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Numantia Hispaniae urbs numquam multos suos cives armavit sed vel ferocia ingenii vel inscitia …
Numanzia, città della Spagna, non mise mai in armi molti suoi cittadini, ma, o in virtù della crudeltà di indole, o dell'inettitudine dei nostri comandanti, oppure per la clemenza della sorte, indusse Pompeo, personaggio di grande rinomanza, ad un patto estremamente infamante, e a cose non meno ignominiose e riprovevoli il console Mancino Ostilio. Gli Spagnoli riconsegnarono costui ai Romani dopo che era stato sconfitto dai Numantini, nudo e con le mani legate dietro alla schiena. Publio Scipione Emiliano, però, che aveva distrutto Cartagine, ricevute tante notizie relative alla disfatta di Numanzia, nominato console per la seconda volta, ed inviato in Spagna, dopo un anno e tre mesi, circondata e sconfitta Numanzia per mezzo di macchine da assedio, la rase al suolo. E nessuno, di qualsiasi stirpe di uomini, tramandò prima di lui il proprio nome ad eterna memoria con una più illustre distruzione di città: egli, infatti, una volta distrutte Cartagine e Numanzia, ci liberò dal timore dell'una e dagli affronti dell'altra.
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Caesar omni exercitu ad utramque partem munitionis disposito ut suum quisque locum teneat …
Cesare, posizionato tutto l'esercito su entrambi i lati della fortificazione, affinché ciascuno mantenga il proprio posto e lo riconosca, ordina che la cavalleria sia condotta fuori dall'accampamento e che sia ingaggiato il combattimento. C'era la possibilità di vedere dall'alto da ogni parte dell'accampamento, il quale occupava la sommità della vetta su ogni lato, e tutti i soldati con gli animi attenti aspettavano l'esito della battaglia. I Galli avevano inserito tra i cavalieri radi arcieri e fanti dall'equipaggiamento leggero, affinché accorressero in aiuto ai loro che retrocedevano, e affinché resistessero agli attacchi dei nostri cavalieri. Numerosi soldati feriti alla sprovvista da questi si ritiravano dallo scontro. Poiché i Galli confidavano nel fatto che i loro fossero più forti in battaglia, e poiché vedevano che i nostri erano sopraffatti dalla moltitudine, da ogni parte, sia quelli che erano racchiusi dentro le fortificazioni, sia quelli che erano sopraggiunti in aiuto, rafforzavano gli animi dei loro con il clamore e il grido prolungato. Poiché la faccenda si svolgeva al cospetto di tutti, ed una cosa accaduta bene o in maniera vergognosa non poteva essere celata, sia il desiderio di lode sia il timore del disonore aizzava gli uni e gli altri al valore. Dal momento che si combatteva da mezzogiorno fin quasi al tramonto del sole con vittoria incerta, i Germani da una sola parte, con squadroni compatti, sferrarono un attacco contro i nemici, e li respinsero; e, dopo che questi furono stati messi in fuga, gli arcieri vennero circondati ed uccisi. Allo stesso modo dalle rimanenti parti i nostri, inseguendo fino agli accampamenti quelli che si ritiravano, non lasciarono la possibilità di radunare i loro. Ma quelli che erano partiti da Alesia, addolorati per via della vittoria quasi disperata, si rifugiarono nella città.
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Hannibalis equitatus duce Maharbale apud Cannas facile Romanorum equitatum superavit …
La cavalleria di Annibale, sotto la guida di Maarbale, sconfisse facilmente la cavalleria dei Romani presso Canne. Mentre gli altri storiografi credono un'altra cosa, Polibio ha scritto che, sebbene entrambi gli eserciti fossero pari quanto al valore, tuttavia i Cartaginesi, da un lato superiori quanto al numero, dall'altro erano sfuggiti grazie alla rapidità. I consoli Romani infatti condussero seimila cavalieri, ma ai seimila soldati degli Iberici, che avevano valicato le Alpi insieme ad Annibale, si erano aggiunti nella marcia quattromila Galli. Dopo che i cavalieri Iberici e Galli avevano intrapreso il combattimento con i Romani, ingaggiata una battaglia ferocissima da ambedue gli schieramenti, i Romani, confidando poco nei propri cavalli, smontati a terra, iniziarono a lottare faccia a faccia, e, a causa del numero inferiore, i più vennero uccisi mentre combattevano strenuamente.
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Cum Gorgias Leontinus Olympiae orationem de concordia coram Graecorum multitudine …
Mentre, ad Olimpia, Gorgia da Lentini teneva un'orazione in merito alla concordia davanti ad una folla di Greci, Melanzio disse: "Costui dà consigli riguardo alla concordia; tuttavia, non ha convinto sé stesso, né la moglie, né l'unica schiava a vivere nella concordia, loro che in casa sono in tre". Tutti sapevano che quelli litigavano aspramente dalla mattina alla sera. La casa deve essere mantenuta nella concordia, se desideriamo la calma e la serenità. Infatti se le popolazioni della Grecia, che si odiano tra loro e arrecano a sé stesse molti danni attraverso guerre vicendevoli, decreteranno la concordia, non solo non avranno nulla da temere dai barbari, ma a quelli incuteranno timore. Ricordate: non esiste nulla di più vantaggioso della concordia!
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Qui se laudari gaudet verbis subdolis fere dat poenas turpi poenitentia. Cum de fenestra …
Colui che gode di essere lodato con parole ingannatrici, generalmente paga lo scotto con un'umiliante penitenza. Mentre un corvo voleva mangiare un del formaggio trafugato da una finestra, standosene seduto su di un alto albero, da qui una volpe lo vide, e quindi iniziò a parlare così: "O corvo, qual è lo splendore delle tue penne! Quanta grazia manifesti nel corpo e nell'espressione del volto! Se tu avessi la voce, nessun uccello sarebbe superiore a te". Ma quello sciocco, mentre voleva esibire la voce, lasciò cadere dalla bocca il pezzo di formaggio, che la volpe ingannatrice afferrò celermente con i denti voraci. Soltanto allora la stupidità ingannato del corvo si rammaricò. Da questa vicenda viene dimostrato quanto valga l'ingegno: la saggezza prevale sempre con la virtù.