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Ritengo che i nostri oratori rendano l'eloquenza Latina pari a quella Greca: infatti è decisamente lecito contrapporre Cicerone a qualunque oratore dei Greci. Egli, dopo che ebbe dedicato tutto sé stesso all'emulazione dei Greci, riprodusse l'impeto di Demostene, la facondia di Platone e la gradevolezza di Isocrate. E in verità (- Cicerone) non conseguì soltanto per mezzo dello studio ciò che in costoro fu eccellente, ma la felicissima fecondità dell'immortale talento di lui trovò in sé stessa la maggior parte, o, piuttosto, tutti i (suoi) pregi. Io ritengo che i pregi, simili tra le orazioni di Demostene e di Cicerone, siano soprattutto: la progettazione, la disposizione e la natura delle argomentazioni. E inoltre, chi può insegnare con più accuratezza e scuotere con maggior impeto di Cicerone, chi mai ha posseduto una piacevolezza tanto grande? Per questa ragione non a torto tutti i suoi contemporanei affermano che egli primeggia nei tribunali, e d'altra parte i posteri intendono "Cicerone" non come il nome dell'uomo, ma comequello dell'eloquenza.
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Massinissa, ferito, era riuscito, insieme a pochi cavalieri, a sfuggire dalle mani dei nemici in una caverna nascosta. Lì, per alcuni giorni, egli si sostentò per mezzo del loro brigantaggio, mentre la ferita veniva curata con delle erbe. E dopo che questa fu giunta a cicatrizzazione, egli, con grande audacia, partì per riconquistare il proprio regno. Radunati circa quaranta cavalieri durante il viaggio stesso, dopo essere arrivato nel proprio territorio, fu accolto dagli abitanti con grande gioia, poiché essi vedevano incolume il re che avevano creduto che fosse morto. Ciò fece sì che, entro pochi giorni, si radunassero presso Massinissa seimila fanti e quattromila cavalieri. Così, in breve tempo, egli riconquistò il regno paterno, dal quale era stato scacciato da Siface dieci anni prima. Tuttavia (- Massinissa, soggetto sottinteso) non mise fine alla guerra prima che Siface fu stato catturato e consegnato ai Romani.
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Antonio, che governava l'Asia e l'Oriente, dopo che aveva ripudiato la sorella di Cesare Ottaviano, prese in moglie Cleopatra, la regina dell'Egitto. All'inizio combatté contro i Persiani: sconfisse i nemici nella regione della Media, ma, nel ritornare, fu in difficoltà per la fame e per un'epidemia, e, mentre i Parti lo incalzavano intanto che fuggiva, si ritirò. Antonio scatenò anche una grande guerra civile: venne sconfitto da Augusto nella celebre ed importante battaglia navale presso Azio, in Epiro, da dove fuggì in Egitto, e lì, poiché tutti appoggiavano Augusto, si diede la morte. Anche Cleopatra, per il suo onore, cercò la morte per mezzo del veleno di un aspide. Augusto annetté l'Egitto all'impero Romano, mettendo a capo ad esso C. Cornelio Gallo.
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Che ad età diverse vengano assegnati doveri diversi: che i giovani rispettino gli anziani, che scelgano i migliori e i più stimati, e che li consultino! Che l'inesperienza della giovane età sia sorretta e sia indirizzata dall'assennatezza degli anziani. Questa età stia lontana dai capricci, quando inizia ad mettersi alla prova nella fatica e nella resistenza sia dell'animo, sia del corpo. Ed anche quando svagheranno gli animi e si abbandoneranno all'allegria, (- i giovani, soggetto sottinteso) si guardino dalla sfrenatezza, e non trascurino il decoro.
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Ma Serse, una volta espugnate le Termopili, andò direttamente alla città, e, poiché nessuno la difendeva, una volta uccisi i sacerdoti che aveva trovato sulla rocca, la distrusse con un incendio. I soldati della flotta furono spaventati dal fuoco di questo (incendio). Sebbene moltissimi consigliassero di andare nelle proprie case e di difendersi per mezzo delle mura, Temistocle, da solo, si oppose: infatti, egli dichiarava che, tutti quanti insieme, essi potevano essere all'altezza (lett. : "potevano essere pari", sottintendendo "ai nemici"), sparpagliati sarebbero morti, e di ciò voleva convincere Euribiade, il re degli Spartani, il quale, all'epoca, stava alla testa del comando generale. Poiché persuadeva costui meno di quanto avrebbe voluto, durante la notte (- Temistocle, soggetto sottinteso), inviò quello tra i suoi schiavi che considerò il più fidato presso il re, affinché gli riferisse che i Greci erano in fuga. Ascoltata questa notizia, il barbaro, credendo che sotto non ci fosse alcun inganno, il giorno successivo si scontrò in un luogo sfavorevolissimo per sé, e, viceversa, vantaggiosissimo per i Greci: un tratto di mare tanto stretto, che il grande numero delle navi di lui non poté essere messo in campo. E dunque, più che dalle truppe della Grecia, venne sconfitto dal piano di Temistocle.
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