della versione sono stati tradotti con il passato remoto italiano.
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Legati Romani ab Carthagine sicut iis Romae imperatum erat in Hispaniam traiecerunt ...
Gli ambasciatori Romani, così come era stato ordinato loro a Roma, da Cartagine passarono in Spagna per fare visita alle popolazioni, al fine di attirarle nell’alleanza oppure allontanare dai Cartaginesi. In primo luogo si recarono presso i Bargusi, e, dopo essere stati accolti cordialmente da costoro – poiché essi sopportavano malvolentieri il dominio Cartaginese – incoraggiarono molti popoli al di là dell’Ebro al desiderio (ad cupidinem) di una nuova sorte. Da lì, ci si recò presso i Volciani, la celebre risposta dei quali allontanò tutti gli altri popoli dall’alleanza Romana. Infatti, il più anziano tra loro, durante l’assemblea, replicò in questa maniera: O Romani, non chiedeteci di mettere la vostra alleanza davanti a quella dei Cartaginesi, poiché voi, da alleati, tradiste i Saguntini che lo fecero, più crudelmente di quanto non li rovinò il nemico Cartaginese. Quindi, all’istante, ordinarono loro di andarsene dal territorio dei Volciani, e in seguito essi non ricevettero parole più favorevoli da alcun consesso della Spagna. Perciò, attraversata inutilmente la Spagna, passano in Gallia.
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At Xerxes Thermopylis expugnatis protinus accessit astu idque nullis defendentibus interfectis ...
Ma Serse, una volta espugnate le Termopili, andò direttamente alla città, e, poiché nessuno la difendeva, una volta uccisi i sacerdoti che aveva trovato sulla rocca, la distrusse con un incendio. I soldati della flotta furono atterriti dal fuoco di questo. Sebbene moltissimi consigliassero di andare nelle proprie case e di difendersi per mezzo delle mura, Temistocle, da solo, si oppose: infatti, egli dichiarava che, tutti quanti insieme, essi potevano esserere alla pari dei nemici sparsi sarebbero morti, e di ciò voleva convincere Euribiade, il re degli Spartani, il quale, all’epoca, stava alla testa del comando generale. Poiché persuadeva costui meno di quanto avrebbe voluto, durante la notte egli inviò quello tra i suoi schiavi che considerò il più fidato presso il re, affinché gli riferisse che i Greci erano in fuga. Ascoltata questa notizia, il barbaro, credendo che sotto non ci fosse alcun inganno, il giorno successivo si scontrò in un luogo sfavorevolissimo per sé, e, viceversa, vantaggiosissimo per i Greci: un tratto di mare tanto stretto, che il grande numero delle navi di lui non poté essere messo in campo. E dunque, più che dalle truppe della Grecia, venne sconfitto dal piano di Temistocle.
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Masinissa vulneratus ex hostium manibus cum paucis equitibus ...
Massinissa, ferito, era riuscito, con pochi cavalieri, a scappare dalle mani dei nemici in una caverna nascosta. In quel luogo, per alcuni giorni, egli si sostentò per mezzo del loro brigantaggio, mentre la ferita veniva curata con delle erbe. E dopo che questa fu giunta a cicatrizzazione, egli, con grande audacia, partì per riconquistare il proprio regno. Radunati circa quaranta cavalieri durante il viaggio stesso, dopo essere arrivato nel proprio territorio, fu accolto dagli abitanti con grande gioia, poiché essi vedevano incolume il re che avevano creduto che fosse morto. Ciò fece sì che, entro pochi giorni, si radunassero presso Massinissa seimila fanti e quattromila cavalieri. Così, in breve tempo, egli riconquistò il regno paterno, dal quale era stato scacciato da Siface dieci anni prima. Tuttavia egli non mise fine alla guerra prima che Siface fu stato catturato e consegnato ai Romani.