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I GRECI DECIDONO DI ASPETTARE LE NAVI
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
ἐκ δὲ τούτου ξυνελθόντες ἐβουλεύοντο περὶ τῆς λοιπῆς πορείας· ἀνέστη δὲ πρῶτος Λέων Θούριος καὶ ἔλεξεν ὧδε. ἐγὼ μὲν τοίνυν, ἔφη, ὦ ἄνδρες, ἀπείρηκα ἤδη ξυσκευαζόμενος καὶ βαδίζων καὶ τρέχων καὶ τὰ ὅπλα φέρων καὶ ἐν τάξει ὢν καὶ φυλακὰς φυλάττων καὶ μαχόμενος, ἐπιθυμῶ δὲ ἤδη παυσάμενος τούτων τῶν πόνων, ἐπεὶ θάλατταν ἔχομεν, πλεῖν τὸ λοιπὸν καὶ ἐκταθεὶς ὥσπερ Ὀδυσσεὺς ἀφικέσθαι εἰς τὴν Ἑλλάδα. ταῦτα ἀκούσαντες οἱ στρατιῶται ἀνεθορύβησαν ὡς εὖ λέγει· καὶ ἄλλος ταὔτ’ ἔλεγε, καὶ πάντες οἱ παριόντες. ἔπειτα δὲ Χειρίσοφος ἀνέστη καὶ εἶπεν ὧδε. φίλος μοί ἐστιν, ὦ ἄνδρες, Ἀναξίβιος, ναυαρχῶν δὲ καὶ τυγχάνει. ἢν οὖν πέμψητέ με, οἴομαι ἂν ἐλθεῖν καὶ τριήρεις ἔχων καὶ πλοῖα τὰ ἡμᾶς ἄξοντα· ὑμεῖς δὲ εἴπερ πλεῖν βούλεσθε, περιμένετε ἔστ’ ἂν ἐγὼ ἔλθω· ἥξω δὲ ταχέως. ἀκούσαντες ταῦτα οἱ στρατιῶται ἥσθησάν τε καὶ ἐψηφίσαντο πλεῖν αὐτὸν ὡς τάχιστα. μετὰ τοῦτον Ξενοφῶν ἀνέστη καὶ ἔλεξεν ὧδε. Χειρίσοφος μὲν δὴ ἐπὶ πλοῖα στέλλεται, ἡμεῖς δὲ ἀναμενοῦμεν. ὅσα μοι οὖν δοκεῖ καιρὸς εἶναι ποιεῖν ἐν τῇ μονῇ, ταῦτα ἐρῶ. πρῶτον μὲν τὰ ἐπιτήδεια δεῖ πορίζεσθαι ἐκ τῆς πολεμίας· οὔτε γὰρ ἀγορὰ ἔστιν ἱκανὴ οὔτε ὅτου ὠνησόμεθα εὐπορία εἰ μὴ ὀλίγοις τισίν· ἡ δὲ χώρα πολεμία· κίνδυνος οὖν πολλοὺς ἀπόλλυσθαι, ἢν ἀμελῶς τε καὶ ἀφυλάκτως πορεύησθε ἐπὶ τὰ ἐπιτήδεια. ἀλλά μοι δοκεῖ σὺν προνομαῖς λαμβάνειν τὰ ἐπιτήδεια, ἄλλως δὲ μὴ πλανᾶσθαι, ὡς σῴζησθε
TRADUZIONE
Quindi si riunirono per deliberare sulla strada che restava da percorrere. Si alzò per primo Leone di Turi e si espresse così: "Soldati, sono stanco di preparare bagagli, di marciare, correre, e di tener le armi in spalla e stare in riga e poi dei turni di guardia e di battaglie. Adesso che siamo arrivati al mare, voglio solo liberarmi di questi strapazzi, starmene su una nave per il resto del viaggio, fino in Grecia, sdraiato sulla tolda come Odisseo". Nell'udire le sue parole, i soldati proruppero: "Ha ragione!". Un altro ripeté un discorso dello stesso tono, come pure tutti i soldati che intervennero dopo di lui. Quindi si levò Chirisofo e disse: "Uomini, ho un amico, Anassibio, che adesso è navarco. Se mi manderete da lui, sono convinto di tornare con triremi e navi per il nostro trasporto. Visto che volete proseguire per mare, aspettate fino al mio rientro. Sarò di nuovo qui tra breve". Allora i soldati, udite le sue parole, si rallegrarono e votarono che Chirisofo salpasse al più presto. Dopo di lui si alzò Senofonte e prese la parola: "Chirisofo dunque va in cerca di imbarcazioni, noi lo aspetteremo. Voglio dunque spiegarvi che cosa ci conviene fare durante l'attesa. Primo, dobbiamo rifornirci di vettovaglie in terra nemica: il mercato che ci forniscono qui non è sufficiente e poi, quanto a denaro, noi, eccetto pochi, non guazziamo nell'abbondanza. Siamo però in terra nemica, per cui c'è rischio che molti muoiano, se vi sposterete in cerca di viveri senza precauzioni e sorveglianza. A parer mio, se volete aver salva la vita, bisogna procedere alla raccolta delle vettovaglie organizzando squadre di foraggiatori e non vagando a caso. Sarà compito nostro curare ogni dettaglio". La proposta venne accolta
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Ἄνθρωπόν τις ἀποκτείνας ὑπὸ τῶν ἐκείνου συγγενῶν ἐδιώκετο. ... οὔτε ἀέρος οὔτε ὕδατος στοιχεῖον ἀσφαλές ἐστιν.
Polifemo racconta al padre Poseidone come fu accecato da Odisseo - versione greco Luciano da Gymnasi
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POLIFEMO RACCONTA AL PADRE POSEIDONE COME FU ACCECATO DA ODISSEO
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Gymnasion
INIZIO: κατελαβον αυτους εν τω ανδρω
FINE: εκεινου τυφλος ειμι σοι, ω ποσειδον
TRADUZIONE
Ritornato dal pascolo, sorpresi nell'antro molti uomini, che chiaramente insidiavano il (mio) gregge. Dopo che posi (ebbi posto) davanti alle porte come coperchio il masso – ho una pietra grandissima - e attizzai (ebbi attizzato) il fuoco, accendendo l'albero che avevo portato dalla montagna, fu evidente che cercavano di nascondersi (mi parve che cercassero di nascondersi). Io, afferrati (dopo avere afferrati) alcuni di loro, come era naturale, li mangiai, poiché erano dei ladri. Allora quel furfante capacissimo di tutto (quello più scaltro di tutti) fosse Nessuno o fosse Odisseo, mi dà da bere, avendola versata, (mi versa e mi dà da bere) una pozione dolce e profumata, ma insidiosissima e molto sconvolgente. Subito dopo averla bevuta, mi parve che tutto mi girasse attorno (a me che avevo bevuto parve che tutto mi girasse attorno) e che ruotasse la spelonca stessa e non ero più padrone di me stesso (non ero più in me stesso). Infine mi abbandonai al sonno (fui fatto cadere nel sonno). Quello, appuntito un palo e arroventatolo, inoltre mi accecò mentre dormivo e da quel momento sono cieco, o Poseidone.
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DETTI DI ARISTOTELE
VERSIONE DI GRECO di Diogene Laerzio
TRADUZIONE dal libro Gymnasion - pag. 110 n. 175
Αριστοτελης ερωτηθεις τι περιγιγνεται κερδος τοις ψευδομενοις· «Οταν», εφη, «λεγωσιν αληθειαν, μη πιστευεσθαι». Ονειδιζομενος ποτε οτι πονηρω ανθρωπω ελεημοσυνην παρεσχεν· «Ου τον τροπον, »ειπεν, «αλλα τον ανθρωπον ηλεησα». Της παιδειας εφη τας μεν ριζας ειναι πικρας, γλυκεις δε τους καρπους. Ερωτηθεις τι γηρασκει ταχυ· «Χαρις» εφη. Και τι εστιν ελπις· «Εγρηγοροτος», ειπεν, «ενυπνιον». Τριων εφη δειν παιδειαν, φυσεως, μαθησεως, ασκησεως. Ερωτηθεις τινι διαφερουσιν οι παιδεια χρωμενοι των απαιδευτων· «Οσω», ειπεν, «οι ζωντες των τεθνηκοτων». Την παιδειαν ελεγεν εν μεν ταις ευτυχιαις ειναι κοσμον, εν δε ταις ατυχιαις καταφυγην. Προς τον καυχωμενον ως απο μεγαλης πολεως ειη· «Ου τουτο», εφη, «δει σκοπειν, αλλ' οστις μεγαλης πατριδος αξιος εστιν».
Aristotele, interrogato su quale guadagno ci sia per gli ingannatori, disse: "Quando dicono la verità, non vengono creduti". Essendo stato allora rimproverato di mostrare compassione a un uomo malvagio, disse: "Non ho compassione dell'atteggiamento ma dell'uomo". Disse che le radici dell'educazione sono aspre, e che i frutti sono dolci. Interrogato su cosa invecchiasse velocemente, rispose: "La gratitudine". E (interrogato) su cosa fosse la speranza, disse: "Il sogno di chi è sveglio". Diceva che l'educazione aveva bisogno di tre cose: indole naturale, apprendimento ed esercizio. Interrogato (su) in che cosa si distinguono quelli che avevano educazione da coloro che non l'avevano, rispose: "Quanto i vivi (si distinguono) dai morti". Diceva che l'educazione era la misura per i successi e (fosse) riparo negli insuccessi. Rivolto ad uno che si vantava poiché era di (proveniva da) una grande città, disse: "Non bisogna guardare questo, ma chi è degno di una grande patria. "
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ERRORI ATENIESI PRIMA DELLA BATTAGLIA DI EGOSPOTAMI
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
versione di greco gymnasion
Oἱ δὲ Ἀθηναῖοι ἅμα τῷ ἡλίῳ ἀνίσχοντι ἐπὶ τῷ λιμένι παρετάξαντο ἐν μετώπῳ ὡς εἰς ναυμαχίαν. ἐπεὶ δὲ οὐκ ἀντανήγαγε Λύσανδρος, καὶ τῆς ἡμέρας ὀψὲ ἦν, ἀπέπλευσαν πάλιν εἰς τοὺς Αἰγὸς ποταμούς (Egospotami). Λύσανδρος δὲ τὰς ταχίστας τῶν νεῶν ἐκέλευσεν ἕπεσθαι τοῖς Ἀθηναίοις, ἐπειδὰν δὲ ἐκβῶσι, κατιδόντας ὅτι (da ὅστις) ποιοῦσιν, ἀποπλεῖν καὶ αὐτῷ ἐξαγγεῖλαι. Ἀλκιβιάδης δὲ κατιδὼν τοὺς μὲν Ἀθηναίους ἐν αἰγιαλῷ ὁρμοῦντας καὶ πρὸς οὐδεμιᾷ πόλει, τοὺς δὲ πολεμίους ἐν λιμένι καὶ πρὸς πόλει ἔχοντας πάντα, μεθορμίσαι εἰς Σηστὸν παρῄνει πρός τε λιμένα καὶ πρὸς πόλιν· "οὗ ὄντες ναυμαχήσετε, ἔφη, ὅταν βούλησθε"· οἱ δὲ στρατηγοί ἀπιέναι αὐτὸν ἐκέλευσαν· αὐτοὶ γὰρ νῦν στρατηγεῖν, οὐκ ἐκεῖνον. καὶ ὁ μὲν ᾤχετο.
TRADUZIONE
Gli Ateniesi, mentre il sole sorgeva, si disposero di fronte al porto, pronti come per una battaglia navale. Poiché Lisandro però non si schierò a sua volta, ed era giorno fatto, navigarono di nuovo verso Egospotami. Lisandro ordinò alle più veloci tra le navi di seguire gli Ateniesi, per vedere, dopo che fossero sbarcati, cosa facessero, di ritornare e riferire a lui. Alcibiade, avendo osservato che gli Ateniesi erano ormeggiati in uno spazio aperto, e non erano vicino a nessuna città, mentre i nemici, in un porto e vicini ad una città, aventi tutte le cose, consigliava gli ateniesi di ormeggiare a Sesto, vicino al porto ed alla città: "Stando lì –diceva- potrete combattere quando volete". Ma gli strateghi gli ordinarono di andarsene: loro infatti erano al comando in quel momento, non Alcibiade. E questi se ne andò.