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Si dederint superi decies mihi milia centum – dicebas Scaevola um nondum eras eques …
"Se i celesti mi donassero un milione di sesterzi, " dicevi, o Scevola, quando non eri ancora un cavaliere, "in che maniera vivrei, quanto riccamente e quanto felicemente!". Gli dèi risero di buon grado, e lo concessero. Dopo questo fatto, la toga di lui è più sporca, il mantello in una condizione ancora peggiore, il calzare è stato rappezzato tre e quattro volte con il cuoio; un'unica portata copre due pasti, e si beve il denso fondo del vino di Veio. Andiamo in giudizio, o bugiardo e spergiuro: o vivi da signore, o Scevola, oppure restituisci il milione agli dèi!
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Archimedis ego quaestor sepulcrum ignoratum ab Syracusanis saeptum undique et vestitum …
Io, in qualità di questore, ho scoperto il sepolcro di Archimede, ignoto ai Siracusani, da ogni parte protetto e rivestito da cespugli e rovi. Ricordavo, infatti, certi versi, i quali affermavano che sulla sommità del sepolcro era stata posta una sfera con un cilindro. Ebbene io, mentre esaminavo con lo sguardo ogni sepolcro (infatti, presso le porte di Agrigento, c'è una gran quantità di sepolcri) notai una colonnina non molto sporgente dai cespugli, sulla quale si trovava la figura di una sfera e di un cilindro. Ed io, subito, dissi ai Siracusani (difatti i cittadini più importanti erano insieme a me) che pensavo che quello fosse ciò che cercavo. In molti, mandati con le falci, ripulirono ed aprirono il luogo; e, dopo che l'accesso di esso fu stato aperto, apparve il nome di Archimede. Così, l'illustrissima città della Grecia, un tempo per la verità anche dottissima, , se non l'avesse appreso da un uomo di Arpino, avrebbe ignorato il sepolcro del suo più ingegnoso cittadino.
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Archimedis quoque fructuosam industriam fuisse dicerem nisi eadem illi …
Direi che la laboriosità di Archimede fu produttiva, se la medesima non gli avesse sia dato che tolto la vita: infatti, dopo che Siracusa fu conquistata, Marcello, anche se aveva capito che la sua vittoria era stata ostacolata molto e a lungo dagli ordigni di quello, affascinato tuttavia dall'eccezionale abilità di Archimede, dispose pubblicamente che a lui fosse risparmiata la vita. Ma egli, mentre delineava delle figure geometriche con gli occhi fissi a terra, al soldato, che aveva fatto irruzione in casa e, impugnata la spada sopra la testa, chiedeva chi mai fosse, a causa dell'eccessivo fervore della ricerca, egli non riuscì a dire il proprio nome, ma, protetta la polvere con le mani, disse: "Ti prego, non lo scombinare" e, come colui che non si cura del comando di un vincitore, dopo essere stato decapitato, mescolò con il suo sangue gli abbozzi delle sue teorie. E per questo accadde che, a causa della medesima passione, la vita prima gli venisse donata, e poi gli venisse tolta.
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Quo usque tandem abutere Catilina patientia nostra? Quam diu etiam …
Fino a quando dunque, o Catilina, abuserai della nostra capacità di sopportazione? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si farà gioco di noi? Fino a quale estremo si spingerà la sfrenata temerarietà? Non ti hanno impressionato per nulla né il timore del popolo, né il concorso di tutti i buoni cittadini, né questa sede così ben difesa per tenere l'assemblea del Senato, né i visi e le espressioni del volto di questi? Chi di noi credi che ignori che cosa hai fatto la notte scorsa, dove sei stato, chi hai convocato, che decisione hai preso? O tempi, o costumi! Sebbene il Senato comprenda queste cose, sebbene il console veda bene queste cose, eppure costui vive ancora, e anzi, viene perfino in Senato, si fa partecipe dell'assemblea pubblica e con gli occhi indica e destina alla morte ciascuno di noi. O Catilina, era opportuno che già da prima tu fossi mandato a morte per ordine del console, che su di te ricadesse la rovina, che tu ordisci ormai da tempo contro tutti noi.
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Qui capitis accusaverit neque damnaverit ipse capite puniatur. Lex haec est qua iudicium …
Quello che abbia accusato qualcuno di delitto capitale, e non abbia ottenuto la condanna, sia egli stesso punito con la pena capitale". Questa è la legge in cui è contenuto il giudizio, questa è (quella) attraverso la quale io accuso costui, questa è la legge che è sul punto di uccidere qualsivoglia di questi due. Dunque, io accuso in base a questa sola legge. Nessuno avrà messo in dubbio che questa legge sia giustissima. Di fatto, quale riteniamo che sia stata la causa della redazione questa legge? Quando, infatti, avremo esaminato a fondo questa legge, sarà evidente che la disposizione preventiva si trovi abbastanza anche in codesta direzione. "Se qualcuno ha accusato qualcuno di delitto capitale, e non ha ottenuto la condanna, che sia egli stesso punito con la pena capitale". A questo, suppongo, mirarono quegli illustrissimi redattori di questa legge, che nessuno arrecasse un pericolo ad un altro impunemente. Loro reputarono una sorta di omicidio il chiedere la vita di un uomo che non fosse opportuno che venisse ucciso. Tu hai fatto questo: hai accusato un innocente; se tu fossi stato creduto, colui che hai accusato sarebbe morto. I giudici, al medesimo tempo, hanno sentenziato su di te. La santità ed il rigore del processo non può assolutamente venire raggirata al punto che una qualsivoglia delle due parti non subisca una pena. Una volta prosciolto colui che è stato sul punto di perire, automaticamente è seguito anche ciò, che la pena debba essere scontata da te.