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Legislatori e Tiranni
versione greco traduzione libro gymnasion Versione gymnasion vol. 1 n. 35 pag. 60
Οι νομοθεται ουκ ολιγον χρονον διαγουσιν εν ταις των ξενων χωραις και τας των αλλων γνωμας και αξιολογους νομους μανθανουσιν. Ειτα ανερχομενοι τους νομους εις τας ιδιας χωρας προσφερουσιν. Των νομοθετων μαλιστα ονομαστοι εισιν εν Σπαρτη μεν Λυκουργος, εν Αθηναις δε Δρακων, Σολων και Κλεισθενης. Οι του Λυκουργου νομοι μεν χρονιοι εισιν ο κλεινος νομοθετης γαρ ως θεος θεραπευεται. Εν ταις Αθηναις και Πεισιστρατος της αρχης τυγχανει, αλλα ως τυραννος, ου νομοθετης. Ο Πεισιστρατος μεντοι καλως του δημου αρχει, και μετα την τελευτην την αρχην δεχονται οι υιοι Ιππιας και Ιππαρχος. Οι δε του τυραννου υιοι ουκ ισως αγαθοι και δικαιοι εισιν, αλλα υβρισται και βιαιοι διοπερ ο μεν Ιππιας υπο του δημου απελαυνεται, ο δε Ιππαρχος κτεινεται.
Non poco tempo i legislatori trascorrono nelle regioni degli stranieri e vengono a conoscenza (de)i modi di dire degli altri e le usanze importanti. Poi, quando fanno ritorno, introducono le leggi nei loro Paesi. Fra i legislatori sono molto famosi Licurgo, a Sparta, Dracone, Solone e Clistene ad Atene. Le leggi di Licurgo sono antiche: il famoso legislatore, infatti, è venerato come una divinità. In Atene ottiene il potere anche Pisistrato, ma come tiranno, non come legislatore. Tuttavia Pisistrato, governa bene sul popolo e dopo la (sua) morte ottengono il potere i figli Ippia e Ipparco. Però i figli del tiranno non sono buoni e giusti in egual modo, ma boriosi e violenti: perciò Ippia viene scacciato dal popolo, mentre Ipparco viene ucciso.
Altro tentativo di traduzione
I legislatori trascorrono non poco tempo nelle regioni degli stranieri e conoscono i modi di dire e le leggi importanti. Poi, quando ritornano introducono le leggi nei loro paesi. Fra i legislatori sono molto famosi Licurgo a Sparta, Dracone, Solone e Clistene ad Atene. Le leggi di Licurgo sono antiche : il famoso legislatore, infatti, è venerato come una divinità. Ad Atene ottiene il potere non come legislatore Pisistrato, tuttavia, governa bene sul popolo e dopo la (sua) morte ottengono il potere i figli Ippia e Ipparco. I figli del tiranno, però, non sono ugualmente buoni e giusti, ma tracotanti e violenti : Perciò Ippia Viene uccisoiene cacciato dal popolo, mentre Ipparco viene ucciso
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Il figlio ladro e la madre o Il fanciullo ladro e la madre versione di greco di Esopo
Versione contenuta in molti libri di testo
UN FANCIULLO, DOPO CHE AVEVA RUBATO DALLA SCUOLA LA TAVOLETTA DI UN COMPAGNO, LA PORTO` DALLA MADRE. QUESTA NON SOLO PUNI`, MA LO INCORAGGIO` PURE DI PIU`, PER LA SECONDA VOLTA, DOPO CHE AVEVA RUBATO IL MANTELLO, LO PORTO` DALLA QUESTA. POICHE` QUELLA LO LODO` ANCORA DI PIU`, QUANDO DIVENNE UN RAGAZZO SI METTEVA GIA` A RUBARE COSE ANCORA PIU` IMPORTANTI. MA UNA VOLTA COLTO IN FLAGRANTE E LEGATE LE MANI DIETRO LA SCHIENA, VENIVE PORTATO PRESSO IL GIUDICE. MA QUELLA SICCOME LO SEGUIVA E SI BATTEVA IL PETTO, IL RAGAZZO DISSE DI VOLER DIRE QUALCOSA A LEI ALL`ORECCHIO, E DOPO CHE ELLA SI AVVICINO` VELOCEMENTE, PRENDENDO L`ORECCHIO, LO DILANIO`. POICHE` QUESTA ACCUSAVA QUELLO DI EMPIETA`, SICCOME NON SODDISFATTO DEGLI ERRORI CHE AVEVA COMMESSO, AVEVA ANCHE DANNEGGIATO LA MADRE, QUESTO REPLICANDO DISSE: MA QUANDO PER LA PRIMA VOLTA, DOPO AVER RUBATO LA TAVOLETTE TE LE PORTAI, SE NON MI AVESSI PICCHIATO, NON SAREI ARRIVATO FINO A QUESTO, DA ESSERE CONDANNATO ALLA MORTE.
Versione contenuta nel libro gymasion
Παις τις, την του συμφοιτητου δελτον εκ διδασκαλειου ανελομενος, τη μητρι εκομισε· της δε ου μονον αυτον ουκ επιπληξασης, αλλα και επαινεσασης αυτον, εκ δευτερου ιματιον κλεψας ηνεγκεν αυτη, και ετι μαλλον υπ' εκεινης επηνεθη. Προχωρουντος του χρονου, ο νεανιας επι τα μειζονα εχωρεν ληφθεις δε ποτε και περιαγκωνισθεις επι τον δημιον απηγετο. Επακολουθουσης μεν αυτω της μητρος και στερνοκοπουμενης, ο νεανιας ειπεν· «θελω τι ειπειν τη μητρι μου εις το ους». Της δε προσελθουσης, ταχεως επελαβετο του ωτος λοβου αυτης, και εδακεν. Της δε κατηγορουσης αυτου δυσσεβειαν, εκεινος ειπεν· «Αλλα τοτε, οτε σοι το πρωτον την δελτον κλεψας ηνεγκα, ει επληξας με, ουκ αν μεχρι τουτου εχωρησα, και νυν ουκ αν επι τον θανατον ηγομην». Ο λογος δηλοι οτι το κατ' αρχας μη κωλυομενον επι μειζον αυξει.
Un fanciullo, avendo portato via dalla scuola la tavoletta del compagno, la portò alla madre: poiché non solo questa non lo rimproverò, ma anzi lo lodò, la seconda vota avendo rubato un mantello glielo portò e fu lodato moltissimo da quella. Passando il tempo, il giovane passò alle cose più grandi, ma essendo stato preso e essendogli state legate le mani dietro la schiena venne condotto davanti al boia. Seguendolo la madre e battendosi il petto per il dolore, il fanciullo disse: "Desidero dire qualcosa a mia madre all'orecchio. " Dopo che si avvicinò, si avventò velocemente sul lobo dell'orecchio di quella e lo o morse. Criticandolo di empietà, quello disse: " Ma allora, quando in principio avendo rubato la tavoletta e avendola portata a te, se mi avessi rimproverato, non sarei giunto fino a tal punto e dunque non sarei condotto a morte. " Il racconto insegna che ciò che non viene punito dal principio diventa più grave. .
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Gli animali dell'attica
versione di greco traduzione libro GYMNASION
Inizio: Ἡ Ἀττικὴ παντοῖα ζῷα τρέφει Fine: γλαῦκ' εἰς ' Αθήνας.
Qui trovi stesso titolo dal libro myhtos
La regione dell Attica nutre animali di ogni genere, inoltre nelle selve vivono animali di ogni specie. Celebri sono gli animali dell'Attica, come capre, avvoltoi, civette e volpi. I contadini hanno moltissimi greggi di capre: infatti la regione dona un buon nutrimento alle capre. Gli avvoltoi tendono insidie alle piccole capre: infatti le carni delle capre sono buone, e spesso capretti e agnelli sono rapiti e dilaniati dagli avvoltoi. In seguito gli avvoltoi rapiscono altri animali. Anche le volpi rapiscono animali, talvolta sono catturate dai contadini con le reti. Inoltre la civetta è sacra ad Atena: perciò le civette sono onorate dai cittadini, né sono cacciate perché dimostrano la volontà della Dea; cosi le foreste e le scogliere dell'Attica sono colme di civette. Da qui nasce il proverbio: " POrtare nottole ad Atene".
Altra proposta di traduzione stesso brano
La terra dell'attica è piena di animali di ogni genere. gli animali dell'attica noti sono ad esempio capre, avvoltoi, civette e volpi. gli abitanti dell'attica hanno innumerevoli greggi di pecore e di capre. Nella regione infatti c'è abbondanza di cibo con capre e pecore: da una parte le pecore forniscono inoltre agnellini e lana, dall'altra le capre forniscono capretti e carne. Gli avvoltoi da una parte nella foresta passano il tempo, dall'altra ripetutamente afferano capretti e agnellini. le volpi da una parte dirigendosi nel pollaio vanno dentto furtivamente provvedendo ad uccidere le galline; dall'altra sono catturate da reti o da lacci da guardiani o familiari. la civetta è sacra ad Atenaerciò le civette dagli abitanti non sono cacciate, ma sono onorate perché mostrano la volontà della dea. I boschi dell'Attica dunque sono anche pieni di pietre di civette. Quindi anche un proverbio è prodotto: "portare nottole ad Atene".
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La nascita delle civiltà
versione di greco dal libro Gymnasion vol. 1
Dopo la creazione degli animali prometeo procurò anche cibo a questi, il cibo della terra a quelli, i frutti o le fogli degli alberi ad altri radici ad alcuni, volle anche dare come cibo da mangiare altri animali. l'uomo invece poiché ebbe l'intelligenza prima, er la parentela del dio degli animali credevano nell'esistenza degli dei, poi cominciò ad innalzare altari e statue agli dei. in seguio trovarono case, vestiti sandali, giacigli e nutrimenti dalla terra. Anche dal principio gli uomini abitavano in modo sparpagliato, non avevano città. Ma quando zeus mandò la giustizia degli uomini da allora costruirono città e trovarono le leggi. Gli antichi dicevano (che) Teseo (era) il promo fondatore di Atene, infatti precedentemente in attica c'erano soltanto villaggi di contadini e pastori non c'era la città.
Altro tentativo di traduzione
Dopo la creazione degli animali Prometeo procurò loro il cibo, ad alcuni procurava il foraggio dalla terra ad altri i frutti e le foglie degli alberi, ad altri ancora procurava le radici, inoltre voleva che alcuni si nutrissero mangiando altri animali. Ma l'uomo, poiché da prima aveva l'intelligenza per eredità dal dio, l'unico tra gli animali che credeva che gli dei esistessero, prima tentava di costruire le statue e gli altari degli dei. dopo invece inventa le case, i vestiti, i sandali le coperte e i cibi dalla terra. Anche in origine gli uomini abitavano qua e la e non avevano città. Ma quando zeus mando agli uomini la giustizia, da allora le città erano costruite e le leggi venivano inventate. Gli antichi dicevano che teseo fu il primo fondatore di atene; prima infatti nell'attica c'erano solo villaggi di agricoltori e di pastori, invece non esisteva la città.
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Ermes e Tiresia Autore Esopo
Ερμης, βουλομενος την Τειρεσιου μαντικην πειραν ει αληθης εστιν, εκλεπτεν αυτου τους βοας εξ αγρου και προς αυτον εις αστυ ηκεν, ομοιουμενος ανθρωπω, και επεξενουτο. Παραγγελλομενης δε τω Τειρεσια της του ζευγους απωλειας, παραλαμβανων τον Ερμην ηκεν εις το προαστειον, ως οιωνον περι της κλοπης σκεπτοιτο. Και ο Ερμης το μεν πρωτον θεωμενος αετον, εξ αριστερων επι δεξια πετομενον, απηγγελλε τω Τειρεσια. Του δε λεγοντος μη προς αυτους τουτο ειναι, εκ δευτερου ορων κορωνην επι δενδρου καθεζομενην και ποτε μεν ανω βλεπουσαν ποτε δε εις γην κυπτουσαν, εδηλου τω Τειρεσια. Ο δε υποτυγχανων ελεγεν· «Αλλ' η κορωνη ορκον ομνυει τον τε ουρανον και την γην, οτι, ει θελεις, τους εμους βοας απολαμβανω».
Ermes, volendo mettere alla prova Tiresia, per vedere se realmente possedesse l'arte divinatoria, rubò i buoi che quello aveva nella sua campagna, e poi si recò in città, sotto forma umana, e si fece ospitare in casa sua. Quando giunse a Tiresia la notizia che il suo paio di buoi era scomparso, egli uscì fuori dalla città, per trarre dal volo degli uccelli un responso circa il furto patito, e prese con sé Ermes, pregandolo di dirgli che uccelli vedeva passare. Per prima cosa Ermes vide un'aquila che volava da sinistra a destra, e glielo annunciò; ma Tiresia dichiarò che questa non aveva nulla a che fare con loro. Poi Ermes vide una cornacchia che, appollaiata su un albero, ora guardava in sù, ora si chinava verso terra e lo disse a Tiresia. Ed egli, subito: "Ecco", esclamò, "questa cornacchia sta giurando, in nome del cielo e della terra, che i miei buoi io li potrò riavere, basta che lo voglia tu". Questa è una favola di cui ci si potrebbe servire a proposito di un ladro.