- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Grammatica Picta
- Visite: 1
Giove "sovrano" era il padre degli dèi e degli esseri umani. Era il figlio di Saturno e di Rea. Giove abitava sull'Olimpo, e sedeva su un trono d'avorio. Con la mano destra impugnava uno scettro, simbolo del potere, con la sinistra (impugnava) un fulmine. Assegnava agli esseri umani le fortune e le sventure, proteggeva le città, spaventava i sacrileghi per mezzo delle folgori e dei fulmini. Sotto la protezione di Giove si trovavano i re e gli ospiti. Spesso, egli indicava agli esseri umani la propria volontà per mezzo dei sogni e degli oracoli. A Giove era sacra l'aquila.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Grammatica Picta
- Visite: 1
Mentre Cesare si trovava nella Gallia Citeriore, gli giungevano frequenti le voci che tutti i Belgi si organizzavano contro il popolo Romano e si scambiavano ostaggi fra loro. Le ragioni della cospirazione erano queste: in primo luogo poiché (- i Belgi, soggetto sottinteso) temevano che, una volta pacificata tutta la Gallia, il nostro esercito venisse condotto contro di loro; poi, poiché erano sollecitati da parecchi Galli, i quali, per una parte, così come non avevano voluto che i Germani rimanessero in Gallia troppo a lungo, alla stessa maniera non volevano che l'esercito del popolo Romano svernasse in Gallia, e i quali, per un'altra parte, per instabilità e volubilità dell'animo, desideravano nuovi domini; da alcuni (- erano sollecitati, sottinteso), anche per il fatto che in Gallia i regni erano occupati dai più potenti, e questi avevano potuto conseguire meno facilmente quella cosa a causa della nostra egemonia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Grammatica Picta
- Visite: 1
I Romani vedevano per la prima volta gli elefanti quando combattevano la guerra contro Pirro, il re dell'Epiro, il quale veniva chiamato in Italia dai Tarantini. Pirro giunge a Taranto con molte truppe e con gli elefanti. Poiché gli elefanti erano sconosciuti ai Romani, i nuovi animali venivano battezzati i "buoi Lucani". I nostri soldati erano assai spaventati dalla forza e dalla grandezza degli elefanti, e, per quella ragione, venivano sconfitti dai nemici presso la città di Eraclea. I Romani, però, vinceranno la guerra, e a Taranto imporranno tasse ai cittadini.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Grammatica Picta
- Visite: 1
Il popolo dei Romani esultava e schiamazzavadopo la vittoria dell'Orazio: l'Orazio veniva accolto dagli amici con grande gioia e veniva accompagnato lungo le strade; alla fine l'eroe entrava a Roma con le spoglie degli avversari: per caso la sorella dell'Orazio, Orazia, era promessa in sposa ad uno dei Curiazi: dunque, quando Orazia vede sopra le spalle del fratello il mantello del promesso sposo, comincia immediatamente a piangere e a singhiozzare. In una così grande gioia generale, le lacrime della fanciulla scatenano la collera dell'Orazio: e così, con la propria spada, egli trafigge e uccide la fanciulla, mentre la apostrofa: Affrettati verso il promesso sposo: perché non hai alcun riguardo della patria, alcun riguardo dei fratelli! Il popolo biasimava l'Orazio, e lo trascinava in giudizio; tuttavia il padre dell'Orazio chiedeva clemenza, e mostrava al popolo le spoglie dei Curiazi, prove del coraggio di suo figlio. Alla fine, grazie alle parole e alle lacrime paterne, l'Orazio evita la pena.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Grammatica Picta
- Visite: 1
Agostino, quando era un fanciullo, piangeva, poiché nella scuola era spesso percosso e perché le sue piaghe venivano derise dagli uomini insensibili e persino dai suoi genitori. Spesso nelle antiche scuole dei Romani i ragazzi negligenti venivano percossi e umiliati dai maestri severi, perché talora scrivevano scorrettamente sulle tavolette cerate oppure perché leggevano scorrettamente le favole. Le terribili torture terrorizzarono sempre gli scolari. Orbilio Pupilio, Beneventano, un uomo di mente acuta e di animo rigido, in patria si applicò agli studi di letteratura e coltivò le arti liberali. Quando era console Cicerone, egli si recò a Roma e, con grande diligenza, istruì i fanciulli. Fu tuttavia di atteggiamento severo nei confronti degli scolari, come il poeta Orazio rivelò in una sua poesia: egli soprannomina Orbilio "il manesco". Infatti, egli colpiva con la bacchetta e con lo scudiscio i giovinetti e lo stesso Orazio, se loro erano poco diligenti ed accurati.