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Lupus macie confectus forte cani perpasto occurrit: quo cibo tantum fecisti ...
Un lupo, abbattuto dalla magrezza, casualmente incontrò un cane ben nutrito: Con quale cibo hai reso tanto grosso il tuo corpo? – chiese il lupo – Io, che per natura sono di gran lunga più forte di te, sono indebolito dalla fame. Il cane risponde con semplicità: Avrai la medesima condizione, se garantirai al padrone un identico servizio. Quale servizio? – disse quello. Se sarai il guardiano dell'uscio, e, durante la notte, difenderai la casa dai ladri, ti sarà dato il pane. La mia pancia si riempie nel medesimo modo, senza fatica. Sono pronto – decise il lupo – in questo momento, infatti, a causa delle nevi e delle piogge, porto avanti una vita difficile nei boschi; sarà piuttosto facile, per me, vivere sotto un tetto, ed essere saziato dal cibo! – Allora vieni insieme a me! – Mentre avanzano, il lupo nota il collo del cane, logorato dalla catena: Di che si tratta, o amico? – Durante il giorno mi legano – risponde il cane – affinché io di giorno riposi, e stia sveglio, invece, dopo che è sopraggiunta la notte -. Goditi allora le cose che lodi, o cane; infatti io soffrirò di più se non sarò libero. (Versione della vecchia edizione)
Questa è la versione della nuova edizione stesso titolo inizio diverso
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Quae dum in Asia geruntur accidit casu ut legati Prusiae Romae apud ...
Qui trovi Morte di Annibale
Grammatica Picta 1 pagina 447 numero E7 edizione 2025
Questa è la traduzione della versione
della vecchia edizione di Grammatica Picta
Mentre in Asia si compivano queste cose, accadde per caso che degli ambasciatori di Prusia cenassero a Roma, presso l’ex console T. Quinto Flaminio, e che lì, una volta fatto un accenno riguardo ad Annibale, uno di questi dicesse che quello si trovava nel regno di Prusia. Il giorno seguente Flaminio riferì questa notizia al Senato. I senatori, che con Annibale in vita ritenevano che non sarebbero mai stati al riparo da insidie, inviarono in Bitinia degli ambasciatori, affinché chiedessero al re di consegnare ai Romani il peggior avversario. A costoro Prusia non volle dire di no: chiese tuttavia che non gli chiedessero una cosa che fosse contro il diritto di ospitalità: disse che avrebbero trovato facilmente da soli il rifugio di Annibale. Annibale, infatti, si manteneva in un fortilizio che il re gli aveva donato, e lo aveva realizzato in maniera tale che ci fossero delle vie d’uscita in ogni punto dell’edificio, temendo, evidentemente, che fossero utili; cosa che accadde. Dopo che gli ambasciatori dei Romani furono giunti lì, e che ebbero circondato la dimora di quello con un gran numero di uomini, un fanciullo, guardando dalla porta, disse ad Annibale che erano comparsi molti uomini armati. Costui gli ordinò di fare il giro di tutte le porte dell’edificio e di riferirgli rapidamente se era assediato nello stesso modo da ogni parte. Dopo che il fanciullo ebbe riferito che tutte le uscite erano state bloccate, egli concluse che non avrebbe conservato la vita troppo a lungo. E per non perderla per volontà altrui, memore delle antiche virtù, bevve del veleno che aveva sempre con sé.
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Aspicite nunc eos homines quorum de facultate quaerimus: suavitatem Isocrates ...
Considerate ora quegli uomini dei quali noi indaghiamo la facoltà: Isocrate ebbe la dolcezza, Lisia la sottigliezza, Iperide l’acume, Eschine la sonorità, Demostene il vigore. Chi, tra loro, non fu eccellente? L’Africano ebbe la magniloquenza, Lelio la delicatezza, Galba l’asprezza. Chi, tra costoro, non fu il primo, a quei tempi? Ma perché io dovrei andare in cerca di esempi vecchi, pur potendo parlare di esempi attuali e di uomini vivi? Cosa si è mai verificato di più piacevole per le nostre orecchie dell’orazione di questo Catulo? E che? Questo nostro Cesare non ha forse introdotto un nuovo tipo di linguaggio? Chi mai, all’infuori di costui, trattò le cose in maniera tale che né l’ironia fosse esclusa dalla serietà degli argomenti, né la serietà fosse sminuita dalle battute? Ecco presenti due quasi coetanei: Sulpicio e Cotta. Che cosa c’è di tanto differente tra di loro? Che cosa di tanto eccezionale nel loro genere? L’uno è accurato e logico, mentre spiega l’argomento con parole appropriate e adatte; Sulpicio invece è di un impeto straordinario del carattere, di una voce pienissima e intensissima, di grandissima tensione del corpo ed eleganza di movimento.
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Sed adversus hostes dicunt necessaria ira est. Nusquam minus nam ibi ...
Ma contro i nemici, l’ira è indispensabile. In nessun ambito lo è meno: in quel momento (ibi), gli attacchi non devono essere incontrollati, bensì misurati e disciplinati. Che cosa, infatti, indebolisce i barbari, tanto più forti in fatto di corporature, se non una collera per loro dannosissima? Anche i gladiatori: la tecnica di protegge, la collera li fa esporre . E poi, perché è indispensabile l’ira, se la ragione ottiene lo stesso effetto? Forse ritieni che il cacciatore sia adirato contro gli animali selvatici? Che cosa sterminò le tante migliaia di Cimbri e Teutoni riversatisi sulle Alpi, in maniera tale che non un messaggero, ma il chiacchiericcio, portò ai loro la notizia di una strage tanto grande, se non il fatto che essi, al posto del valore, avevano l’ira? Cosa esiste di più coraggioso dei Germani? Cosa di più risoluto ai fini di un assalto? Tuttavia i nostri ausiliari Ispanici e Galli uccidono costoro facilmente. E ritieni che ciò accada per un’altra ragione, se non perché l’ira li rende esposti?
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Nota est Simonidis poetae responsio cum ex eo tyrannus Hiero quaesivit ...
È nota la risposta del poeta Simonide, quando il tiranno Gerone gli domandò che cosa pensasse riguardo agli dèi. Poiché il tiranno desiderava conoscere che cosa, o come fosse un dio, il poeta, per decidere, chiese un giorno. Quando Gerone, il giorno successivo, gli domandò la medesima cosa, il poeta chiese due giorni. Poiché raddoppiava in continuazione il numero dei giorni, e Gerone, meravigliandosi, domandava perché facesse così, Simonide, alla fine, rispose: Quanto più a lungo esamino questa cosa, tanto più oscura mi si presenta la verità. Simonide infatti, che fu non soltanto un gradevole poeta, ma in realtà anche un uomo dotto e saggio, sebbene gli fossero venute in mente molte cose acute e sagaci, tuttavia non sapeva quale, tra quelle cose, fosse la più vera. (Versione vecchia edizione)